direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

In Assemblea Plenaria il dibattito sul mondo dell’editoria italiana all’estero in profondo cambiamento

CGIE

L’intervento del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria Vito Crimi

 

ROMA- Il segretario generale del Cgie Michele Schiavone introduce i lavori del terzo pomeriggio dell’Assemblea Plenaria che verteranno sul mondo dell’editoria italiana all’estero e sul suo profondo cambiamento. Un convegno, ospitato dal Consiglio Generale,  organizzato dalla Commissione Informazione del Cgie insieme alla Fusie. Nel discorso introduttivo Schiavone fa particolare riferimento all’intervento del sottosegretario Vito Crimi che parlerà, in rappresentanza del governo, della legge sull’editoria numero 198/2016 e del decreto legislativo 70/2017 e delle eventuali modifiche.

Prende la parola il Consigliere Francesco Iannelli del Dipartimento Editoria che introduce l’argomento: “questa è un’occasione per spiegare il senso degli ultimi interventi normativi e accogliere opinioni da una platea qualificata. Il settore di questi contribuiti per la stampa in lingua italiana per l’estero era stato già discusso nel decreto Lotti dal governo precedente. Ma con questo decreto si era messo in atto un intervento non abbastanza approfondito perché i metodi del calcolo e della distribuzione delle risorse ricalcavano metodi precedenti. Successivamente con la legge 198/2016 è stato impostato un intervento più approfondito non solo per i contributi diretti ma per una serie di temi. In questo caso la contribuzione diretta ha subito un intervento più sostanziale e c’è stata una maggiore incidenza sulla disciplina giuridica in merito a questi contributi dedicati agli italiani che editano all’estero. Dobbiamo attuare una dottrina che intervenga in modo più diretto rispetto al passato. Il punto di svolta è nei requisiti: un’anzianità di almeno due anni, una periodicità almeno trimestrale e ci sono una serie di novità che riguardano i criteri con i quali possono essere calcolati i contributi e distribuite le risorse; quindi l’obiettivo è raggiungere una maggiore uniformità con le leggi vigenti per la stampa nazionale. Con la legge Lotti del governo Renzi si era preservata la categoria attuando una diversa ratio; con il nostro intervento si vuole andare nel senso di una maggiore uniformità. Entrano quindi in gioco ad esempio i costi di produzione (di stampa, di edizione e distribuzione) con una serie di regole e tetti di ammissibilità. Questo è un discorso che uniforma le imprese alle scelte degli altri editori quantomeno per quanto concerne il contributo diretto. Il 10% delle risorse che tradizionalmente viene distribuito in maniera orizzontale a tutti gli aventi diritto mentre prima erano tarate in modo più astratto (slegato da una risposta del mercato effettiva che ci potesse dire quanto quella testata costituisse una voce pubblica seguita e ascoltata). Per quanto riguarda le risorse c’è una differenza sostanziale dal punto di vista delle metodologie: mentre prima le risorse erano stabilite per legge in cifra fissa, con il nuovo sistema queste risorse vengono decise nell’ambito del corso unico per il pluralismo; tutti gli interventi che si sostanziano in una contribuzione diretta agli editori gravano sull’unico fondo per la pluralità stabilito dall’articolo 1 della legge 198/2016. Annualmente il fondo viene diviso in quota per la Presidenza del Consiglio e quota del Ministero dello Sviluppo; qui è compresa anche la quota da assegnare alla stampa edita e diffusa all’estero. In norma primaria è stato stabilito che in sede di prima attuazione le risorse destinate ai due settori (stampa edita e diffusa all’estero e stampa edita in Italia e diffusa all’estero) vengano stabilite tra il 30% e il 70% e nella quota complessiva di due milioni di euro, almeno per ora. Non è detto che non ci saranno aggiustamenti di questa quota”. Quindi un livello delle risorse non ancora quantificabile. 

