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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Il dibattito dei consiglieri sul parere relativo alle proposte di riforma del Cgie

ASSEMBLEA PLENARIA CGIE

Un sostanziale richiamo alla necessità di mantenere la convocazione di due plenarie l’anno e di assicurare la più ampia rappresentatività del Cgie tra le indicazioni alla base della riformulazione del parere richiesto dal Governo. Tra gli interventi anche quello di Francesca La Marca, deputata eletta per il Pd nella ripartizione America settentrionale e centrale

 

ROMA – Sostanziale richiamo alla necessità di mantenere la convocazione di due plenarie l’anno e di assicurare la più ampia rappresentatività del Consiglio generale sono stati i motivi più ricorrenti del dibattito su ruolo e riforma del Cgie che ha aperto stamani la seconda giornata di lavori dell’assemblea del Cgie.

Nel corso del dibattito sono intervenuti Valter Della Nebbia (Stati Uniti), che ha sottolineato la ricchezza data dai molteplici punti di vista forniti dai diversi componenti del Cgie, componenti la cui riduzione non andrebbe a produrre significativi margini di risparmio, e richiamato l’importanza delle plenarie, che consentono di manifestare al Governo le istanze provenienti dalle collettività, e Primo Siena (Cile), concorde sulla necessità di non ridurre il numero delle plenarie, anche perché esse forniscono l’occasione di una riunione a Roma delle stesse Commissioni continentali, occasione utile a dialogare con gli interlocutori da cui i connazionali attendono risposte. Anche Paolo Castellani (Cile) evidenzia come la convocazione delle Continentali nelle aree di riferimento non comporterebbe significativi risparmi di spesa, vanificando la ragione a base delle modifiche annunciate, ed evidenzia, analogamente a quanto fa Mariano Gazzola (Argentina), le criticità connesse alla riduzione dei consiglieri, intervento che potrebbe comportare la penalizzazione di alcune aree o Paesi sino ad oggi presenti nella plenaria, ma che potrebbero non esserlo in futuro, in seguito alle misure proposte. Per Gazzola, in particolare, il parere formulato dal Cdp è stato “frettoloso” e ne chiede una riformulazione condivisa dall’assemblea, anche perché – rileva – sembrano caduti i motivi di urgenza avanzati dal Governo (il Consiglio dei Ministri non ha ancora esaminato la proposta). Concorda con Gazzola anche Augusto Sorriso (Stati Uniti), per cui due plenarie all’anno sono “imprescindibili” per il ruolo che il Cgie svolge, ruolo che deve essere ripensato attraverso un ragionamento che vada al di là di questioni di natura puramente quantitative – afferma Luciano Neri (Italia) – che ritiene però ormai superati i termini per entrare nel merito e nella sostanza dei problemi. Neri condivide invece l’adozione del voto elettronico per l’elezione dei Comites, modalità che si augura venga estesa anche all’elezione dei parlamentari eletti all’estero. Richiama le questioni su cui ha investito il suo impegno parlamentare Francesca La Marca, deputata eletta per il Pd nella ripartizione America settentrionale e centrale, a partire dalla questione della trasmissione della cittadinanza italiana da parte delle donne che l’hanno perduta in seguito a matrimoni contratti con cittadini di altri Stati, all’esame della Commissione Affari Costituzionali della Camera, sino a quella concernente i diritti previdenziali, garanzia che passa attraverso la stipula ed il rinnovo di convenzioni bilaterali ormai datate, la doppia imposizione fiscale sulle pensioni italiane in Canada, l’assistenza sanitaria o il riconoscimento delle patenti di guida, questioni su cui assicura il proseguimento “con impegno e costanza” della sua attività. Per La Marca il rinnovo di Comites e Cgie non è ulteriormente procrastinabile e condivide i pareri sul Regolamento in materia espressi dalle Commissioni Affari Esteri di Camera e Senato. Tuttavia, si dice pessimista sul fatto che il rinnovo avvenga entro la fine dell’anno. “Il futuro non è assicurato per nessuno di noi – ammonisce, riferendosi in particolare agli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero, alla rappresentanza parlamentare eletta all’estero, all’interesse mostrato verso le politiche che riguardano questo settore, oggi forse più consapevole delle difficoltà alla luce di questa sua prima esperienza parlamentare. Alberto Bertali (Gran Bretagna) richiama l’attenzione del Governo sui temi discussi, lamentando l’assenza di esponenti dell’esecutivo – in mattinata arriva però il sottosegretario Giro, – mentre Nazzareno Mollicone (Italia) lamenta lo spazio di un solo giorno per la formulazione di un parere così importante sul Cgie, ricorda come il Consiglio generale si sia sempre