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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

L’intervento del Ministro degli Affari esteri sulla democrazia del XXI secolo in Europa

UNIONE EUROPEA

 

All’Istituto Universitario Europeo di Fiesole Enzo Moavero Milanesi si sofferma sull’attuale situazione dell’Europa e formula cinque proposte per “accentuare la rappresentatività democratica dell’Unione”

 

FIRENZE  – Il ministro degli Affari esteri, Enzo Moavero Milanesi è intervenuto all’Istituto Universitario Europeo di Fiesole all’apertura della sessione inaugurale della nona edizione di “State of the Union 2019”, dedicata in particolare alla democrazia del XXI secolo in Europa.

Nel suo intervento, Moavero Milanesi si è soffermato in particolare sull’attuale situazione dell’Unione Europea e sulle sfide da affrontare, riflessione “ancora più opportuna e quanto mai necessaria – ha rilevato – in vista delle elezioni del Parlamento europeo di fine mese”. Cinque le proposte formulate dal Ministro “per rispondere alle esigenze manifestate dai cittadini europei e accentuare la rappresentatività democratica dell’Unione”

“Grazie al processo d’integrazione, noi europei siamo gli artefici di un innegabile successo: un inedito, lungo periodo di stabile pace fra gli Stati. Un risultato storico, prezioso che tendiamo – troppo spesso – a dare per scontato – ha affermato Moavero Milanesi in premessa, ricordando come la creazione del mercato comune e della comunità economica, associata alla “comunità europea del diritto”, abbia fornito un contributo decisivo “al raggiungimento e alla grande diffusione del benessere per i cittadini europei”. Ad esso, nel corso degli anni, si è affiancato “un nuovo sentimento di affiliazione europea”, maturato attraverso una “nuova e spontanea identità europea di tante persone che vivono e crescono nello spazio europeo” e che oggi è “un semplice dato fattuale, normale e consolidato”.

Il Ministro ha ripercorso le diverse fasi dell’integrazione, richiamando l’adozione della moneta unica, l’allargamento dell’Unione dopo la caduta del muro di Berlino, la stipula dei Trattati, l’avvio del processo di integrazione a “geometrie variabili” e di azioni sempre più decentrate, con più ruolo degli Stati membri che non della Commissione, e che fanno procedere l’Europa “a rilento, mentre il mondo cambia”. “Negli ultimi vent’anni, la globalizzazione commerciale, economica e finanziaria, amplificata dalle nuove tecnologie di comunicazione, vede l’economia europea marginalizzarsi rispetto all’espansione in atto. Svariati paesi non europei presentano delle economie in impetuosa crescita e/o enormi disponibilità finanziarie: producono, vendono, acquistano, investono, riescono a sviluppare tecnologie chiave, dove l’Europa non è affatto all’avanguardia e anzi, dipende sempre più dall’esterno. Per il 2040, le proiezioni dicono che nessuno Stato europeo sarà fra le prime sette economie del pianeta – rileva Moavero.

In merito ai “problemi più recenti: la crisi economica e finanziaria globale e gli epocali flussi migratori”, “l’azione carente dell’Unione è sotto gli occhi di tutti – aggiunge il Ministro, che ritiene “che l’Europa possa avere successo solo: se individua obiettivi in sintonia con le aspettative dei cittadini e ben spiegabili ai medesimi, per amalgamare le ineludibili differenze di opinione; e se li garantisce con un calendario di azioni precise e concrete, nel quadro di linee definite di ripartizione delle competenze tra Unione e Stati”. “Senza concretezza e comprensione arriva la disaffezione dei cittadini che non comprendono le alchimie europee, né la peculiare, incompleta architettura istituzionale dell’Unione – avverte Moavero, segnalando come “i cittadini lamentano di sentirsi inascoltati da questa Unione Europea” e “ne reclamano l’azione: nelle politiche dell’immigrazione (50%); nella crescita e nello sviluppo economico, come per contrastare la disoccupazione giovanile (50%); nella lotta al terrorismo (44%); nella lotta ai cambiamenti climatici (40%)”. “Almeno 7 cittadini europei su 10 sono favorevoli: alla libera circolazione per vivere, lavorare e studiare in qualunque Stato membro (83%); a una politica di sicurezza e di difesa comune (76%); a una politica energetica comune (74%); a una politica commerciale comune (71%); a una politica dell’immigrazione comune (69%) – aggiunge, citando gli ultimi dati dell’Eurobarometro.

