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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Michele Schiavone: Il trend migratorio dall’Italia non si blocca e gli indicatori statistici confermano che il fenomeno sta prendendo forme concrete di “fuga”

CGIE

Il segretario generale commenta i dati del Rapporto della Fondazione Migrantes

 

“Porre dei rimedi a questo fenomeno diventa stringente per le istituzioni, perché il Paese si impoverisce di energie umane, di sapere e conoscenza vanificando la ripresa economica e congestionando la rete diplomatico consolare, chiamata a gestire gli inserimenti dei nostri connazionali nei nuovi paesi di residenza”

 

ROMA – “C’era un’ansiosa attesa per conoscere i dati del rapporto presentato dalla Fondazione Migrantes sui flussi migratori italiani verso l’estero nel 2016. Nessuna sorpresa ma una conferma, che purtroppo sottolinea una costante. Il trend migratorio dal nostro paese non si blocca e gli indicatori statistici confermano ancora di più che il fenomeno sta prendendo forme concrete di “fuga”, che vanno ad alimentare corposamente il numero effettivo di italiani all’estero registrati nelle anagrafi consolari, la cui presenza si attesta sui cinque milioni. Questo dato è rappresentativo dell’8,2% della popolazione italiana”. Così, in una nota , il segretario generale del CGIE Michele Schiavone .

“Il rapporto – prosegue Schiavone – registra 124.076 italiani in uscita l’anno scorso. Tra questi quasi 50.000 giovani, considerevoli nuclei famigliari, e a spron battuto è confermato anche il numero dei pensionati costretti a trasferirsi in paesi nei quali il costo della vita permette di valorizzare le rendite percepite dalle assicurazioni pensionistiche italiane.

Oramai la presenza italiana è distribuita in quasi tutti i paesi del pianeta, e dal punto di vista sociologico potrebbe essere concepita come la conferma di un paese di migranti e navigatori, nella forma e nei numeri com’è stata percepita nei secoli scorsi. Il rapporto decanta la trasformazione sociale di uno dei più grandi paesi sviluppati dell’occidente, nel quale la mobilità interna e verso l’estero è diventata una prassi, tant’è che si parte anche da regioni ricche e progredite ad alto tasso produttivo.

Porre dei rimedi a  questo fenomeno diventa stringente per le istituzioni – avverte Schiavone , perché il paese si impoverisce di energie umane, di sapere e conoscenza vanificando la ripresa economica e congestionando la rete diplomatico consolare, chiamata a gestire gli inserimenti dei nostri connazionali nei nuovi paesi di residenza. Nel passato era uso ricordare che nel paese rimanevano i vecchietti e i bambini. Oggi, però, non c’è più distinzione perché a partire sono indistintamente tutti coloro che cercano alternative alle condizioni di esclusione sociale, economica e culturale”, conclude il segretario generale del Cgie. (Inform)

 

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