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Mario Giro: “Ecco perché l’Europa è rimasta alla finestra”

RASSEGNA STAMPA

Su “Il Secolo XIX” di oggi intervento del vice ministro degli Esteri

 

II presidente Tusk ha fatto quello che gli permettevano di fare, ma l’ha fatto. Chiamando Puigdemont prima del suo discorso alla Generalitat, lo ha definitivamente dissuaso a dichiarare unitaleralmente l’indipendenza, facendosi portatore diretto delle opinioni di tutti i leader europei. E Puigdemont ha capito che non c’era spazio: la Catalogna indipendente sarebbe rimasta isolata, non riconosciuta da nessuno in Europa.

In molti si sono chiesti perché l’Unione Europea non sia intervenuta con più incisività nella crisi. La risposta è semplice: perché nessun capo di stato o di governo dei paesi membri lo auspicava. Anzi: al netto del suo contenuto, ogni iniziativa politica dell’Ue a Barcellona o a Madrid sarebbe stata considerata una intrusione insopportabile nella sovranità degli stati. La risposta è quindi semplice: gli stati membri non vogliono un profilo troppo politico dell’Unione. L’unione politica sarebbe proprio questo: dare la possibilità alle autorità comunitarie (Presidente della Ue, presidente della commissione e Alto rappresentante) di “fare politica”, di entrare nelle crisi, di prendere posizione “al posto” degli stati membri. Ma non siamo ancora a questo punto. E ben ha fatto Tusk ha prendersi comunque il poco spazio a disposizione: si è fatto almeno “portavoce” dei capi di stato e di governo dei 27, sia di quelli che si erano espressi sul caso (come Macron) sia di chi non ha detto nulla in pubblico. Inutile quindi lamentarsi: siamo ancora lontani dall’unione politica, quella più simbolica e pesante.

C’è da chiedersi se Tusk, Juncker o Federica Mogherini avessero potuto fare di più ma ciò sarebbe avvenuto “fuori dalle righe”, senza il consenso di chi siede al consiglio europeo. Sarebbe stata una forzatura nel senso della unione politica, considerata una fuga in avanti. In Europa qualcuno pensa che sia giunto il momento; altri no. Forse dobbiamo aspettare leader europei più assertivi perché l’unione politica inizi a mostrare il suo volto. (Mario Giro* – Il Secolo XIX del 12 ottobre 2017)

*Vice ministro degli Affari Esteri con la delega della Cooperazione allo sviluppo

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