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Il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova risponde sul futuro dell’attuale sede dell’IIC di Bruxelles

SENATO DELLA REPUBBLICA

In Commissione Affari Esteri un’interrogazione a prima firma Michela Montevecchi (M5S)

Il sottosegretario assicura che la sede di rue de Livourne “non è inclusa nei progetti di razionalizzazione del patrimonio perché edificio storico e ben si presta ad un’azione di rilancio dell’immagine culturale dell’Italia all’estero”. Necessaria però una sua ristrutturazione

 

ROMA – Il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova ha risposto in Commissione Affari Esteri al Senato all’interrogazione a prima firma Michela Montevecchi (M5S) in merito all’acquisto di un immobile sito in rue Joseph II a Bruxelles destinato a divenire anche sede dell’Istituto Italiano di Cultura attualmente attivo nella sede storica di rue de Livourne 38.

Al Ministero degli Affari esteri si chiedono chiarimenti su ipotesi di vendita di quest’ultima sede e se non la si ritenga invece “la più adeguata per ospitare l’IIC” e “quali iniziative adottare affinché vengano salvaguardate le attività dell’istituto stesso, nonché la biblioteca”.

Della Vedova ricorda come “la razionalizzazione delle proprietà immobiliari dello Stato all’estero è una delle priorità che la legge ha assegnato al Maeci”, che “comporta obiettivi impegnativi che coinvolgono il Ministero nel raggiungimento dei previsti saldi di finanza pubblica e nella riduzione del debito, imponendo esplicitamente una revisione della politica sugli immobili demaniali”. Ribadisce come la legge di bilancio 2017 abbia stabilito che “il Maeci dovrà conseguire dalle dismissioni immobiliari proventi per 26 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018, mentre per il 2019 è stato inserito un target di 16 milioni di euro”. Si tratta – rileva – di “obiettivi che devono essere accompagnati, in un’ottica di riduzione delle spese fisse, da una politica di razionalizzazione degli immobili demaniali attraverso accorpamento di uffici, condivisione di servizi, inclusi quelli relativi alla sicurezza, e realizzazione di aree comuni”.

Tuttavia l’IIC di Bruxelles “non è stato incluso nei progetti di razionalizzazione del patrimonio, anche perché si tratta di un edificio storico, di indubbio prestigio e di riconosciuta bellezza, e perché si trova in una posizione centrale di Bruxelles che ben si presta ad un’azione di rilancio dell’immagine culturale dell’Italia all’estero – assicura Della Vedova, smentendo dunque le ipotesi di vendita dell’edificio in questione. Essendo in esso però presenti “criticità strutturali e di sicurezza” ed “evidenti segni di degrado”, si impone la necessità di intraprendere opere di  ristrutturazione, il cui costo è quantificato in circa 2,3 milioni di euro.

In merito all’acquisto del complesso immobiliare a rue Joseph II, il sottosegretario precisa la finalità sia quella di creare in esso “un polo Italia, ove insediare vari uffici dell’Amministrazione pubblica nella capitale belga, con significativi risparmi sui costi di gestione e funzionamento”.

In sede di replica Montevecchi si dice soddisfatta della risposta del Governo e auspica che il processo di rafforzamento delle presenza diplomatica in Belgio si realizzi in tempi brevi. (Inform)

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