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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Italiani verso l’ignoto

ITALIANI NEL MONDO

Dal Messaggero di sant’Antonio, luglio-agosto 2019

A luglio ricorrono i 50 anni dello sbarco sulla Luna. Mentre la circumnavigazione della Terra iniziò nell’agosto di 500 anni fa. Ad accomunare le due imprese il ruolo di tanti italiani di talento

Era il 6 settembre 1522 quando la nave Victoria, piuttosto malconcia, attraccò nel porto di Sanlúcar de Barrameda, alla foce del fiume Guadalquivir, in Spagna, dopo aver completato, in quasi tre anni, la prima circumnavigazione della Terra. A bordo diciotto persone, malate, smunte, quasi irriconoscibili. Tra queste, «Antonio Lombardo» ovvero il vicentino Antonio Pigafetta, e il ligure Martino de Judicibus. Era quel che restava della spedizione di Ferdinando Magellano, salpata da Siviglia il 10 agosto 1519 con 5 navi e 237 uomini. Fra di loro anche altri «italiani» come Leone Pancaldo di Savona e il campano Nicola di Capua. Sebbene la nostra nazione non esistesse ancora, lo stivale vantava già una lunga tradizione nella marineria. La spedizione fu drammatica, funestata dalla morte di Magellano nei pressi dell’isola di Mactan, nelle attuali Filippine, dopo uno scontro sanguinoso con gli indigeni; dall’ecatombe degli equipaggi falcidiati da fame, combattimenti, imboscate e malattie; e dalla perdita di quasi tutte le navi. Un disastro, insomma, se non fosse stato per la Victoria, nome profetico, che, concludendo il viaggio, coronò finalmente l’ossessione di Cristoforo Colombo: navigare verso ponente per raggiungere il levante. «La conclusione del viaggio – osserva il professor Francesco Vallerani dell’Università Ca’ Foscari di Venezia – ampliò le conoscenze e le opportunità di espansione nel “Mar del Sur”, entità geografica assai vaga dopo la scoperta di Vasco Núñez de Balboa che, per primo, nel 1513 passò l’istmo corrispondente all’odierno Panama. La scoperta di Magellano non ebbe effetti diretti sui popoli indigeni, ma solo sulle competenze nautiche dei successivi viaggiatori che poterono espandere ulteriori esplorazioni e conquiste». Perché nel Cinquecento si scatenò questa corsa ai viaggi transoceanici? «Per motivi soprattutto commerciali – ricorda Vallerani –, stimolati dalla crescente presenza ottomana nei tradizionali mercati del Mediterraneo Orientale, con la caduta di Costantinopoli, che rendevano insicuri i traffici, a danno soprattutto di veneziani, catalani e genovesi. E anche per motivi legati a guerre e carestie»: le stesse cause che generano le migrazioni di oggi.

Il diario di Pigafetta

Nobile vicentino, nato probabilmente nel 1492, anno della scoperta dell’America, figlio del notaio Giovanni, il giovane Antonio Pigafetta, a dispetto delle tradizioni familiari, era più versato nelle speculazioni filosofiche, nella matematica e nell’astronomia. Nel 1518 entrò al servizio del vescovo Francesco Chiericati, e con lui andò in Spagna quando Chiericati fu nominato nunzio pontificio alla Corte di Carlo I. Pigafetta venne così a contatto con le dispute geografiche e politiche sulle grandi esplorazioni marittime e sui diritti territoriali accampati da Spagna e Portogallo. A Barcellona sentì parlare dell’imminente spedizione di Magellano. Affascinato dalla prospettiva di solcare mari e oceani verso l’ignoto, e memore delle mitiche imprese degli Argonauti e di Ulisse, grazie a una «lettera di raccomandazione» entrò a far parte dell’equipaggio di Magellano come «uomo d’arme».

