direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Italiani all’estero, “priorità: lingua e cultura italiane, rete consolare, Comites e Cgie, fisco”

PARTITI

Primarie Pd, Claudio Micheloni: Perché sostengo Andrea Orlando

 

 

ROMA –  Sostiene la candidatura di Andrea Orlando a segretario del Pd, Claudio Micheloni , senatore del Pd eletto nella circoscrizione Estero-rip. Europa e presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato. E in una lettera aperta ad “amici e compagni” spiega le ragioni del suo sostegno a Orlando , allegando inoltre una “sintesi delle priorità per i cittadini italiani all’estero che ci vedranno impegnati fino all’ultimo giorno di questa legislatura”.

“Con il congresso e le primarie del 30 aprile – scrive Micheloni – dobbiamo affrontare e sciogliere molte questioni, alcune aperte da anni, altre inedite.  Riconsiderare la vicenda della riforma costituzionale e del referendum è necessario non per alimentare polemiche personalistiche, ma per superarle: la sconfitta referendaria non riguarda, infatti, solo Matteo Renzi, il quale certo ha le sue evidenti responsabilità, ma interroga e coinvolge un numero più vasto di attori, politici e non, e un ciclo temporale più lungo di questa legislatura. Per dirla in breve, la crisi democratica rimane aperta e anzi tende ad approfondirsi, mentre la risposta che poneva in primo piano l’efficientamento delle istituzioni, il culto della democrazia di mandato fondata sul carisma del capo e sulla disarticolazione delle mediazioni tra leader e popolo (partiti, sindacati, associazioni), è fallita. La crisi della rappresentanza non si risolve attraverso il mito dell’efficienza: questo è il dato di fatto, che ancora fatica ad affermarsi nella consapevolezza dei protagonisti mentre già produce i suoi effetti nella realtà concreta del sistema politico. Il nostro problema non è rilegittimare una classe dirigente rimasta sostanzialmente muta dopo il 4 dicembre, come se l’autocritica spettasse al corpo elettorale, e neppure sancire i nuovi rapporti di forza da trasferire nella composizione delle liste: un congresso concentrato su poteri e gerarchie sarebbe un segnale di grande debolezza. Il problema di fondo è la funzione del partito democratico, il ruolo che intende svolgere nella società e nelle istituzioni, i cambiamenti che ne conseguono, tanto in riferimento allo strumento partito, quanto all’elaborazione di una proposta politica adeguata ai mutamenti profondi dello scenario internazionale e alla cronicizzazione della crisi italiana.  Non è di narrazione che abbiamo bisogno. Il sud, i giovani, le periferie non è che “si sentano” esclusi, lo sono: esclusi dal benessere, dalla crescita, sempre più spesso dalla protezione sociale e dal sistema formativo. Non basterà includerli nel racconto, non basteranno le mozioni. Servirebbe un salto di qualità nel dibattito, serviranno provvedimenti concreti e un discorso di verità da parte del Governo, che è essenzialmente espressione di questo partito e lo rimarrà. Anche per questo non ho condiviso la scelta di persone cui mi uniscono una storia e molte idee: se c’è anche solo una possibilità di distogliere il Pd dalla sua involuzione adolescenziale, da una concezione muscolare del potere, credo sia doveroso impegnarsi per realizzarla. Andrea Orlando, per il suo profilo e per l’impostazione che ha dato alla sua candidatura, può riaccendere una speranza e dare risposte a una comunità politica disorientata, che deve ritrovare il senso della partecipazione, ricostruire una casa solida e accogliente, aperta non solo a chi rimane e a chi è uscito, ma al Paese che vorremmo convincere a fidarsi di noi. Solo nella partecipazione si può trovare una risposta convincente e strutturale alla crisi della rappresentanza. Una partecipazione consapevole, capace di produrre idee e di formare una classe dirigente all’altezza dei problemi epocali che abbiamo di fronte, non l’adunata degli adoratori e degli odiatori del capo. Se abbiamo l’ambizione di essere una forza riformatrice e progressista, che si batte per una società più giusta e più libera, la personalizzazione della politica non è l’orizzonte che si schiude di fronte a noi, ma il tramonto di un’epoca che sfuma progressivamente alle nostre spalle”, conclude il senatore Micheloni.

