direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

L’intervento di Franco Pittau, équipe di ricerca Centro Studi Idos – Istituto di Studi Politici S. Pio V

INCONTRI

“Il PD per gli italiani all’estero”, Camera dei Deputati, 29 settembre 2017

 

ROMA – Qui di seguito l’intervento che Franco Pittau, Centro Studi e Ricerche IDOS, ha tenuto oggi alla Camera dei Deputati durante il convegno “Il PD per gli italiani all’estero”.

Innanzi tutto, a sostegno di chi ha continuato a occuparsi con serietà degli italiani all’estero, va evidenziato il grosso sbaglio fatto nel ritenere superato il nostro movimento migratorio verso l’estero a seguito della forte crescita dell’immigrazione estera in Italia. Attualmente i due fenomeni si equivalgono: poco più di 5 milioni i cittadini stranieri in Italia (5.047.026) e altrettanti i connazionali al di fuori dell’Italia: anzi, con maggiore esattezza, 4.973.942 secondo l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero e 5.383.199 secondo le Anagrafi consolari che hanno il pregio di essere più aggiornate.

Alla realtà dei connazionali all’estero, rimasta sempre importante anche se non sempre presa in considerazione, il Centro Studi e Ricerche Idos, con il sostegno dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V” ha dedicato due impegnative ricerche nell’ultimo biennio: Le migrazioni qualificate in Italia. Ricerche statistiche e prospettive, la prima, La dimensione sociale dell’Europa. Dal Trattato di Roma ad oggi la seconda. Le ricerche, alla cui realizzazione hanno contribuito anche operatori qui presenti, sono state presentate anche presso alcune comunità di connazionali, segnatamente nel Belgio e in Germania, con la partecipazione in occasione di quest’ultimo evento dell’on. Laura Garavini.

Appena un mese fa ha suscitato clamore sui media (e ancora continua a parlarsene) un recente comunicato con il quale abbiamo richiamato due fasi ben distinte dei nostri movimenti migratori con l’estero. Da una parte, la progressiva diminuzione, secondo i registri anagrafici, degli italiani in uscita per recarsi in altri paesi. Questo processo è iniziato negli anni ’70 a ridosso del miracolo economico immediatamente precedente e si è protratto per i successivi tre decenni. D’altra parte, a partire dal 2011 ad oggi, abbiamo assistito a una tendenza di senso inverso, che ha visto aumentare le persone coinvolte negli espatri a partire dal 2011. Questi flussi sono diventati così cospicui da essere equiparabili a quelli in uscita nell’immediato dopoguerra, quando a giusto titolo l’Italia è stata definita un grande paese di emigrazione. È vero che secondo le registrazioni dell’Istat gli italiani cancellatisi per l’estero nel 2016 sono state solo 104.000, ma è anche vero che realisticamente le uscite sono state almeno 2 volte e mezzo di più, 285.000 se non 300.000: a questa conclusione si giunge tenendo conto degli arrivi registrati all’estero e, in particolare, nei due paesi di maggiore sbocco: la Germania e la Gran Bretagna. Pertanto, l’Italia non solo era ma è tornata ad essere un grande paese di emigrazione.

Sono profondamente cambiate le caratteristiche degli italiani che in questi ultimi anni si stanno trasferendo all’estero. Secondo le percentuali rilevate dagli archivi dell’Istat sui livelli di studio, si può stimare che nel 2016 siano emigrati 99.000 diplomati (34,8%) e 87.000 laureati (30,6%; nel 2000 erano appena 1 su 10).

È giusto rendersi conto che in questo modo l’Italia vede assottigliarsi la categoria dei laureati, che rispetto agli altri paesi europei sono proporzionalmente molto meno. Infatti, nella fascia di età 30-34 anni i laureati sono il 23,9% tra gli italiani e il 37,9% a livello UE, con ben 14 punti percentuali di differenza a nostro sfavore.

Preoccupate di fronte a questo esodo, molte regioni hanno varato dei programmi che prevedono degli incentivi per il rientro dei cosiddetti “cervelli”. Nella ricerca condotta da Idos con l’Istituto “S. Pio V” non viene sottovalutato il significato di questi interventi, e tuttavia, fatto salvo il loro alto valore simbolico, va aggiunto che è il mercato occupazionale stesso a doversi mostrare in grado di attrarre lavoratori qualificati e operatori della ricerca. Questa attrattività manca, non solo per la carenza di investimenti (nell’UE 2,30% del Pil, in Italia solo 1,29%) ma anche per la scarsa propensione alla meritocrazia, come hanno dimostrato le recenti indagini giudiziarie su università: una carenza questa che spinge i giovani a lasciare l’Italia, come risulta da molte indagini sul campo.

Un altro errore ricorrente consiste nel mettere gli emigrati contro gli immigrati e viceversa. In questo modo non si tiene conto che nell’attuale contesto di globalizzazione si tratta di due aspetti intrinsecamente connessi. I titoli giornalistici enfatizzano le ingenti spese sostenute per la formazione degli italiani che espatriano: secondo i dati Ocse 134.000 dollari per il diploma, 178.000 per la laurea magistrale e 228.000 per il dottorato. Ma costano altrettanto gli immigrati che vengono in Italia con un titolo di studio alto. Nel 2015, secondo il bilancio cui siamo pervenuti nella nostra ricerca, lo stock di laureati italiani recatisi all’estero erano all’incirca mezzo milione e altrettanto (se non un po’ di più) quello dei laureati stranieri venuti in Italia. Spostarsi per cogliere migliori opportunità è positivo, a condizione che anche l’Italia sappia attrarre altro personale qualificato dall’estero, come riesce alla Germania, alla Gran Bretagna e ad altri paesi. Il vero pericolo è solo la mancanza di circolazione di questo personale, che invece è notevole nei paesi citati.

Un’ultima annotazione merita l’Europa, in quest’anno in cui cade il 60° anniversario della firma del Trattato di Roma, ma in cui si sono anche moltiplicate le critiche, non sempre giuste e non sempre basate su alternative credibili, al processo di integrazione europea. Per restare nel tema di questo convegno, personalmente sono rimasto perplesso nel constatare il mancato apprezzamento della libera circolazione dei lavoratori, l’istituto giuridico più avanzato finora mai realizzato, che ha interessato milioni di nostri lavoratori, assicurando loro finalmente dignità e tutela. La perplessità perdura nel constatare che dell’ultima Direttiva UE sulla libera circolazione (Direttiva 2014/54/UE (approvata in extremis in Italia: decreto legislativo 17 luglio 2016, n. 136) e delle sue indicazioni operative non si è parlato per niente.

A conclusione di questo intervento mi pare doveroso:

  • manifestare apprezzamento nei confronti di quanti si occupano, senza retorica, della vita, della tutela e dell’associazionismo degli italiani all’estero, nella consapevolezza che le decine di milioni di persone di origine italiana sono di grande beneficio per l’immagine dell’Italia;
  • sollecitare i politici, gli amministratori, i ricercatori e gli operatori a non concepire l’emigrazione italiana come una realtà contrapposta all’immigrazione estera in Italia, come Idos, con la collaborazione del Centro Studi Confronti, farà con il Dossier Statistico Immigrazione 2017, che verrà presentato alla fine del mese di ottobre;
  • sostenere l’azione dei parlamentari italiani eletti all’estero (anziché vagheggiare una loro soppressione) e delle associazioni e incrementare le iniziative all’estero, sperando in un maggior coinvolgimento anche degli Istituti italiani di cultura. (Franco Pittau, Centro Studi e Ricerche Idos /Inform)
Powered by WordPress | Designed by Elegant Themes