direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Il dibattito sulla relazione del Governo: dalla cittadinanza alla riforma del voto all’estero, passando per l’elezione dei Comites e la crisi venezuelana

CGIE

Assemblea Plenaria alla Farnesina

ROMA – Dopo gli interventi istituzionali e la lettura della relazione di governo, svoltisi in apertura dell’Assemblea Plenaria del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero in corso alla Farnesina, sono intervenuti alcuni consiglieri del Cgie per sollevare degli spunti di riflessione su questioni riguardanti i connazionali che vivono lontano dall’Italia. E’ in primo luogo intervenuto il consigliere Nello Collevecchio (Venezuela) che ha rilevato le problematiche e le difficoltà affrontate dai nostri connazionali in Venezuela per quanto riguarda il diritto alla salute e ai servizi consolari.  “Lamentiamo, per i servizi di assistenza medica e per l’importazione dei medicinali, – ha aggiunto Collevecchio dopo aver ricordato le sofferenze patite dagli italiani in Venezuela – l’assenza di un coinvolgimento degli organi di rappresentanza della nostra comunità”.

Andrea Mantione (Paesi Bassi) ha portato l’attenzione sulla necessità di una convenzione tra Maeci e patronati per ciò che riguarda la sussidiarietà dei servizi. “Al momento non c’è alcun tavolo tecnico e difficilmente questa convenzione vedrà la luce senza l’impegno da parte del governo”, ha affermato Mantione. Il membro Comitato di Presidenza Gianluca Lodetti (Inas) ha espresso apprezzamento per quanto riguarda le notizie fornite dal sottosegretario Merlo sulla realizzaione della Conferenza Permanente Stato-Regioni-Province Autonome-Cgie e l’attività preparatoria per l’elezione dei Comites. “Sono appuntamenti importantissimi: sarà che siamo stati abituati ad ascoltare spesso discorsi di rinvii sia sulla Conferenza che sull’elezione dei Comites. Tuttavia si voterà per il rinnovo dei Comites pur avendo al contempo l’idea di una legge elettorale che preveda il principio dell’inversione dell’opzione, con il rischio di una minore partecipazione. L’elezione dei Comites resta comunque un’occasione importante per immettere nuova linfa nella nostra rappresentanza. Sulla riduzione dei parlamentari eletti all’estero va evidenziato che andremo verso un taglio della rappresentanza quando invece il numero degli espatri è molto aumentato rispetto ai tempi della Legge Tremaglia”, ha sottolineato Lodetti esprimendo anche preoccupazione per la proposta di riforma che prevede l’ineleggibilità parlamentare per i rappresentanti di Comites e Cgie nei due anni successivi al termine del loro mandato.

Il deputato Alessandro Fusacchia (+Europa), eletto nella ripartizione Europa, sulla cittadinanza ha ricordato che “non deve ridursi a un esercizio meramente burocratico di verifiche e test specialmente in un contesto come quello attuale in cui i migranti sono molto più mobili rispetto al passato, anche con ritorni”. Fusacchia ha evidenziato la necessità di rivedere le modalità di voto estero per quanto riguarda il voto europeo: “impedire a chi vive in un Paese extra Ue di votare a distanza per le europee è di fatto una negazione del diritto stesso di cittadinanza”. Sempre sui Paesi extracomunitari, il consigliere Aldo Lamorte (Uruguay) ha voluto esprimere soddisfazione a nome degli italo-uruguaiani per il potenziamento della sede consolare in questo paese. La deputata Francesca La Marca (Pd), eletta nella ripartizione America Settentrionale e Centrale, si è espressa contro il taglio dei seggi degli eletti all’estero sottolineando tra l’altro le ripercussioni negative che questa diminuzione comporterà nella ripartizione Nord e Centro America in termini di contatto con i connazionali e di partecipazione. Per quanto riguarda il disegno di legge di riforma del voto all’estero  La Marca ha rilevato l’effetto negativo  che avrebbe per la partecipazione l’obbligo di prenotazione per votare per corrispondenza.

Il consigliere Vincenzo Arcobelli (Usa) ha sollevato il rischio di una possibile “discriminazione, ossia quella tra gli italiani che risiedono in Patria e quelli che invece risiedono all’estero: come se le due facce dell’italianità fossero distinte in quanto a diritti e doveri”. Isabella Parisi (Germania) ha posto l’accento su un’immagine: “quella della valigia di cartone di un tempo mentre oggi abbiamo famiglie con bambini che spesso non riescono a inserirsi bene nel Paese di accoglienza”, ha commentato Parisi invitando ad alzare l’attenzione sul tema e riformare il sistema prendendo per esempio contatti con le scuole della nazione di accoglienza.

Il senatore del Pd Francesco Giacobbe, eletto nella ripartizione Asia-Africa-Oceania-Antartide, ha invitato ad evitare la retorica sulla riforma del voto all’estero, preoccupato dal paletto dell’inversione dell’opzione e dal principio di incandidabilità per chi abbia ricoperto nei due anni precedenti una carica nel Comites o nel Cgie. “Mi chiedo il perché debba essere riservato questo trattamento ai rappresentanti di queste due istituzioni: sono d’accordo sul migliorare il sistema elettorale ma contrario a meccanismi che indebolirebbero la rappresentanza all’estero”, ha affermato Giacobbe che ha rilevato la necessità di una riforma che garantisca e salvaguardi il voto all’estero da regolamentare, visto che il suffragio riguarda tutte le elezioni anche quelle  amministrative ed  europee, in maniera separata rispetto alla circoscrizione Estero.

Il consigliere Norberto Lombardi (Pd) ha espresso apprezzamento per il rinnovo dei Comites sebbene con la cupezza di un futuro poco roseo per il Cgie: “continuando così questa rischia di essere una delle nostre ultime assemblee”, ha commentato Lombardi pensando ai temi trattati in apertura dei lavori dell’Assemblea Plenaria. “Abbiamo davanti una prospettiva preoccupante per la rappresentanza, visto che ormai la riduzione degli eletti all’estero è cosa fatta. Poi c’è l’idea dell’inversione dell’opzione che rischia di essere addirittura la fine del voto all’estero: messa alla prova dei fatti, nel rinnovo recente di alcuni Comites, l’inversione ha fatto scendere al 4% la partecipazione. Se anche non fosse così bassa l’affluenza alle elezioni politiche, si avrebbe comunque una percentuale molto bassa. Non si parli di italiani all’estero solo per i brogli elettorali. Dobbiamo adesso dare il senso di quello che vuole essere il Cgie in futuro e, per fare questo, serve anche la responsabilizzazione da parte di chi vuole avere un’interlocuzione costruttiva con noi. (Simone Sperduto/Inform)

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