“Secondo me, quanto più lungo sarà il tempo perso prima di avviare una stagione di vere riforme istituzionali europee, tanto più grave sarà la perdita di sostegno dei cittadini all’Unione, e dunque la profondità del vulnus democratico. Anche perché è fuorviante raccontare la ‘favola’ dell’Europa che potrebbe diventare federale, senza porre con chiarezza la questione di un nuovo Trattato esplicitamente – rileva il Ministro, ricordando che tuttavia “parecchio si potrebbe muovere, anche con i Trattati vigenti, dove ci sono numerose basi giuridiche mai utilizzate e tante potenzialità inesplorate per non-volontà politica degli Stati e della Commissione”.

La prima delle cinque proposte che Moavero Milanesi ritiene si “impongano in via prioritaria, per rispondere alle esigenze manifestate dai cittadini europei e accentuare la rappresentatività democratica dell’Unione”, fa capo all’attribuzione di un’ “iniziativa legislativa del Parlamento europeo”, “prerogativa fondamentale di ogni assemblea democraticamente eletta dal popolo”.

La seconda riguarda una “Commissione europea davvero politica”, ossia che rifletta “effettivamente la coalizione politica di maggioranza, quale uscirà dalle urne”. Poi “un’iniziativa del Parlamento europeo per creare nuove risorse proprie per il bilancio Ue”: il Ministro ritiene che esso “dovrebbe far sentire, subito, la sua voce democraticamente eletta e legittimata” nel negoziato per l’adozione del Quadro finanziario pluriennale dell’Unione 2021-2027.

Nuove risorse europee potrebbero esser raccolte “senza gravare sugli usuali versamenti degli Stati membri” e “tramite l’emissione di titoli di debito comune europeo ed essere destinate a finanziare e/o incentivare appropriati progetti di investimento d’interesse europeo”. “Inoltre – aggiunge il Ministro, – il Parlamento europeo potrebbe dibattere l’istituzione di nuove forme di tassazione europea, integralmente a beneficio del bilancio Ue” e che “dovrebbero gravare su quei soggetti che oggi pagano molto meno di quanto dovrebbero, perché sono in grado di avvantaggiarsi delle peculiarità e delle differenze fra i vari regimi tributari degli Stati membri”. Tra gli esempi citati,  “una tassa europea sui redditi delle società capogruppo (holding company tax); una tassa europea sulle società (company tax); una tassa sulle transazioni finanziarie transfrontaliere; una tassa sui redditi degli operatori della rete internet (web tax); una tassa sui grandi inquinamenti transfrontalieri, così combattendo il cambiamento climatico (carbon tax)”.

Altra priorità d’azione è “una vera politica europea delle migrazioni”, un tema complesso che richiede “una maggiore iniziativa legislativa da parte della Commissione, per proporre un quadro legislativo compiuto, non limitato alle sole norme in materia di asilo, e articolato – spiega Moavero – su 3 misure base: punti di informazione e assistenza nei paesi di partenza dei migranti e nei paesi di transito, in grado di individuare già lì chi ha diritto all’asilo (o chi può trovare un lavoro nell’Ue);  fondi significativi per investimenti, che migliorino seriamente le condizioni socio-economiche e formino dirigenti democratici nei paesi da cui partono i migranti (un grande ‘Piano per l’Africa’), scongiurando le partenze; un sistema strutturato di rapida distribuzione fra gli Stati membri dei migranti che arrivano in Europa, in maniera da ripartire gli oneri complessivi relativi fra più Stati (per esempio, verifica dell’identità; eventuale riconoscimento dell’asilo; rimpatri, ecc.)”. Infine, Moavero richiama la necessità di “una reale politica estera europea”, che deve passare da un accordo tra i governi nazionali affinché “in seno al Consiglio, le decisioni si possano prendere a maggioranza qualificata”. (Inform)

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