direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Interrogazione di Fausto Longo (gruppo Misto, ripartizione America meridionale) sulle procedure burocratiche per il riconoscimento della cittadinanza italiana

. CAMERA DEI DEPUTATI

 

 

ROMA – Il deputato eletto nella ripartizione America meridionale Fausto Longo (gruppo Misto, Civica Popolare, Ap, Psi, Area Civica) ha rivolto un’interrogazione ai Ministri dell’Interno e degli Affari esteri in merito ad alcune problematiche connesse al riconoscimento della cittadinanza italiana, in particolare “problemi burocratici e contrastanti interpretazioni normative” che impediscono tale riconoscimento a discendenti di italiani nati all’estero, “in particolare nell’America Latina”.

Nell’interrogazione si riferisce il caso di una richiesta avanzata al Comune di Roma da un cittadino residente in Brasile volta ad ottenere l’iscrizione anagrafica in base alla circolare dl Ministero dell’Interno K.28.1 dell’8 aprile 1991, “che presenta un elenco dei documenti che devono istruire le pratiche per il riconoscimento della cittadinanza italiana dinanzi ai consolati o ai comuni, a seconda della residenza dell’interessato”, richiesta respinta – segnala Longo – “a causa della mancata presentazione dell’estratto dell’atto di matrimonio del capostipite emigrato all’estero, non rinvenuto”. “L’interessato ha rappresentato, quindi, che tale documento non era imprescindibile per il riconoscimento del suo status civitatis italiano, poiché – segnala l’interrogante – la dichiarazione di nascita del figlio del citato capostipite era stata resa dal padre stesso, con il conseguente riconoscimento della paternità nell’atto di nascita, ai sensi dell’articolo 181 del codice civile italiano del 1865, in vigore alla data di nascita del suo antenato, 9 aprile 1935, che così recitava: “Il riconoscimento di un figlio naturale si farà all’atto di nascita, o con atto autentico anteriore o posteriore alla nascita”.  Longo sottolinea dunque come nell’ambito del nostro ordinamento giuridico una norma inferiore non possa porsi in contrasto con una norma di fonte superiore e come in ogni caso “l’antinomia tra le due fonti può essere considerata soltanto apparente, poiché la corretta interpretazione della circolare ministeriale in questione non può che essere nel senso di considerare l’elenco dei documenti suindicati come un elenco meramente esemplificativo”.

“I figli cosiddetti naturali, riconosciuti nell’atto di nascita, non erano – e non lo sono a tutt’oggi – passibili di perdere i propri diritti di cittadinanza decorrenti dalla filiazione – ribadisce Longo, che domanda “quali iniziative di competenza i Ministri interrogati intendano adottare al fine di fare chiarezza sia sulla corretta procedura da adottare per quanto riguarda il caso sopra esposto, sia sull’omogeneità dell’applicazione della circolare K.28.1 sull’intero territorio nazionale”. (Inform)

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