Di seguito il parlamentare rimarca le priorità riguardanti gli italiani all’estero: “Lingua e cultura italiana nel mondo. Partire dalle esperienze che ogni giorno viviamo sui nostri territori è necessario per affrontare davvero, non solo teoricamente, il valore e le potenzialità della lingua e cultura italiana nel mondo, soprattutto per l’internazionalizzazione delle imprese: la lingua è un fattore trainante per l’export, con grandi ricadute economiche per l’Italia. I parlamentari (senatori?) eletti all’estero hanno dovuto combattere quotidianamente contro le riduzioni sistematiche dei capitoli di spesa per i corsi di lingua e cultura. Iniziative estemporanee possono avere qualche effetto nel brevissimo periodo, magari utile a chi le organizza, ma non aiutano un sistema che oggi più che mai ha bisogno di essere rilanciato. Gli esempi non mancano, come dimostrano le esperienze del Goethe e del Cervantes: occorre la volontà politica.

La rete consolare. Abbiamo sollecitato più volte il Governo a impostare una riforma complessiva del settore, assumendo le raccomandazioni contenute nel Rapporto del Comitato sulla Spending Review del 2012 e gli impegni assunti nel documento “Farnesina 2015”. In assenza di una revisione strutturale di tutta la spesa (compresi capitoli “non rimodulabili”, quali il trattamento economico del personale diplomatico e soprattutto le indennità di sede all’estero), il Ministero si è trovato ad operare con strumenti di emergenza e in una prospettiva di breve termine. Tali misure si sono concentrate sulle politiche più pregiate – dalla cooperazione allo sviluppo alla promozione della lingua e cultura italiana nel mondo, dal sostegno alle imprese ai servizi per gli italiani all’estero – determinando un ridimensionamento della rete e la chiusura di molte sedi consolari e culturali. Se non vogliamo assistere inerti a una drastica riduzione della proiezione internazionale del nostro Paese e della tutela dovuta ai nostri concittadini all’estero, è necessario porre mano a una riforma organica del MAECI: rimodulare i costi, tutti, per garantire più servizi ai cittadini.

Comites e C.G.I.E.Gli organi di rappresentanza delle comunità all’estero, i Comites e il CGIE, svolgono un ruolo significativo, su base volontaria, di raccordo tra le comunità e le istituzioni italiane; con la riduzione delle risorse disponibili non potranno continuare a interpretare la propria funzione. Una riforma degli organi di rappresentanza degli italiani all’estero è urgente per recuperare partecipazione e fiducia da parte dei cittadini e per affrontare l’odierna realtà dell’emigrazione, caratterizzata da nuove generazioni portatrici di stimoli e bisogni diversi.

Il Senato della Repubblica, già nel 2011, approvò una legge di riforma dei Comites e del CGIE, che poi si fermò alla Camera dei Deputati. Nella legislatura attuale, con un O.D.G. approvato in legge di stabilità (2015), si impegnava il Governo a presentare al Parlamento entro il 30 giugno 2016 una riforma organica dei Comites e del CGIE: tra poco sarà trascorso un anno, invano.

Il fisco e gli italiani all’estero. Da anni cerchiamo di far capire al Governo e all’opinione pubblica che l’imposizione fiscale sulle proprietà immobiliari degli italiani all’estero determina una situazione del tutto particolare, in virtù della quale moltissimi emigranti subiscono una discriminazione di fatto. Moltissimi tra loro hanno investito i frutti di una vita di sacrifici per costruire o acquistare casa nel paese di provenienza, anzichè nel paese dove risiedono. Queste scelte hanno reso possibile il mantenimento di un legame tra le seconde e terze generazioni e l’Italia, e hanno impedito fin qui un depauperamento altrimenti inesorabile del patrimonio immobiliare di innumerevoli centri, in particolare nel meridione. La tassa sulla seconda casa, insieme al pagamento delle imposte sui servizi, dei quali gli italiani all’estero usufruiscono al massimo per poche settimane l’anno, rischiano seriamente di lacerare questo legame e di produrre effetti devastanti, a medio e a lungo termine, sulle stesse finanze locali che si cerca di sostenere.

Al momento i contribuenti pensionati iscritti AIRE sono beneficiari di un’equiparazione all’IMU prima casa e di una riduzione del 70% delle imposte sui servizi. E’ urgente provvedere ad una soluzione globale del problema, prima che sia troppo tardi”. (Inform)

 

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