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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Il Segretario Generale del Cgie Michele Schiavone sul primo sì del Senato alla riforma costituzionale volta alla riduzione del numero dei deputati e dei senatori, compresi gli eletti all’estero

CGIE

Non c’è nulla che sia ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali

ROMA – “Nell’aula del Senato della repubblica italiana il 7 febbraio è stata approvata la proposta di legge di modifica costituzionale per la riduzione del numero dei deputati da 630 a 400 e del numero dei senatori eletti da 315 a 200. Il provvedimento approvato, recante modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero di parlamentari seguirà il percorso e passerà al vaglio della Camera dei deputati. Si è consumato un copione il cui esito era scontato per l’inequivocabile forza dei numeri esistente tra le forze di maggioranza e quelle di opposizione. Trattandosi di una modifica tendente a riformare alcuni principi della costituzione italiana, era viva e rimane l’attesa per un dibattito alto e qualificante, nel quale i principi della democrazia, gli aspetti peculiari della democrazia rappresentativa e parlamentare dovrebbero esulare dalla contingenza politica per essere, invece, proiettati al futuro del nostro paese, nel quale le regole devono garantire tutti i cittadini, quelli di maggioranza e quelli di minoranza, quelli residenti in Italia e all’estero”. Inizia così la nota del Segretario Generale del Cgie Michele Schiavone sul primo sì del Senato alla riforma costituzionale che prevede la riduzione del numero dei deputati e dei senatori anche della circoscrizione Estero.

“Sull’altare dell’efficienza e dei costi – prosegue Schiavone – è stata immolata la composizione numerica della rappresentanza, per ridurla del 35 percento, che i padri costituenti, invece, avevano volutamente definitivo per portare nel Parlamento la voce dei cittadini di tutti i territori, le sensibilità delle persone, l’empatia e la speranza, che avvicinano i cittadini alle istituzioni e concorrono a costituire e costruire giorno dopo giorno l’unità nazionale. La democrazia ha i suoi costi e va preservata per garantire i cittadini”. Schiavone sottolinea inoltre come molti senatori abbiano votato rispondendo espressamente alle consegne di partito, mentre altri abbiano esposto le ragioni che differenziano i parlamentari eletti nel territorio nazionale da quelli residenti nella circoscrizione estero. Per il Segretario Generale appare anche incomprensibile come, a distanza di 13 anni dall’entrata in parlamento della rappresentanza eletta nella circoscrizione Estero, i 6,000,000 di connazionali residenti nel mondo possano ancora essere considerati alla stregua di una “riserva indiana”, non adatta a sedere in parlamento .

Schiavone , dopo aver criticato le dichiarazioni rilasciate da alcuni dei 18 parlamentari eletti nella circoscrizione Estero , ha evidenziato come dal dibattito in Senato emerga il fatto  “che la presenza in parlamento di un numero adeguato di eletti nella circoscrizione estero” sia “sopportata e tollerata” e “non sembri scontata” . Per il  Segretario Generale questa presenza  é invece “certamente innovativa persino al giorno d’oggi, in un’epoca in cui in Europa sono scomparse le frontiere e i muri e gli italiani all’estero esercitano un fascino e una tendenza di promozione del nostro paese”. “A fronte del risultato espresso dal Senato sulla riduzione dei parlamentari e scongiurare il taglio della nostra rappresentanza, gli italiani nel mondo – conclude Schiavone – si aspettano, dai 18 parlamentari e dal sottosegretario per gli italiani nel mondo eletti nella circoscrizione estero, un soprassalto di autostima ed un’iniziativa politica unitaria per mantenere la quota prevista oggi nella costituzione. In questo difficile momento l’appartenenza partitica è subordinata agli interessi dei cittadini italiani all’estero. Riconoscere la nostra giusta presenza quantitativa e qualitativa serve all’Italia per impedire di far parti uguali tra disuguali, ma soprattutto di far raggiungere ai disuguali gli stessi obiettivi degli uguali”. (Inform)

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