direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

La riflessone del Consiglio Generale sull’informazione online

CGIE

 

ROMA – Il Convegno sull’editoria all’estero del Cgie  è stato caratterizzato anche da un dibattito sull’informazione online; Paolo Pagliaro, giornalista e coautore di otto e mezzo interviene in merito: “l’online ha già vinto la sua sfida ma un migliore utilizzo della rete è auspicabile. 17 dicembre 2006 quando il Time sceglieva come personaggio dell’anno tutte le persone che hanno utilizzato video o immagini racchiudendole genericamente in un “You” preannunciava questa vittoria. La rete è ciò che rende possibile ciò: i cittadini hanno avuto accesso a una quantità incredibile di informazioni che nella maggior parte dei casi hanno generato loro stessi. Ognuno di noi è fruitore e creatore di informazioni. Per alcuni è un passo verso la democrazia per altri questo non accresce la democrazia ma la riduce se non viene gestito. Io faccio parte di questa seconda categoria di persone. Il giornalismo dà un senso ai rumori della realtà. Negli ultimi anni i giornali hanno perso il 50% degli introiti. Un nuovo duopolio americano- Google e Facebook- rappresenta il 70% delle pubblicità. È una concorrenza asimmetrica. L’industria digitale non sottostà alle stesse regole dei media tradizionali. È irresponsabile rispetto ai contenuti che veicola e ha meno tasse. Non c’è par condicio tra i media vecchi e nuovi, non ci sono carte di Treviso per l’online. Oggi il tema della privacy è di protezione dell’individuo dal condizionamento indesiderato. L’industria dell’informazione dovrà imparare a declinare i propri contenuti in modo diverso. Esemplare in questo senso è l’esempio di grandi testate come il Washington Post che ha assunto programmatori, giornalisti di inchiesta. Oggi è il secondo quotidiano degli Sati Uniti per numero di lettori. Quindi bisognerà usare la tecnologia e non subirla. Molto può fare lo Stato con una politica di incentivi. I grandi inserzionisti andranno messi davanti alle loro responsabilità. Bisognerà chiedere aiuto ai giovani. Dovremmo noi giornalisti attenerci al controllo dei fatti e all’onestà nel riferirli e ciò è compatibile con le idee e le passioni”.

Si pone l’attenzione sulla sicurezza e sui rischi del web con Michelangelo Bonessa, direttore del “Milano Post”, testata online, e collaboratore di varie altre testate: “si parla di affrontare il cambiamento quando è già avvenuto…L’idea di un internet sicuro con contenuti controllati è proprio della Repubblica Popolare cinese: se è questo ciò che vogliamo è un problema. Tor è un sistema per navigare online con la differenza che garantisce l’anonimato, almeno fino a qualche anno fa: noi dovremmo usarlo per lo stesso motivo per cui chiudiamo la porta di casa. Il New York Times ha avviato un progetto Tor per permettere la sicurezza sia di chi legge il giornale sia di chi ci scrive. Questo non vuol dire che dobbiamo diventare tutti programmatori ma dobbiamo conoscere delle regole per usare internet. Non dobbiamo usare internet in modo controllato come la Cina ma attuando delle buone pratiche possiamo fare qualcosa di positivo. Quello che serve è una conoscenza vera di ciò che usiamo. Fare la guerra a Google non è fattibile. Il problema non è capire: internet sì o internet no perché questo esiste già. Il discorso è imparare a usare le cose e superare i rischi”.

 

Interviene quindi Marco Mele, giornalista e a lungo collaboratore del Sole 24 ore: “oggi è in gioco la nostra sopravvivenza; e parlo a editori e giornalisti. Oggi è in discussione il ruolo della mediazione giornalistica nella società mondiale e le strade per salvarci sono quelle che non ci aspettiamo. Il giornalismo si è consegnato già debole all’avvento di internet con un’enorme omologazione dell’informazione….Oggi perdiamo il pubblico. Un tempo erano lettori oggi sono interlocutori. C’è un problema di conoscenza della realtà dei giornalisti italiani e non. Oggi più del 50% dei post che appaiono su facebook sono generati da macchine. L’Associated Press a Londra vende servizi con nessun giornalista ma con macchine (robot journalism). La stampa è secondaria, non è rilevante: i voti si prendono in un altro modo. Sono altre le cose che influenzano gli elettori…Oggi ai giornalisti serve solo studiare e fare un aggiornamento continuo che serve capire cosa sta succedendo. Oggi occorre ritrovare credibilità. Quello che passa è che i giornalisti rappresentano solo determinati interessi. La strada è quella di costruire reti di giornalisti: nessuno può farcela da solo. La rete vuole delle reti e chiede di mettere insieme le forze e scambiarle, dare al pubblico un’informazione personalizzata. Serve un servizio pubblico accanto agli editori privati.  Il contributo può essere quello di costruire progetti e andare oltre confini e praticare innovazione, ma certo senza chiudere i canali di finanziamento. Bisogna andare in direzione del data-journalism. In questo è importante che i giornalisti e gli editori ritrovino un rapporto con le università, gli studiosi e la ricerca: non esistono mondi separati. Bisogna fare i giornalisti sulle 24 ore, non sulle 8 ore. Sta crescendo il desk redazionale: siamo quindi vicini al robot journalism. Bisogna cambiare sì, ma con un occhio preciso e in questo credo che il Guardian britannico sia un modello: bisogna fare inchiesta e essere il cane da guardia del potere sul campo. Non bisogna mantenere le proprie riserve perché prima o poi l’acqua travolge tutti. Dobbiamo uscire dalle nostre isole”.

Prende la parola Vincenzo Arcobelli, consigliere Cgie (Usa) : “Internet è entrato a far parte della nostra quotidianità ma questo non è sempre positivo. Ci sono vantaggi e svantaggi. Tra i vantaggi ci sono la velocità, la gratuità, l’accessibilità, gli scopi didattici; riguardo gli svantaggi si può dire che tra le innumerevoli notizie vere si possono trovare le fake news. È fondamentale l’applicazione di criteri e basi oggettive che diano la massima trasparenza. Sottolineo 5 punti: ci dovrebbe essere una registrazione al tribunale da parte delle testate online, il direttore dovrebbe essere un professionista iscritto all’ordine, il 70% dei giornalisti dovrebbero essere professionisti iscritti all’ordine, si dovrebbe usare una società di racking che certifichi le visualizzazioni e tenere conto della promozione dell’italianità”. Su  questo punto interviene Marcelo Romanello (Argentina) sottolineando l’importanza della libertà della stampa. (Maria Stella Rombolà- Inform)

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