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Inas Cisl: a Roma il forum “Stato e Patronato: la sussidiarietà in azione nel welfare della persona”

PATRONATI

 

Petteni: I patronati con il loro ruolo di corpi intermedi sono fondamentali per la coesione sociale del Paese

ROMA- Mercoledì 29 maggio alle 14, presso la sede nazionale Inas Cisl ha avuto luogo il forum dal titolo “Stato e Patronato: la sussidiarietà in azione nel welfare della persona”.

L’incontro si è aperto con la proiezione di un breve documentario sull’attività svolta dal Patronato nelle cosiddette “Terre di confine”, ossia in quei piccoli borghi e in quelle zone di periferia dove la distanza dalle istituzioni appare ancor maggiore rispetto alle grandi realtà metropolitane. “Con questo documentario, al quale ne seguiranno altri, abbiamo mostrato il nostro volto reale e il ruolo umile ma essenziale di presidio che Inas-Cisl svolge nel territorio – ha esordito in apertura dei lavori il presidente di Inas-Cisl, Gigi Petteni, che ha tenuto altresì a ringraziare il presidente Inps, Pasquale Tridico, esprimendo l’idea che “non è sufficiente avere solo un rapporto di buon vicinato ma bisogna giocare la stessa partita attraverso scelte condivise”.

“Il titolo di questo convegno ne esprime l’essenza stessa – ha proseguito Petteni – con parole cariche di significato che parlano di sussidiarietà e di complementarietà nel sistema del welfare dello Stato. I Patronati giocano il ruolo di corpi intermedi e di parti sociali che riteniamo fondamentali per la coesione sociale, soprattutto alla luce di dieci anni di crisi economica e occupazionale, con una crescente disuguaglianza sociale. La spesa pensionistica nel 2017 è stata di duecentoventi miliardi; nel 2008 era di duecentoquattordici miliardi, con una crescita quindi molto contenuta rispetto al reale invecchiamento della popolazione. Il perimetro della spesa sociale gestito dall’Inps, per quanto riguarda l’ambito prettamente assistenziale, nel periodo 2013-2017 è di ventisei miliardi. Quindi lo Stato sociale italiano vede sempre più interdipendenza tra previdenza e welfare, in relazione alla crescita di prestazioni assistenziali – ha spiegato Petteni parlando di fase storica di profonda trasformazione anche per la sussidiarietà orizzontale e di “frontiera propria dei patronati”.

L’ultimo decennio è stato segnato da mutamenti significativi in Italia dal punto di vista demografico ed economico, ossia della crisi della natalità e della famiglia stessa, la quale – ha rilevato  il presidente dell’Inas Cisl – è sempre stata un pilastro fondante della nostra società. “La povertà, in zone non soltanto del sud, ha assunto talvolta persino la dimensione della crisi alimentare, con due milioni e mezzo di famiglie che beneficiano della solidarietà diretta e del volontariato ma anche del lavoro quotidiano dei patronati e delle organizzazioni sindacali – ha aggiunto Petteni mettendo sotto i riflettori la capacità di questi ultimi di fare rete e di ascoltare i bisogni individuali. Oltre settecento sedi in tutta Italia, più di mille operatori previdenziali e socio-assistenziali e oltre tremila collaboratori volontari: questi sono i numeri del Patronato Inas-Cisl che il presidente ha voluto evidenziare. “Le sedi diventano luoghi di ascolto per trovare risposte a problemi spesso difficili, per essere davvero vicini a tutti. I nostri operatori escono anche dalle sedi per incontrare le persone nei piccoli borghi, persino negli ospedali e in altri luoghi di sempre maggiore prossimità perché non ci basta offrire ascolto solo a chi viene a bussare alle nostre sedi. Diamo assistenza anche ai nostri connazionali che vivono sparsi fuori dall’Italia e in altri continenti: la presenza è in venti Paesi per un totale di ottantanove uffici e oltre due milioni di persone nel 2018 si sono rivolte a noi grazie a questa rete capillare – ha sottolineato Petteni parlando del concetto di sussidiarietà come una forma di responsabilità.

