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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

In Aula il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano sul rafforzamento della rete consolare italiana nel Regno Unito in concomitanza con la Brexit

CAMERA DEI DEPUTATI

La risposta alle interrogazioni di Dario Bond (Fi) e Massimo Ungaro (Pd). Di Stefano assicura l’impegno del Governo, ma chiarisce che “il rafforzamento della rete all’estero, così come l’eventuale revisione del provvedimento di soppressione del consolato di Manchester, sono possibili solo a fronte della disponibilità di nuove risorse umane e finanziarie”

ROMA – Il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano ha risposto in Aula a due interrogazioni sulle iniziative volte a rafforzare i servizi consolari in Gran Bretagna, anche in considerazione degli sviluppi relativi alla Brexit: la prima di Dario Bond (Fi) e la seconda di Massimo Ungaro (Pd, ripartizione Europa). Mentre Ungaro domanda di “adottare per il biennio 2019-2020 iniziative per il raddoppiamento di tutto il personale consolare presente in Gran Bretagna, per risolvere il problema dell’inevaso e per affrontare le evidenti necessità future”, Bond suggerisce anche la riapertura del consolato di Manchester e l’affidamento di alcuni servizi consolari, almeno in via temporanea, ad agenzie inoutsourcing, come avviene per strutture diplomatiche di altri Paesi, “fino al normalizzarsi della situazione”.

Di Stefano ha ribadito l’importanza della questione, segnalando come le problematiche affondino radici nel tempo e siano legate “ai finanziamenti che la Farnesina riceve e alla possibilità di erogare il servizio”. In aggiunta a questo, “la Brexit e la paura che con essa si è generata hanno innescato una serie di meccanismi a catena che hanno ancor di più aggravato la situazione della nostra rete diplomatica – afferma il Sottosegretario, richiamando poi “la pesante riduzione del personale di ruolo che ha interessato la Farnesina”: una contrazione del 30% delle unità appartenenti soltanto alle aree funzionali negli ultimi dieci anni, che ha causato un innalzamento dell’età media del personale in servizio a 56 anni. “Vi è quindi una crescente difficoltà ad assicurare un livello di servizi adeguato a esigenze dei cittadini e delle imprese all’estero, in particolare, ovviamente, cittadinanza, visti, passaporti e sicurezza in generale. Allo stesso tempo la Farnesina è stata chiamata negli ultimi anni a realizzare un limitato, seppur impegnativo – data appunto la mancanza di risorse di cui dicevo prima – piano di aperture di nuovi uffici in Paesi emergenti o di forte interesse strategico per l’Italia, come Niamey, Conakry, Ulan Bator, Erbil e tanti altri, cui si è fatto fronte con un’ulteriore ridistribuzione delle risorse perché – segnala Di Stefano – non abbiamo avuto la possibilità di nuove assunzioni”. Le preoccupazione per la carenza di personale permane nonostante siano in corso procedure concorsuali per nuove assunzioni che però “consentiranno di sostituire solo parzialmente il personale che cesserà il servizio nel prossimo biennio per raggiunti limiti di età – sottolinea il Sottosegretario, ribadendo come la Farnesina continui a riservare “la massima attenzione all’efficienza della rete consolare, con particolare riguardo alle sedi con più rilevante presenza di comunità italiana espatriata”. Tra esse vi è anche il Regno Unito e in particolare il consolato generale di Londra, che “in connessione con la Brexit ha registrato un aumento esponenziale della domanda di servizi consolari da parte della comunità italiana residente in loco”, e verso cui nel corso del 2018 “è stato disposto l’invio da Roma di un’ulteriore funzionario diplomatico con funzioni di console e sette funzionari consolari in assegnazione temporanea”. A ciò si aggiunge l’assunzione autorizzata di 15 unità temporanee, dato che configura – segnala Di Stefano – un “piano di rafforzamento della capacità della sede del tutto straordinario, che permetterà di venire incontro alle esigenze dei connazionali residenti non solo a Londra ma anche quelli presenti a Manchester e in altre località del Regno Unito”. Con l’aumento dei connazionali iscritti all’Aire – il 9% nel 2017 e il 6,5% al 31 ottobre 2018, per un totale di iscritti che supera i 325 mila, – “è cresciuta anche l’efficienza della sede – afferma il Sottosegretario, ricordando come nell’anno in corso siano già stati emessi circa 27 mila passaporti, cifra pari a quella registrata nel 2017. Per quanto riguarda l’eventualità di far gestire alcuni servizi in outsourcing, si rilevano difficoltà legate alla compatibilità con la normativa vigente per problemi di sicurezza e privacy, in primis. “Allo stato attuale, quindi, il rafforzamento della rete all’estero, così come l’eventuale revisione del provvedimento che nel 2011 dispose la soppressione del consolato di Manchester, sono possibili solo a fronte della disponibilità di nuove risorse umane e finanziarie” – puntualizza Di Stefano, precisando come “in alternativa, l’attribuzione di ulteriori unità al consolato generale di Londra potrà avvenire solamente sottraendo un pari numero di unità in altri uffici della rete diplomatico-consolare, che già opera in tutte le sedi in condizioni di grave e ormai sistematica carenza di risorse umane”.

L’impegno del Governo resta quello di “migliorare la rete dei consolati”, nella consapevolezza che “in alcune località, come l’America Latina, siamo in fortissima crisi – afferma il Sottosegretario, ribadendo “il grande sforzo che la Farnesina sta facendo per mantenere i servizi esistenti, nonostante le grandi difficoltà”. “Da questo punto di vista, va anche ricordato l’enorme e straordinario lavoro che fanno i nostri consolati a fronte delle risorse che hanno – conclude Di Stefano, assicurando l’attenzione del Governo sulla problematica.

In sede di replica, Ungaro si dichiara insoddisfatto della risposta e ricorda come il consolato di Londra sia “estremamente congestionato” e a rischio emergenza per due ragioni: nel caso di una Brexit senza accordo si configurerebbe “il caos legale nella nostra comunità di oltre 700 mila italiani”; per ottenere il settled status, che sarà, in futuro, l’unico documento per poter rimanere legalmente in quel Paese, è necessario avere un documento valido e per questo molti connazionali si rivolgeranno al Consolato proprio in concomitanza con l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue.

Per Ungaro, inoltre, la riapertura del consolato a Manchester potrebbe “decongestionare il consolato italiano di Londra”. “Io non credo che voi potete porvi come obiettivo la promozione del sistema Paese, aprendo a Conakry e a Ulan Bator, se poi non riusciamo neanche a dare i servizi base ai nostri cittadini – ribadisce l’esponente democratico, rinnovando la sua richiesta di raddoppio del personale, almeno per quanto riguarda i contrattisti, per affrontare “l’emergenza a cui stiamo andando incontro”. (Inform)

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