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Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte interviene nell’Aula del Senato sul Consiglio Europeo di Bruxelles del 17 e 18 ottobre

SENATO DELLA REPUBBLICA

L’accordo sulla Brexit dovrà assicurare, anche in concreto, la tutela dei diritti acquisiti dai cittadini europei, tra cui i circa 700.000 italiani residenti nel Regno Unito, attraverso procedure semplici e rapide, con particolare attenzione alla protezione delle categorie più vulnerabili”

ROMA – Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte è intervenuto nell’Aula del Senato sul prossimo Consiglio Europeo di Bruxelles del 17 e 18 ottobre e sull’Eurosummit del 18 ottobre.

“Questo Consiglio europeo – ha esordito il Premier – arriva in una fase particolarmente importante per il progetto europeo. È infatti iniziato il periodo conclusivo del cosiddetto ciclo istituzionale. Le elezioni europee, che sono fissate a maggio 2019, apriranno la strada alla designazione della nuova Commissione e del nuovo Presidente del Consiglio europeo. Soprattutto il percorso verso le elezioni europee vede l’Unione di fronte a quattro sfide, le cui risposte sono improcrastinabili nella stessa percezione dei cittadini europei. La prima sfida è quella di lavorare per una gestione condivisa multilivello dei flussi migratori, che consenta di affrontare un problema ormai di carattere globale con un cambio di paradigma, come noi abbiamo suggerito sin dall’inizio, privilegiando un approccio strutturale a un approccio emergenziale, partendo dai movimenti primari per arrivare a quelli secondari. Occorre dare una risposta comune, con la definizione di un meccanismo stabile e sostenibile già nelle fasi di sbarco, redistribuzione e rimpatrio, senza oneri aggiuntivi per i Paesi come l’Italia di primo arrivo. Sono gli obiettivi di una regolamentazione efficiente e puntuale, inclusi nella nostra European Multilevel Strategy for Migration, con i quali l’Italia, grazie al suo significativo apporto, ha contribuito a invertire la tendenza in Europa dal Consiglio europeo di giugno”.

Conte si è poi soffermato sul nodo della Brexit, che, per il Presidente del Consiglio, va sciolto arrivando a un accordo di recesso tra Regno Unito e Unione europea che tuteli i diritti acquisiti dei cittadini europei residenti nel Regno Unito, le relazioni economico-commerciali, per l’Italia in particolare le indicazioni geografiche e la sicurezza.

In proposito Conte ha sottolineato come nel Consiglio Europeo i 27 Capi di Stato e di Governo valuteranno lo stato dell’arte del negoziato in vista della ripresa dei colloqui tra il Regno Unito e l’Unione europea e di un possibile accordo a novembre. “Domenica scorsa, – ha ricordato il Premier – i negoziatori del Regno Unito e dell’Unione europea hanno preso atto dell’impossibilità, al momento, di trovare un’intesa sulla questione irlandese. È un tema complesso, in cui le ipotesi tecniche per evitare in concreto una frontiera fisica tra le due Irlande si intrecciano con importanti questioni, come sapete, di principio. I tempi sono davvero strettissimi. Dovremo lavorare tutti con buon senso, senza cedere alle emozioni e a reazioni istintive, per evitare un fallimento dei negoziati che, dobbiamo riconoscerlo e dirlo, sarebbe un salto nel vuoto, con presumibile effetto negativo per imprese e cittadini. È invece nostro dovere assicurare un recesso ordinato, seconda modalità che siano chiare e garantiscano la protezione dei diritti acquisiti dai cittadini europei, nonché la stabilità economica e finanziaria per le imprese.

L’intesa finale – ha proseguito Conte dovrà essere rispettosa della volontà del popolo britannico di lasciare l’Unione europea e dei principi fondamentali dell’Unione stessa. L’accordo sulla Brexit dovrà assicurare, anche in concreto, la tutela dei diritti acquisiti dai cittadini europei, tra cui i circa 700.000 italiani residenti nel Regno Unito, attraverso procedure semplici e rapide, con particolare attenzione alla protezione delle categorie più vulnerabili. Un altro tema centrale per l’Italia e per molti Paesi europei – ha proseguito il Premier – è la protezione delle indicazioni geografiche e delle regole di origine. Qualsiasi intesa con il Regno Unito, su questo sono stato molto chiaro con il rappresentante e il negoziatore dell’Unione europea Barnier, dovrà preservare e valorizzare questo imprescindibile patrimonio di conoscenze, tradizioni e opportunità economiche. Una volta concordati i termini del recesso con un accordo che regoli anche la complessa questione del confine irlandese, potremo lavorare con il Governo britannico per costruire un futuro partenariato economico e di sicurezza, all’altezza dei profondi legami tra Londra e il resto del continente europeo. È questo il nostro obiettivo principale dopo l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, che mi auguro avvenga in termini chiari e amichevoli, senza strappi. Soltanto in un clima di solida amicizia e reciproca fiducia potremo trovare nuove modalità di cooperazione e costruire una relazione economica e di sicurezza tra l’Unione europea e il Regno Unito all’altezza dei legami storici, culturali e politici tra Londra, l’Italia e il resto dell’Europa”.

Conte ha poi rilevato come una terza sfida del Cosiglio Europeo sia rappresentata della stabilità economico-finanziaria, della governance dell’Eurozona e del completamento dell’Unione bancaria europea. “Per il nostro Paese – ha spiegato il Presidente del Consiglio – è fondamentale ridurre il gap di crescita con l’Unione europea, orientando la politica fiscale di spesa pubblica a una prospettiva di crescita economica stabile e sostenibile. Al contempo, sosterremo la necessità di creare un vero meccanismo europeo di protezione dei depositi bancari, ovvero il terzo pilastro a compimento dell’Unione bancaria. L’impegno dell’Italia per il completamento dell’Unione economica e bancaria resta immutato”.

“La quarta sfida – ha proseguito Conte – è il negoziato per un nuovo e ambizioso bilancio europeo pluriennale, il quadro cosiddetto finanziario pluriennale, in cui chiederemo di spendere meglio le risorse destinate alla gestione dell’immigrazione; in più chiederemo maggiori risorse per sicurezza e crescita, ma certo non accetteremo che siano ridotti i contributi per l’agricoltura e la coesione. Lasciatemi cogliere questa occasione – ha aggiunto – per sottolineare l’urgenza di un cambio di passo dell’Unione europea, che deve proiettarsi sempre più verso le esigenze della società civile, essere più vicina ai popoli e ai cittadini. L’Italia è un Paese fondatore dell’Unione europea e un contributore netto al bilancio dell’Unione. (Inform)

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