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“Monumento alle vittime del lavoro”, l’omaggio di Mattarella

MEMORIA

Il 1° maggio presso l’Inail

 

Il rilievo scultoreo è una copia del gesso originale del ticinese Vincenzo Vela, realizzato nel 1882 in ricordo dei 200 operai che avevano perso la vita durante lo scavo del traforo ferroviario del San Gottardo. I minatori che lavorarono alla galleria erano in gran parte giovani provenienti dalle zone rurali di Piemonte, Lombardia, Veneto e Toscana

 

ROMA – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto ieri mattina a Roma alla consueta cerimonia di commemorazione delle vittime del lavoro che si svolge ogni anno, in occasione della festa del primo maggio, presso la Direzione generale dell’Inail, in piazzale Pastore.,

Il capo dello Stato  ha deposto una corona di fiori davanti al “Monumento alle vittime del lavoro” posto all’ingresso del palazzo dell’Inail.

Inaugurato il primo maggio 2008, alla presenza dell’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il monumento alle vittime del lavoro è una copia in bronzo del bassorilievo che ricorda i 200 operai che tra il 1872 e il 1882 persero la vita durante lo scavo del traforo ferroviario del San Gottardo, un tunnel di 15 chilometri tra le viscere delle montagne svizzere. Il modello in gesso dell’opera venne realizzato tra il 1880 e il 1882 dallo scultore ticinese Vincenzo Vela, profondamente turbato dall’alto tributo di vite umane che il progetto della galleria aveva comportato. Un precedente esemplare, fuso nel 1893, si trova alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma.

La scultura ritrae un lavoratore deceduto trasportato da quattro compagni. La Galleria ferroviaria del San Gottardo viene inaugurata il 23 maggio 1882, dopo quasi 10 anni di lavori. Oltre 15 chilometri nel ventre delle montagne svizzere, sotto il passo del San Gottardo, per unire i due borghi di Airolo e Göschenen e collegare la Svizzera al resto d’Europa. Per rendere omaggio agli operai che avevano perso la vita durante i lavori, Vincenzo Vela raffigurò, come in una deposizione laica, il trasporto di un minatore morto da parte di quattro suoi compagni.

I minatori erano in gran parte giovani provenienti dalle zone rurali del Piemonte, della Lombardia, del Veneto e della Toscana, pochissimi gli elvetici. Gli operai lavoravano 24 ore al giorno, suddivisi in tre turni.

Alla fine dei lavori le vittime risultarono 199, gli infortunati 400, ma altri minatori che si erano ammalati durante lo scavo del traforo morirono a mesi o anni di distanza. (Inform)

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