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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Il messaggio di P. Gianni Borin, superiore regionale di Europa e Africa dei Missionari Scalabriniani

GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO 2018

Al fianco dei rifugiati, perché siamo tutti davvero “umani”

ROMA – Il Superiore dei Missionari Scalabriniani in Europa e Africa, P. Gianni Borin, sottolinea in un messaggio come l’Europa,  alla vigilia della Giornata Mondiale del Rifugiato 2018 promossa dall’Onu, sembri estendere attorno all’attuale dramma della mobilità umana barricate propagandistiche, polemiche illogiche ed emotive. Da padre Borin viene in primo luogo criticata la scelta dell’Italia, ritenuta pericolosa per i migranti, di chiudere i porti, in particolare alle ONG, al fine di raggiungere un risultato politico, senza percorrere faticosi e pazienti iter diplomatici internazionali.

In proposito padre Borin ricorda come “il dovere di tutelare la vita di ogni persona umana è imposto dal diritto internazionale, a tutti gli Stati, come si esprime la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (1982). Chi ama ripetere il ritornello ‘Aiutiamoli a casa loro!’ – continua Borin – lo dimostri sostenendo nei fatti chi, come gli Istituti missionari, lo sta già facendo da decenni! E non parlo solo a nome della mia Congregazione, che in tutto il mondo, come anche in Europa e in Africa attua iniziative di prima, seconda e terza accoglienza, di integrazione sociale delle differenze, come di prevenzione alla

mobilità forzata, ma di un ben più ampio network ecclesiale attivo sul campo, operante attraverso religiosi e laici”.

Per padre Borin  inoltre “la contrapposizione tra l’immigrazione in Italia e la fuga delle menti e delle braccia italiane nasconde in verità le gravi lacune di una politica del lavoro, della formazione professionale e della ricerca scientifica. Sin dalla fine del 1800, come Missionari Scalabriniani, abbiamo imparato, anche sulla nostra pelle, raccogliendo il grido e le sofferenze dei connazionali emigrati nelle Americhe, in Australia e in Nord Europa, cosa significasse e quanto pesasse il rifiuto dei paesi di destinazione o il

pregiudizio verso chi cercava, allora come oggi, uno spiraglio di futuro”.

“Il dovere di credenti – continua Padre Borin – ci impone di essere consapevoli che non saremo mai autenticamente tali senza l’impegno da cittadini responsabili, appassionati, che creano e alimentano attorno ad essi reti “trasversali” di persone e comunità, nell’ottica del dialogo e del confronto. Siamo ben coscienti che una parte dei cattolici in Europa non condivide questo approccio

sulla migrazione, nonostante il magistero pontificio. Nell’Esortazione Apostolica ‘Gaudete et exsultate’ del 19 marzo 2018 Papa Francesco presenta come necessario per la santità del cristiano “l’atteggiamento di mettersi nei panni di quel fratello che rischia la vita per dare un futuro ai suoi figli.” (GE 102) e, citando quattro brani biblici, sente purtroppo l’esigenza di sottolineare che: “non si tratta dell’invenzione di un Papa o di un delirio passeggero” (GE 103).  “L’immigrazione – aggiunge padre Borin – rimane un tema scomodo, che cristallizza un’infinità e complessità di problemi e interessi, che divide, anche all’interno della Chiesa”.“C’è di fronte a noi – conclude padre Borin  – la vera sfida su come conciliare chi teme anche nella Chiesa i cambiamenti Epocali,  come i movimenti migratori, con i valori del Vangelo di Gesù Cristo, il quale non permette le mutilazioni’ operate dalle ideologie (cfr. Papa Francesco in GE 100 ss). Su questo fronte occorre mettere tutta la nostra attenzione ed energie, memori del nostro chiaro mandato, anche in questo tempo di confusione socio-politica: ‘Ero forestiero e mi avete ospitato’ (Mt 25, 35), declinato nei quattro verbi che ormai il Pontefice ci ha scolpito nella mente e nel cuore: accogliere, proteggere, promuovere ed integrare”. (Inform)

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