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Il sottosegretario alle Politiche Europee, Sandro Gozi partecipa a Londra al Financial Times Brexit and Beyond Summit

BREXIT

“Nostra priorità è trovare subito un accordo sui diritti acquisiti dei nostri cittadini nel Regno Unito e britannici nell’Ue”

 

LONDRA – “Quello con la Gran Bretagna per la Brexit sarà un negoziato complesso, e in molti si stanno rendendo conto che è necessario minimizzare l’incertezza che la decisione del ritiro del Regno unito dall’Ue provoca nei cittadini europei, per il mondo dell’impresa e per tutti gli Stati membri che rimangono”: così il sottosegretario alle Politiche Europee, Sandro Gozi, nelle dichiarazioni riportate dall’Ambasciata d’Italia a Londra e rilasciate a margine del Financial Times Brexit and Beyond Summit svoltosi nella capitale britannica.

“Il processo di uscita dovrà finire il 29 marzo 2019 e il negoziato non sarà tra il Regno Unito e 27 paesi, ma tra il Regno unito e l’Unione europea che dovrà negoziare in maniera unita e unitaria. La Commissione europea sarà il nostro negoziatore – precisa Gozi, – dovrà parlare per tutti i 27 paesi alla luce dei nostri orientamenti e decisioni. Questa è l’unica condizione per fare un negoziato ordinato e comprensibile in cui noi dobbiamo salvaguardare i nostri interessi come italiani. È indubbio che il metodo influenza il negoziato stesso e il suo risultato. La sequenza di accordi è prima il recesso e poi il nuovo partenariato. Su questo dobbiamo essere molto chiari perché è questo che consente di fare un negoziato efficace e che concretamente minimizza l’incertezza del negoziato”.

“La nostra priorità – ha proseguito il sottosegretario – è trovare subito un accordo sui diritti acquisiti dei nostri cittadini nel Regno Unito e britannici nell’Ue. Questo è fondamentale. Perché non è affatto giusto che i nostri connazionali che hanno fatto una scommessa di vita nel Regno Unito oggi vivano nell’incertezza. L’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea è una perdita per tutti, ma indubbiamente lo sarà più per loro che per noi. I britannici, ad esempio, dovranno adempiere ai loro obblighi di finanziamento del bilancio dell’Unione europea e noi vigileremo affinché questo avvenga perché non vogliamo pagare noi la loro uscita. Ma sono fiducioso sul buon esito del negoziato e anche perché la stessa Theresa May ha citato tra i pilastri della ‘partnership speciale’ non solo un accordo economico e commerciale, ma anche un accordo sulla sicurezza. Riteniamo che queste debbano essere due aree di partenariato forte con il Regno unito una volta che il negoziato sarà finito, in particolare quella della sicurezza”. (Inform)

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