“Il nostro ruolo sussidiario si valorizza solo a condizione che le istituzioni pubbliche, ossia i loro principi regolatori e normativi, e le loro politiche si coordino concretamente con l’azione delle nostre strutture di Patronato anche grazie all’utilizzo dei più moderni strumenti informatici. Ma è bene ricordare che il rapporto faccia a faccia con la persona per noi è già un servizio in un momento storico in cui predomina il senso di solitudine e di depressione da parte del cittadino. La persona è più di un individuo ed è più di una massa indistinta: è un singolo che porta con sé il suo potenziale comunitario”-  ha concluso Petteni.

Il Presidente ha dato quindi la parola al professor Emmanuele Massagli, docente dell’Università Lumsa e presidente di Adapt, l’Associazione per gli studi internazionali e comparati sul diritto del lavoro e sulle relazioni industriali, il quale ha fornito le basi tecniche per dare il via al dibattito: “noi come Adapt proviamo a osservare questi temi da diverse angolazioni, ci occupiamo a 360 gradi del lavoro – ha evidenziato Massagli, ribadendo come dietro al ruolo del Patronato via sia “la dimensione del rapporto con le persone” e come “le esperienze migliori di patronato nascono in correlazione con le grandi istituzioni sindacali”. “L’esperienza del Patronato è una realtà molto italiana e questo è un aspetto interessante. È difficile trovare qualcosa di questo genere negli altri Paesi europei. L’azione del Patronato è un’azione di difesa. Dal 1917 in poi è entrato nel quotidiano delle persone e la nostra Costituzione lo protegge all’articolo 38 e anche la Corte Costituzionale lo ha sempre difeso come istituto. Ma perché l’Italia ha bisogno del Patronato? Si potrebbe pensare che serva perché mancano le istituzioni pubbliche, come se avessimo bisogno di qualcuno che sostituisca lo Stato. Ma non è così. Se fosse così, – ha proseguito Massagli – se si riuscisse a creare un’istituzione efficiente non avrebbe più senso avere il Patronato. Ma il punto non è questo. Il motivo per cui è opportuno difendere quest’esperienza è che il Patronato realizza un concetto più profondo che è quello della sussidiarietà”. “Abbiamo una Costituzione che dice che l’assistenza è portata avanti dallo Stato ma che questa, in forma privata, è libera; inoltre – aggiunge Massagli -definisce nel corso della legislazione che i Patronati sono persone giuridiche private che svolgono azioni di pubblica utilità. Al contrario di quello che si pensa anche un privato può svolgere servizi di pubblica utilità. Il Patronato diventa il soggetto che rappresenta i lavoratori perché loro conseguano quelle prestazioni innanzitutto previdenziali che sono nei loro diritti. Non basta dichiarare il diritto: il diritto deve essere esigibile altrimenti non esiste. Il Patronato concretizza diritti che altrimenti rimarrebbero sulla carta. Incarna ciò che potrebbe rimanere inutilizzabile. Letto in questo senso – rileva – credo che il patronato abbia qualcosa da dire anche nel futuro”.

“Oggi la società è caratterizzata dalla discontinuità. Sono certo ancora validi i valori dichiarati ma le tecniche di tutela rischiano di essere non effettive – afferma Massagli, che si sofferma poi su quale potrà essere in futuro il ruolo del Patronato e sulle sfide che lo aspettano. “La prima – rileva – è quella della qualità; la seconda è quella della differenziazione delle modalità di entrate economiche dei Patronati facendo magari entrare anche soggetti privati; poi si devono immaginare servizi alla persona a 360 gradi, anche eliminando la differenza tra Patronato e Caf; la quarta è quella riguardante la normativa per cui si deve fare il punto su questi soggetti modernamente intesi magari con un testo unico dei Patronati che riordini e potenzi alcuni aspetti come ad esempio quello della formazione di chi ci lavora – afferma Massagli.