 

Schiavone a questo punto afferma: “abbiamo qui per la prima volta i rappresentanti della stampa estera e da loro soprattutto aspettiamo degli interventi”. Ha poi chiesto la parola il direttore del giornale “La Voce” di Canada e Usa, Arturo Tridico che ha rilevato l’importanza di quantificare l’apporto della stampa italiana all’estero alla diffusione del Sistema Italia e del turismo di ritorno”. A seguire prende la parola Philip Baglini, direttore di radio “London One” da Londra: “la mia esperienza è di un magazine online e ho creato una radio italiana. I tempi cambiano e chiedo ai miei colleghi di unirsi per contrastare le fake news. Io sono l’esempio che può esistere una collaborazione tra cartaceo e online che si muovano anche attraverso canali radio. Se c’è una legge che prevede dei soldi anche per l’online spero possano essere definiti dei criteri chiari di applicabilità”.

Interviene poi il consigliere Fernando Marzo (Belgio):   “Quando la Rai mette in atto delle procedure tecniche con oscurazioni dei programmi è normale che da fuori si faccianno un’idea non ottimale del nostro Paese” .

Mimmo Porpiglia del quotidiano “Gente d’Italia” dall’Uruguay afferma invece: “dentro la questione dei contributi ci sono i piccoli giornali e i no profit. Vorrei sottolineare che a noi testate viene rimborsato solo tra il 30% e il 50% degli stipendi dei giornalisti a tempo indeterminato. Dopo il taglio delle risorse come verranno pagati? Voi – ha aggiunto rivolgendosi al Sottosegretario Crimi – volete fare una legge a parte o affrontare la questione nella legge di bilancio?”.

Interviene la consigliera Ilalia Del Bianco (Cgie – Lucchesi nel Mondo) : “io inviterei il sottosegretario ad esprimere l’opinione del governo su questa legge. Vorremo avere un’idea chiara del nostro futuro perché spesso l’incertezza è la cosa peggiore. Più che esprimere la mia paura rispetto al futuro che ci aspetta, che è una paura non del non saper cambiare ma una paura del perdere qualcosa di importante per strada, vorrei capire. Penso che dovremmo essere accompagnati dal governo”.

Interviene Maria Bernasconi (L’Altraitalia) : “esiste una grossa rete della stampa italiana all’estero che copre tutto il pianeta con 250 milioni di lettori potenziali (80 milioni di discendenti dei migranti italiani, cittadini di paesi in cui l’italiano è lingua ufficiale e non, gli italofoni, i parlanti italiani come seconda lingua, gli studenti erasmus). Il numero di testate negli ultimi anni si è triplicato. Forse non si comprendono le potenzialità di questi strumenti, dei mass media all’estero che sono il più importante veicolo di informazione. È sempre più difficile che le testate possano coprire i costi”. Luigi Scaglione, dirigente della Regione Basilicata, prende la parola: “voglio esprimere una sollecitazione a guardare al sistema nel suo complesso, agli strumenti che le regioni mettono a disposizione. È necessario provare a canalizzare anche attraverso il nuovo sistema una modalità nuova di informazione dalle regioni alle singole città nel mondo. Non è un buon momento nei rapporti tra la stampa e il governo ma credo ci sia un’esigenza di guardare a questo rapporto. Non possiamo essere distratti nelle attività informative dedicate ai nostri connazionali. Le regioni hanno una rete con legami attivi molto forti con le comunità nei vari paesi che hanno bisogno di mantenere. Mi auguro che ci sia una continuo confronto per garantire anche la pluralità delle voci”.

Il Direttore della testata “Trentini nel mondo” Maurizio Tommasi fa il suo intervento: “quando si parla di stampa all’estero ci sono valori immateriali che non si possono contare. C’è un turismo di ritorno ad esempio e la promozione dell’italianità nel mondo attuata dalla comunicazione. Direi che vanno tenuti in considerazione anche questi aspetti. Spero che da questo pomeriggio ci possa essere un’apertura”.

