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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

“L’Emigrazione italiana nel Rio Grande do Sul brasiliano (1875-1914). Documenti diplomatici”

ITALIANI ALL’ESTERO

Presentato in Consiglio regionale del Veneto il libro di Gianpaolo Romanato e Vania Merlotti Heredia

VENEZIA –  E’ stato presentato a palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto, il libro “L’Emigrazione italiana nel Rio Grande do Sul brasiliano (1875-1914). Documenti diplomatici”, di Gianpaolo Romanato e Vania Merlotti Heredia, che racconta, attraverso documenti storici dell’epoca, l’epopea dell’emigrazione veneta in Brasile.

Il vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto Massimo Giorgetti ha introdotto la presentazione portando i saluti istituzionali. “Un grazie a voi tutti, anche a nome del presidente del Consiglio regionale che, per improvvisi e imprevisti impegni, non può raggiungere Venezia e mi ha chiesto di sostituirlo – ha esordito il vicepresidente – Un ringraziamento sincero al professor Giampaolo Romano che oggi presenta, qui a palazzo Ferro Fini, lo studio “Fontes diplomáticas: documentos da imigração italiana no Rio Grande do Sul”, curato per l’Università di Caxias  da Vania Beatriz Merlotti Héredia e per l’Università patavina appunto da Gianpaolo Romanato, dell’Università di Padova.  Lo studio è in italiano e messo a disposizione degli studiosi anche in versione digitalizzata”.

“Lo scorso mese di marzo – ha ricordato il vicepresidente del Consiglio regionale – abbiamo avuto l’onore di presentare questo volume nelle Università di Caxias e di Porto Alegre, alla presenza di docenti e studenti, nonché di autorità diplomatiche e rappresentanti delle Associazioni Venete e Italiane nel Rio Grande do Sul. Nella sfida della colonizzazione della “Sierra gaucha”, nell’altipiano della Encosta Superior, da Serra do Nordestem nello Stato di Rio Grande do Sul, dove oggi si estende la “Regiâo Colonial Italiana”, gli emigranti veneti poterono contare solamente sulle loro risorse personali, la famiglia, il senso del lavoro, la forza della disperazione e nell’appoggio delle autorità religiose:  lo studio dei professori Vania Beatriz Merlotti Héredia e Gianpaolo Romanato, mette in luce un dato fino ad oggi sottostimato nella sua reale portata, l’impegno, tra il 1875 fino allo scoppio del Primo Conflitto Mondiale, del corpo consolare italiano che mai sottovalutò la drammaticità della situazione, le difficoltà e le misere condizioni di vita dei nostri emigranti, tentando di porre rimedio, portare aiuto, per quanto era nelle sue possibilità, ma soprattutto informando tempestivamente le autorità governative a Roma della situazione. Voci inascoltate, purtroppo, che trovarono scarsissima eco in Italia sebbene non fossero mancati accorati appelli, anche di intellettuali come Edmondo De Amicis, dal quale traggo questi pochi versi dalla sua poesia “Gli Emigranti”, che restituisce la drammaticità di quanto vissuto dai nostri compatrioti:Traditi da un mercante menzognero,/Vanno, oggetto di scherno allo straniero,/Bestie da soma, dispregiati iloti,/Carne da cimitero,/Vanno a campar d’angoscia in lidi ignoti”.

“Una tragedia la cui portata, come emerge in questo studio, non era sconosciuta né, peggio, taciuta dalle autorità diplomatiche, anzi –  ha concluso il vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto –  Colgo l’occasione per ringraziare il console onorario d’Italia a Bento Gonçalves, Tarcisio Vasco Michelon, e il console generale d’Italia a Porto Alegre, dottor Roberto Bortot, per l’appoggio e l’ospitalità dataci lo scorso mese di marzo. Spero che questa pubblicazione possa ora essere tradotta in portoghese, come ci è stato chiesto, e auspico soprattutto che si possano creare in futuro proficue collaborazioni e sinergie economiche e commerciali tra imprenditori brasiliani e italiani, e veneti in particolare, anche con il coinvolgimento delle associazioni di categoria, valorizzando così filiere produttive, in Brasile come in Italia, che possono conoscere uno sviluppo interessante e contribuire così alla crescita dei rispettivi territori”.

Il segretario generale del Consiglio regionale, Roberto Valente: “Sono stato onorato di far parte, lo scorso mese di marzo, della delegazione che ha visitato lo Stato del Rio Grande do Sul, assieme al vicepresidente, una missione istituzionale che ci ha consentito di toccare con mano, non solo la realtà di un tempo, visitando i reperti storici, ma in particolare gli straordinari risultati del lavoro profuso dalle nostre comunità, grazie al quale il Rio Grande è cresciuto fino a conoscere l’importante sviluppo industriale e commerciale di oggi. Ringrazio in particolare il prof. Romanato, ma anche tutto l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, per questa pubblicazione che ha rappresentato una preziosa occasione per riallacciare i rapporti intrattenuti nel corso degli anni dalla Regione con le comunità venete in Sud America e in Brasile, caratterizzati da un interscambio di relazioni e proficui rapporti istituzionali, purtroppo interrotti a causa della spending review”.