“Mi fa piacere sfruttare queste occasioni di dialogo con chi si confronta ogni giorno con queste questioni – ha affermato il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, sottolineando quanto anche oggi, con un sistema di welfare in continua e profonda evoluzione, sia “necessaria una sussidiarietà e un coinvolgimento di più attori a servizio del welfare”. “In una situazione di crisi economica sappiamo che i modelli del passato non bastano più. In più parti in Europa si applicano i modelli condizionati: lo Stato dà in cambio di qualcosa. Non vogliamo essere più paternalisti: noi vogliamo dare qualcosa in cambio di una disponibilità. È un welfare – spiega Tridico – che si evolve verso un welfare di responsabilità, che include. Ad esempio il progetto “Inps per tutti” vuole essere un tentativo di raggiungere parti di popolazione che non sono raggiunte dalle diverse azioni. Il rapporto deve essere non complementare ma di convergenza verso un unico obiettivo”. Tridico si sofferma poi sul suo impegno, in qualità di presidente Inps, per il coinvolgimento di Caf e Patronati nelle pratiche relative alla misura del reddito di cittadinanza, un coinvolgimento che a suo giudizio rappresenta “un grande risultato”. Anche le risposte relative a quota 100, pensione anticipata e opzione donna, hanno ricevuto un sostegno decisivo “grazie all’intermediazione dei Patronati”. “E anche i patronati sono responsabili delle risposte sul territorio non in complementarietà, ma in convergenza. Ora, dopo le elezioni, mi auguro che il clima sia più disteso – prosegue Tridico, che assicura come “quota 100 e reddito cittadinanza sono misure previdenziali che hanno cercato di ricompattare il Paese e sono assolutamente sostenibili con una spesa complessiva di 7 miliardi annui”.

Di seguito anche l’intervento di Concetta Ferrari, direttore generale del Ministero del Lavoro, che riconosce al Patronato di aver assolto ed assolvere all’importante ruolo di “uguaglianza nella difesa dei diritti dei lavoratori”, ma ritiene che negli ultimi anni troppe tutele “sono state addossate sulle spalle dei Patronati”. Ribadisce quindi quanto sia necessario l’impegno del Governo per lo sviluppo, anche innovativo, delle tutele sociali.

Ignazio Ganga, della segreteria confederale della Cisl, si sofferma sul “valore sociale dei Patronati” e sul loro “indispensabile ruolo di intermediazione sociale” “in uno scenario di complessità assoluta”. “Ogni volta che qualcuno cerca di mettere in difficoltà il ruolo del Patronato alla fine dimostra che questo istituto comunque sopravvive non perché ci siamo noi a difenderlo ma perché si è inserito nel tessuto sociale. Spesso – aggiunge Ganga – l’indice di popolarità del Patronato supera quello del sindacato. Questa è una popolarità che è stata conservata nel tempo per la sua sostanziale gratuità che non è da sottovalutare in un contesto sociale dove tutto ha un prezzo. Petteni è stato inequivocabile nel dire che tramite l’apporto del Patronato si sostanzia un’idea di welfare. Proprio perché la società è individualizzata è sostanziale sostenere il segretariato sociale. Sostenere il patronato vuol dire promuovere la società e abbandonare l’idea del penso solo a me stesso, sostenendo i progetti di vita di coloro che vanno allo sportello. L’iniziativa di oggi ci aiuta a riscoprire le origini del Patronato… Stiamo parlando di un percorso importantissimo, di un sentiero lungo e complesso che riflette la storia di milioni di lavoratori che hanno sostenuto il segretariato sociale. È con questo che si realizza il processo con cui il lavoratore non è più soggetto passivo ma attivo: mutualismo tramite cui si afferma il valore della solidarietà in una società sempre più individualista – rileva Ganga. “Qualcuno ha detto che con la modernizzazione si sarebbe reso inutile il ruolo del Patronato ma bisogna tener conto del processo di modernizzazione che ha compiuto la rete dei Patronati – afferma ancora Ganga, rilevando come il processo di intermediazione svolto da questi ultimi sia ancora oggi indispensabile, vista la pluralità delle prestazioni previdenziali e assistenziali e che “il 92% delle domande relative a quota 100 sono state intermediate dai Patronati”. Inoltre, stando agli ultimi dati, nel 2018 il 14,9% dei cittadini ha potuto risolvere un problema con l’amministrazione dello Stato solo attraverso i canali online. Per Ganga questo significa che “non si può fare a meno né della digitalizzazione né del lavoro sul territorio”. “Vogliamo lavorare per una buona società, per affermare quella società capace di non far cadere nessuno – conclude Ganga. (Maria Stella Rombolà – Inform)

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