direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

“Italiani cìncali!”, a L’Aquila lo spettacolo di Mario Perrotta

ITALIANI ALL’ESTERO

Il 7 e l’8 marzo per la stagione del Teatro Stabile d’Abruzzo

L’AQUILA  – Per la stagione del Teatro Stabile d’Abruzzo, Mario Perrotta porterà in scena lo spettacolo sull’emigrazione italiana “Italiani cìncali!” – parte prima: minatori in Belgio; La Turnàta, italiani cìncali parte seconda ”-  al Ridotto del Teatro Comunale de L’Aquila il  7 marzo (ore 21:00) con replica l’ 8 marzo (ore 17:30).

Lo spettacolo, prodotto dal Teatro dell’Argine, è scritto in collaborazione con Nicola Bonazzi ed è diretto e interpretato da Mario Perrotta. “Italiani cìncali!” Ha ricevuto la targa commemorativa della Camera dei Deputati per “l’alto valore civile del testo e per la straordinaria interpretazione”, è  stato finalista al Premi Ubu 2004 ed ha segnalato Mario Perrotta tra gli artisti più interessanti della nuova generazione.

Scrive Mario Perrotta: “Cìncali cioè: zingari! Così credevano di essere chiamati gli italiani emigrati in Svizzera; pare, invece, che fosse una storpiatura di cinq, “cinque” nel linguaggio degli emigranti padani che giocavano a morra. Quasi un anno di testimonianze, un anno di memorie rispolverate a fatica. Ho preso la macchina e ho girato senza un luogo preciso dove andare, eppure il Sud è tutto uguale, non hai bisogno di sapere dove qualcuno ha preso le valigie ed è partito: basta entrare in un bar, un bar della provincia e chiedere. La risposta è sempre la stessa: – qui tutti siamo emigrati…

Si fanno pregare, un attimo soltanto, poi partono con la loro storia, infinita, che reclama ascolto.

Anche il Sud è infinito: tra i paesi montani del nord-est produttivo ed è ancora Sud. Per i Belgi, gli Svizzeri, i Tedeschi che chiedevano braccia dopo la seconda guerra mondiale, Sud era la Puglia, la Sicilia, la Calabria e Sud era il Veneto, il Friuli: – siamo emigrati tutti qui …-

Negli archivi pubblici e privati trovo lettere, diari salvati per miracolo ma loro non hanno più nulla: meglio dimenticare, dicono. Ma la memoria è importante perché nel 1990, quando nel Salento è sbarcata la prima carretta del mare carica di albanesi, c’erano ancora 1.000 bambini italiani clandestini in Svizzera.  Negli anni ’70 erano 30.000…” (Inform)

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail
Powered by WordPress | Designed by Elegant Themes