«Chi trasse maggiori vantaggi dalle esplorazioni di Magellano fu la Spagna – commenta Vallerani –, la quale potenziò non solo l’espansione nel Sudamerica, ma pose i presupposti per l’occupazione delle Filippine, anche se la rotta pacifica per le Indie fu subito ritenuta troppo lunga e rischiosa. Da notare l’altro viaggio effettuato dallo spagnolo Álvaro de Saavedra che, tra il 1527 e il 1529, navigò la rotta più settentrionale del Pacifico raggiungendo le Molucche, dove però si scontrò con la sfera d’influenza portoghese, creando conflitto tra i due Paesi. Carlo V cedette a Lisbona ogni pretesa sul Sudest asiatico in cambio di un congruo compenso in denaro, per cui il Pacifico rimase un ambito marittimo per lo più controllato dai portoghesi, anche se non effettuarono molte navigazioni, avendo gli interessi nelle isole corrispondenti all’attuale Indonesia, in cui però, dall’inizio del XVII secolo, si vide già il prevalere delle marinerie olandesi».

Di Pigafetta e degli altri italiani che presero parte alla spedizione, si parla poco. Il successo della circumnavigazione viene attribuito a Magellano che, invero, non completò il viaggio. Eppure non avremmo alcuna notizia di quell’impresa se Pigafetta non avesse annotato gli eventi accaduti nel suo diario, noto come Primo viaggio intorno al globo terracqueo, «relazione scoperta da un altro italiano, Carlo Amoretti, nel 1797», precisa Vallerani; anche se ulteriori versioni ed edizioni, con probabili rimaneggiamenti, sono apparse nel corso dei secoli. Appena in tempo perché fosse consegnato alla storia e sottratto all’oblio. Pigafetta, infatti, per rimpinguare le sue finanze, nel 1531 assunse il comando di una galea veneziana navigando verso la Grecia per proteggere i mercantili della Serenissima. Nelle acque di Modone, la piccola flottiglia di cui faceva parte, fu attaccata dai turchi. E di Pigafetta, verosimilmente caduto in battaglia, non si seppe più nulla. Sarà un altro conflitto a dare il colpo di spugna definitivo alla sua memoria. È Pietro Pigafetta, uno degli ultimi discendenti del navigatore vicentino, a ricordarlo con amarezza: «Purtroppo durante la Seconda Guerra mondiale, come mi raccontò mio padre, la nostra casa di Agugliaro (VI) fu occupata dai soldati tedeschi che, per cucinare quello che avevano, bruciarono i mobili e la nostra biblioteca che custodiva libri e manoscritti antichi, alcuni dei quali dello stesso Antonio Pigafetta. Erano pezzi unici. E così li abbiamo persi per sempre, e con essi anche testimonianze storiche di cui non sapremo mai più nulla».

Oggi i Pigafetta sono una decina, per lo più tutti imparentati. Alcuni vivono all’estero, come i fratelli di Pietro: Ottavio in Canada, e Plinio Manlio negli Stati Uniti. Pietro, piccolo industriale con la passione per la storia, sul suo illustre avo ha scritto il libro Magellano, 20 settembre 1519 (Editrice Veneta): «Abbiamo ricostruito il nostro albero genealogico. Il nome del casato risale all’anno Mille. Originari di Firenze, i Pigafetta erano guelfi, cioè parteggiavano per il Papa. Quando furono cacciati da Firenze, chiesero asilo alla Repubblica di Venezia, e così si stabilirono a Vicenza dove si distinsero come notai e condottieri. Quel che dispiace – conclude Pietro – è che Antonio sia stato dimenticato. La storia gira sempre intorno a Colombo, Magellano e agli altri. Anche in Italia. Quando sono stato in Spagna per lavoro, e hanno sentito il mio cognome, Pigafetta, mi hanno trattato come una celebrità, sebbene io sia solo un discendente. Antonio è più famoso all’estero che in patria!». Nel 1961, il viaggio di Magellano, in cui spicca la figura di Pigafetta, è diventato anche un fumetto dal titolo Il primo giro del mondo, realizzato da Armando Monasterolo per il settimanale «Lo Scolaro»; fumetto che, con mirabile acume, Gabriele Scotolati ha ripubblicato grazie al Consorzio «Vicenza è», alla Lega Navale Italiana, al Caffè Pigafetta e al Comune di Vicenza.

A rendere omaggio alla nave Victoria che, pur imbarcando acqua, rientrò ugualmente in Spagna dopo mille peripezie e con il suo carico di superstiti, ci ha pensato invece la «Fondazione Nave Vittoria» (fundacionnaovictoria. org) che ne ha costruito una replica identica compiendo, dal 2004 al 2006, un’altra circumnavigazione del globo. (Alessandro Bettero – Il Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero /Inform)

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