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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

L’intervento del costituzionalista Marco Galdi sulla riforma che riduce il numero dei parlamentari e sul disegno di legge per il voto all’estero

CGIE

Alla Farnesina l’Assemblea Plenaria

 

 

ROMA- Nel corso dei lavori dell’assemblea plenaria del Cgie è intervenuto Marco Galdi, costituzionalista all’università di Salerno che si è in primo luogo soffermato sulla riforma costituzionale che prevede la riduzione dei deputati e dei senatori, anche quelli eletti all’estero. “L’ipotesi – ha spiegato Galdi  – che si vada subito alla promulgazione della riforma costituzionale è assai improbabile. Ma salvo cambiamenti politici dell’ultima ora è probabile che la maggioranza assoluta si raggiunga tra il 9  e l’11 luglio al Senato, e alla Camera nel mese di settembre. Ove a settembre ci trovassimo di fronte a questa votazione a maggioranza assoluta ci troveremo davanti a un periodo di tre mesi in cui si potrebbe richiedere un referendum, nel caso ciò non accadesse il Presidente della Repubblica varerebbe la legge. Potremmo arrivare al voto referendario verso maggio dell’anno prossimo, ma nel caso in cui ci fosse uno scioglimento dell’esecutivo il referendum slitterebbe”.

Galdi si è poi soffermato sulle possibili strade da percorrere per un ricorso sulla riforma: “ L’articolo 139 della costituzione chiude con una clausola di salvaguardia che recita che la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale. Quindi, modificando alcuni elementi precisi sia per la dottrina che per la giurisprudenza, si modificherebbe la stessa forma repubblicana. Con la riduzione drastica del numero degli eletti i sistemi che attualmente sono proporzionali diventerebbero maggioritari e questo giustifica un intervento per far valere questa violazione dei principi repubblicani. La Corte Costituzionale dichiara la possibilità di far valere di fronte ad un giudice ordinario da parte di qualsiasi cittadino residente all’estero di porre la questione sostanziale della riduzione del proprio voto e di sollevare quindi il problema dell’incostituzionalità di modo che la Corte possa pronunciarsi”.

 

Per quanto riguarda invece la proposta di legge Petrocelli sul voto all’estero Galdi ha rilevato come questa proposta di legge sia un sintomo di attenzione rispetto alle modalità di voto per gli italiani nel mondo  “Io credo – ha affermato – che si debba aprire il dialogo con il legislatore. Questa non è un’iniziativa legislativa del governo ma è comunque probabile che il governo l’appoggi. È importante aprire la questione. Anche io sono convinto che l’inversione dell’opzione non sia l’idea migliore ma è comunque importante discuterne per provare a mitigare questa decisione per non trovarci di fronte alla possibilità che si attui in maniera completa..  Io ad esempio esonererei dall’opzione quanti hanno già votato e questo ci farebbe partire da un buon 30%. Quanti hanno già votato potrebbero ovviamente fare sempre un’opzione in senso inverso”

Un’altra questione rilevata da Galdi nella proposta di riforma del voto  è quella dell’ineleggibilità dei consiglieri del Cgie: “la ratio della ineleggibilità è la captatio benevolentiae; quando una persona per il ruolo che ha, ha la possibilità di incidere sul voto non può essere eletta, ma non è questo il caso. Anzi noi avremmo bisogno di un ritorno al cursus honorum romano perché si sta arrivando all’assurdo che chi non ha esperienza possa ricoprire alte cariche mentre dovrebbe accadere il contrario”.

A seguito dell’intervento del Costituzionalista hanno preso la parola alcuni membri del Cgie per porre domande o fare considerazioni nel merito delle questioni sollevate. Giuseppe Stabile (Spagna – Portogallo) ha sottolineato la centralità della norma , anche se poi le sensibilità politiche danno interpretazioni estensive alla norma stessa. Per quanto riguarda il Ddl Stabile ha espresso dubbi sul fatto che il governo possa avere la delega su questa materia in quanto spetta al Parlamento. “riflettevo per quanto riguarda l’opzione –  ha aggiunto nel corso del dibattito Stabile – sulla possibilità che i connazionali potessero dare conferma sulla residenza”.

Dal canto suo il vice segretario generale Silvana Mangione ha espresso forti perplessità sulla necessità di esercitare l’opzione preventiva da parte degli italiani all’estero in occasione di ogni voto e con i tempi ristretti prevista dalla proposta di riforma (45 giorni) . Il rischio per la Mangione è che questo meccanismo porti alla cancellazione la rappresentanza degli italiani nel mondo.

Dopo l’intervento del consigliere Fabrizio Benvignati (Acli ) che ha parlato della possibilità di presentare una pregiudiziale costituzionale sulla riforma costruita con avvedutezza, ha preso la parola la senatrice del Pd Laura Garavini, eletta nella ripartizione Europa : “ho già avuto modo di ringraziarvi per la vostra mobilitazione per le prese di posizione a tutela dell’attuale legge sul numero dei parlamentari eletti all’estero. Credo sia stato importante che l’abbiate fatto e sia opportuno che vi avvaliate della professionalità di esperti come il dottor Galdi”. La Garavini ha poi ventilato la possibilità che al Senato la maggioranza di Governo possa non avere i numeri per far passare la riforma costituzionale ed ha espresso la sua contrarietà sia all’ipotesi dell’opzione preventiva per il voto all’estero, una esperienza penalizzante già provata con l’elezione dei Comites, sia alla possibilità di ineleggibilità per i rappresentanti del Cgie e dei Comites.

 

I consiglieri Fernando Marzo (Belgio) e Ilaria Del Bianco (Unaie) hanno invece segnalato l’importanza della rete dell’associazionismo che possono affiancare il Cgie nelle sue battaglie come ad esempio quello per lo svolgimento delle elezioni dei Comites del prossimo anno.

Dopo le parole di Paolo Da Costa (Svizzera) che ha ricordato come l’ipotesi dell’inversione dell’opzione per il voto all’estero sia stata già esaminata e scartata dal Cgie,  Mariano Gazzola, Vice Segretario Generale per l’America Latina ha sollevato alcune osservazioni: “in generale tutte le soluzioni sono soluzioni non soddisfacenti. La rappresentanza che viene data agli elettori all’estero è sempre inferiore a quella che dovrebbe essere data in effetti. Se il parlamento vota una riforma che attribuisce un numero zero allora questo sarebbe incostituzionale?

In sede di replica è intervenuto il costituzionalista Galdi : “Non credo che il Cgie possa essere promotore di un’azione di ricorso contro la riforma costituzionale … Per quanto riguarda la materia elettorale qualcuno di voi ha detto che non potrebbe essere oggetto di delega al Governo e ha ragione. Questa previsione della delega al governo, che tra l’altro è reiterata, è contraria all’articolo 72 comma 4 della Costituzione. Rispetto all’inversione dell’opzione del voto – ha proseguito Galdi – non credo che sia incostituzionale… Bisogna intervenire perché ci sia un margine di tempo maggiore per l’espressione dell’opzione rispetto ai 45 giorni. Ci sono cose che vanno modificate ma questo si può fare solo se ci sarà un’apertura sulla questione dell’inversione dell’opzione. La questione sollevata dal Consigliere Gazzola – se ci sia un numero minimo incostituzionale: certamente zero sarebbe incostituzionale, sopra lo zero non si sa”.  Non c’è nessun caso precedente e quindi chi decide alla fine è la corte costituzionale”.(Maria Stella Rombolà/Inform)

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