 Interviene quindi il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, Vito Crimi: “porto un saluto da parte del Governo che rappresento. Vorrei fare il punto della situazione e cercare di farvi comprendere alcuni aspetti. Il Consigliere Iannelli ha enunciato i criteri della legge che non abbiamo scritto noi ma che ci ritroviamo. In quella legge c’è una frase che ci deve far riflettere: il sottoscritto ha il potere di decidere quante risorse allocare per il contributo alla stampa estera. Questo potere è in mano al governo, alla politica. Voi potete immaginare quando c’è un soggetto che ha il potere e una pluralità di soggetti che da questo potere dipendono che questo non è sano. C’è un rapporto di dipendenza e non va caldeggiato perché è pericoloso. Nella legge finanziaria 2018 viene aumentato del 50% il contributo da 2 a 3 milioni in prossimità delle elezioni. Questa è un’anomalia del sistema. Poi vorrei sottolineare che non c’è un odio verso i giornalisti da parte del governo ma al contrario fin dall’inizio c’è stata un’avversione da parte di taluna stampa italiana, avversione alla quale oggi il governo sta reagendo. Con la legge in vigore non è consentito fare una valutazione. Ci sono alcuni elementi minimi ma non c’è un criterio di valutazione. La valutazione è sempre un elemento soggettivo nel momento in cui viene deciso se il messaggio è corretto o no. Se viene demandata al governo la possibilità di decidere non so se questo sia veramente positivo. Alcuni soggetti drenano una quantità di risorse più elevata di altri proprio perché si tengono in considerazione vari fattori. Immaginate se arrivasse un editore che drenasse un valore alto arrivando al tetto massimo: toglierebbe molto agli altri. Non vogliamo cancellare il fondo per il pluralismo. Il finanziamento diretto agli editori a nostro avviso non ha funzionato perché gli editori non hanno saputo sfruttare le risorse per raccogliere le sfide. La progressività sarà molto più lenta: questo è il percorso delineato dopo una serie di interlocuzioni. Ciascuno avrà chiaro quali saranno i cambiamenti nel corso dei prossimi 3 o 4 anni. In legge di bilancio si delineerà una prospettiva nell’arco del quadriennio di come si evolverà la situazione. Si vuole accompagnare il cambiamento evitando morti e feriti. L’idea è spostarsi dal finanziamento diretto all’incentivo all’innovazione che è comunque già in corso; questo in modo da usare strumenti di comunicazione diversi. Deve essere un incentivo a progetti, idee che possano portare a diffondere la cultura italiana all’estero. Poi l’elemento più difficile da identificare è quale sia il valore che la stampa italiana all’estero porta? Come possiamo quantificarlo? Forse avere elementi di questo tipo aiuterebbe a capire se questo è un investimento o è a fondo perduto. La prospettiva è quella di un’innovazione di strumenti ma anche della tipologia di contenuti. Ad esempio Fanpage ha inventato un nuovo contenuto sfruttando la tecnologia. Queste sono lo sfide che vanno incentivate. Il contributo alla stampa all’estero è determinato dal DPCM e quello che ci auguriamo è di introdurre la possibilità di finanziare progetti innovativi e l’invito che faccio è quello di cercare di innovare in termini di strumenti e di contenuti. I termini sono quelli del dialogo per cui l’invito che faccio è quello di capire quali siano gli strumenti migliori per spostarci dal finanziamento diretto all’editore ad altre forme dirette all’editoria come sistema”. 

In risposta al sottosegretario Crimi, prende la parola il presidente della Fusie Giangi Cretti : “saremo ben felici di accompagnare nella fase di innovazione. Rimane il dubbio su quale venga considerato il valore della stampa italiana all’estero. Vorrei poi sottolineare che l’incremento di un milione è vero che è avvenuto tra il 2017 e il 2018 ma è vero anche che ci sono stati altri interventi precedenti: uno da 600 mila e uno da un milione. Questa stampa ha un valore e c’è una storia intera che lo dimostra”. (Maria Stella Rombolà- Inform)

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail
Powered by WordPress | Designed by Elegant Themes