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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

“Il problema non sono i popoli ma le ideologie”: da Sant’Anna una lezione contro i fondamentalismi di oggi

MEMORIA

 

SANT’ANNA DI STAZZEMA (Lucca) – Anche ieri ad accogliere chi arrivava a Sant’Anna c’era lui, Enrico Pieri, sopravvissuto a dieci anni alla strage e presidente dell’associazione Martiti di Sant’Anna.

Da primavera fino all’estate non manca un giorno: è il suo impegno quotidiano, con diecimila studenti che giungono ogni anno e un campo in estate dove ragazzi italiani e tedeschi ricordano e si parlano. Enrico è lì tutte le mattine per far capire anzitutto, per infondere consapevolezza di ciò che è stato (senza rancore oramai) e tessere fili di dialogo. Fu sempre lui, nel 2013, ad invitare ed accogliere il presidente della Germania Joachin Gauck. Ci sono invece gli ambasciatori del G7 riuniti a Lucca – Giappone, Regno Unito, Canada, Germania –, il console onorario francese e il sottosegretario americano Tillerson, guidati dal ministro Alfano e dall”alta rappresentante per gli Affari esteri dell’Unione europea Federica Mogherini. Ci sono anche la Regione Toscana, sette sindaci e il presidente della Provincia.

“Lavoriamo per la memoria, per noi è importante che vengano qui” racconta Pieri. L’agenda del G7 a Lucca era stretta, ma alla fine sono venuti. “Se abbiamo avuto in Europa settanta anni di pace e benessere lo dobbiamo anche a chi ha dato la vita, senza colpe” aggiunge. “Peccato – mastica amaro – che anziché svuotare gli arsenali nel mondo si continui a riempirli e ancora si bombardi”. “Invece vanno svuotati gli arsenali” dice. Lo ha ripetuto ad Alfano, alla Mogherini che lo ha invitato a Bruxelles per testimoniare la storia di Sant’Anna, al sottosegretario americano e a tutte le autorità.

Settantatré anni fa l’orrore, oggi un luogo che parla di pace

Sono una quindicina scarsi i superstiti oggi di quella strage che soffocò 560 vite. Con Enrico nella piazzetta che unisce la chiesa al museo c’è Mario Marsilii, salvato settantatré anni fa dalla mamma che scagliò uno zoccolo contro il soldato tedesco. C’è Mario Livi, che era però troppo piccolo per ricordare. Ci sono tre sorelle, anche loro sopravvissute a quel giorno d’orrore, e c’è Enio Mancini. “Con una ‘n’ sola – precisa -, sono già nato povero”: “Il problema sono le ideologie e non i popoli – ammonisce – Oggi ho tanti amici tedeschi ed ho visto piangere tanti ragazzi tedeschi davanti a questo sacrario”. La consapevolezza educa alla pace e cancella il rancore “Vale lo stesso oggi per i fondamentalismi” annuisce.

La storia di Enrico insegna. “Per moltissimi anni non mi sono avvicinato alla Germania: provavo rancore e anche odio per chi mi aveva rubato l’esistenza – racconta – Non volevo neppure parlare di quei giorni. Poi mi resi conto dell’importanza della memoria e che i ragazzi hanno bisogno di sentire queste storie, per conoscere e non ripetere quegli sbagli”.”Mi ero ripromesso che non sarei mai andato in Germania – prosegue – e invece nel 2009 accettai l’invito di un’associazione di Colonia che voleva che parlassi di pace. Fu allora che sentii il dovere di superare una volta per tutte l’odio che avevo covato dentro”. Nel segno del dialogo  e della memoria. (Walter Fortini – Inform)

 

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