“Ricordo – ha proseguito il segretario generale – che la Regione Veneto ha acquisito da Longo Editore Ravenna i diritti d’autore della collana ‘Civiltà veneta nel mondo’, di cui fa parte questo volume, che oggi è disponibile in formato digitale pdf, online, sul sito ufficiale del Consiglio regionale del Veneto, nella sezione Biblioteca Digitale, e colgo l’occasione per ringraziare il dott. Ciprian e i suoi collaboratori per il grande lavoro svolto. I libri contenuti nella Collana offrono infatti una preziosa occasione per approfondire la conoscenza dell’emigrazione veneta nel mondo che, in particolare in Brasile, ha portato le nostre migliori tradizioni che ancora oggi sono vive nei paesi che hanno ospitato i migranti veneti. Mi fa piacere ricordare anche l’amicizia che mi lega da diversi anni a Gianpaolo Romanato, nata durante le iniziative in preparazione alle celebrazioni del Centenario della morte di San Pio X, di cui il professore è grande studioso, come di tutta la Storia della Chiesa e della storia contemporanea. Assieme abbiamo condiviso interessanti esperienze culturali”.

Il prof. Gianpaolo Romanato: “Innanzitutto ringrazio quanti hanno consentito la pubblicazione di questo volume corposo, più di 800 pagine: il presidente del Consiglio regionale del Veneto, che ha firmato la presentazione, il vicepresidente e il segretario generale, dott. Valente, con cui ho condiviso il tour a Caxias e Porto Alegre, lo scorso mese di marzo, il dott. Ciprian e la sua equipe della Biblioteca del Consiglio regionale per l’importante lavoro di editing e di riproduzione dei documenti. Il libro racconta un episodio specifico, l’emigrazione italiana, e veneta in particolare, in Brasile, e rappresenta innanzitutto un omaggio alla grande comunità veneta che si è insediata nel paese sudamericano, capace di conservare intatte, per circa 150 anni, la lingua e le migliori tradizioni regionali. Il volume è anche uno strumento utile per la Storiografia italiana e brasiliana sull’emigrazione, anche se questa tematica è spesso trascurata e ha un ruolo marginale; ricordo che il prof. Emilio Franzina è il maggiore storico e studioso dei fenomeni migratori. Prima di entrare nei contenuti specifici del libro, faccio un breve excursus storico. Nel 1821 il Brasile conquistò l’indipendenza e divenne un impero, con più di 8 milioni di metri quadrati di superficie, ovvero più di 30 volte l’Italia, con solo 3 milioni e mezzo di abitanti, per lo più schiavi neri, caratterizzato da forti tendenze separatiste. Il Governo brasiliano assunse la precisa scelta politica di popolare, acculturare e ‘sbiancare’ il paese, importando immigrati bianchi, possibilmente di cultura latina, affine al portoghese. I primi a rispondere alla chiamata furono i tedeschi, tuttavia con sparuti gruppi. Fu invece l’Italia a offrire il contributo più consistente, con 2 milioni di persone immigrate in Brasile fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Il porto di sbarco fu quello di Santos, da cui vennero smistati i diversi gruppi di immigrati. Una piccola comunità veneta venne dirottata verso il Rio Grande do Sul, lo stato più meridionale, più spopolato e con una maggiore spinta separatista, con il fine di iniziare da lì la costruzione del ‘nuovo Brasile’. Vennero formati tre territori/colonie, a cui successivamente se ne aggiunse un altro, interamente riservati agli italiani e veneti in particolare. I loro abitanti, in una condizione di totale isolamento, dovettero disboscare foreste a mani nude, spianare terreni per poi poter coltivare, costruire case e strade, per aprire reti di scambio commerciale con la costa e con Porto Alegre. Fu proprio la condizione di isolamento di questa comunità, ubicata in una zona impervia di montagna, che permise la perfetta conservazione della lingua veneta e delle tradizioni regionali, ancora vive e ben conservate nel Rio Grande. Una prima importante cesura avvenne nel 1942, quando il Brasile decise di intervenire nella Seconda Guerra Mondiale a fianco degli Alleati, quindi contro l’Italia; per la prima volta, gli italiani in Brasile furono considerati nemici e a loro venne impedito l’uso in pubblico della lingua italiana e veneta, un duro colpo per i nostri migranti”.

“Tornando al libro – ha continuato l’autore – esso si basa su 28 relazioni redatte quasi annualmente, a partire dal 1875, fino al 1914, dai Consoli italiani a Porto Alegre, dai Vice Consoli o da loro delegati, al termine delle loro visite alle comunità venete nel Rio Grande do Sul; le relazioni vennero inviate al Ministero degli Esteri che le pubblicò sulle proprie riviste, tra cui il Bollettino sull’Emigrazione. Le relazioni, che fino ad ora erano solo parzialmente conosciute, raccontano le condizioni di vita, le sofferenze, il lavoro, l’impegno profuso dai nostri migranti, i loro successi e anche le loro sconfitte, ma documentano soprattutto la crescita costante delle colonie venete, da una situazione iniziale di estrema difficoltà, fino alla nascita di città consolidate e di strade e reti commerciali, che hanno consentito al Rio Grande do Sul di uscire da una situazione di estrema arretratezza fino a diventare oggi lo Stato più ricco e industrializzato, più evoluto e dinamico del Brasile, dotato di efficienti collegamenti viari e ferroviari. Il Consolato italiano attenzionò in modo particolare il Rio Grande in quanto esso ha rappresentato per il Brasile un particolare e innovativo esperimento migratorio. Quella che purtroppo è mancata è stata la risposta del Governo italiano che disattese, quasi sempre, le richieste avanzate nel corso degli anni dai Consoli che visitarono questa comunità, ovvero sostegno e invio di aiuti, maestri, medici, la creazione di una linea navale diretta dall’Italia a Porto Alegre”.

A margine della presentazione, è stato proiettato un contributo filmato realizzato dall’Ufficio Stampa del Consiglio regionale del Veneto, relativo alla città di Caxias, dalle origini ai nostri giorni, e che spiega cosa significa la lingua e il legame tra la ‘Sierra gaucha’ e il Veneto. (Inform)

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