opposto ai tagli e segnala come quello dei consiglieri si traduca in un taglio della rappresentanza a tutti gli effetti. Anche Norberto Lombardi (Italia) lamenta i tempi stretti della richiesta del parere e chiede al segretario generale di affrontare la questione con il ministro degli Esteri, soprattutto manifesta la necessità che l’informazione relativa a temi e richieste di così grande portata sia condivisa con tutta l’assemblea. Anche per Lombardi, inoltre, “il problema non sono i numeri ma i poteri reali che gli organismi possono avere per risolvere le questioni, non si tratta di discutere del numero di plenarie da convocare in un anno, ma del modello di rappresentanza che vogliamo difendere, su quale deve essere il ruolo del Cgie nel futuro”, mentre suggerisce di ribadire la necessità che nel prossimo Consiglio generale vi siano rappresentati tutti i Paesi che oggi sono presenti, principio che potrebbe rientrare in un parere condiviso con l’assemblea da sottoporre poi al Consiglio dei Ministri. Riferendo sulla riunione della Commissione Diritti Civili, Politici e partecipazione, il presidente Mario Tommasi evidenzia come in questo caso non sia stato rispettato il regolamento istitutivo del Cgie che prevede proprio che il parere del Cdp sulle proposte presentate dal Governo venga sottoposto alle valutazioni dell’intero Cgie. “I tagli effettuati dovrebbero inoltre essere stabiliti anche in base alla considerazione degli italiani all’estero nella loro qualità di risorsa per il Paese – prosegue, rilevando poi i suggerimenti avanzati dalla Commissione sul mantenimento della rappresentanza dei 22 Paesi al momento presenti nell’assemblea, operazione che potrebbe essere compensata da un’ulteriore riduzione della componente governativa, e sulla necessità delle due plenarie all’anno, che offrono la possibilità alle Continentali di presentare le loro istanze direttamente alle istituzioni preposte. Al Governo si riconosce l’apertura dimostrata rispetto ai pareri espressi dal Cgie e si manifesta soddisfazione per il mantenimento dell’attuale legge sui Comites, auspicando l’accoglimento delle raccomandazioni formulate dalle Commissioni Esteri di Camera e Senato. Sul fronte informazione, infine, Tommasi domanda che fine abbia fatto il sito del Cgie. Fortemente critico con il segretario generale e il Cdp l’intervento di Massimo Romagnoli (Grecia, Spagna, Israele e Turchia): “il Cgie costa 800 mila euro l’anno, e con questi fondi riusciamo a portare in Parlamento, grazie alla presenza ai nostri incontri dei parlamentari eletti all’estero, le istanze di milioni di connazionali all’estero; ritengo quindi – afferma Romagnoli – che il problema non sia il Cgie, che non è uno spreco, ma il segretario generale che non è riuscito a trasmettere il reale valore di questo organismo”. Non respinge il parere formulato dal Cdp Francesco Papandrea (Australia), che però ritiene indispensabile mantenere a 2 le plenarie, anche “per non sminuire il valore delle Commissioni tematiche”, “forse dovremmo ragionare ulteriormente – aggiunge – sulla scelta tra plenarie e Continentali”. Condivide l’intervento di Tommasi Franco Santellocco (Africa del Nord), anche se afferma di approvare il parere e le ragioni illustrate da Carozza: “tra intaccare il Cgie o i Comites, è prevalso l’interesse di salvaguardare le radici della rappresentanza – rileva, auspicando una più attenta riflessione sul rapporto tra consiglieri e consistenza numerica delle collettività all’estero, perché “non va dimenticato l’interesse economico che per l’Italia rappresentano aree in cui il numero di italiani forse non è così rilevante”. Per Gianfranco Gazzola (Svizzera), invece, l’urgenza della richiesta del Governo è giustificata dalla situazione presente, data da un Cgie che “perdura nel suo mandato decreto dopo decreto”. “È importante che sia stata scongiurata l’ipotesi di una riduzione dei Comites, ma è necessario procedere immediatamente con il loro rinnovo – afferma Gazzola, che auspica esso possa essere “occasione vera di riallacciare il discorso con le giovani generazioni di italiani”. Concorda sull’importanza delle assemblee plenarie come occasione di sintesi delle istanze delle Continentali anche Carlo Consiglio (Canada), che ritiene opportuna la modifica del parere del Cdp, suggerimenti condivisi anche da Gian Luigi Ferretti (Italia).

Al termine del dibattito Carozza ha segnalato di avere lamentato i tempi stretti del parere richiesto, ma contesta che si sia trattato di un parere “frettoloso e affrettato”. “Tuttavia il primo, relativo ai Comites ed espresso nelle medesime circostanze è formalmente ritenuto valido e condiviso dal Cgie – rileva il segretario generale, che ribadisce come alla base di entrambe le formulazioni vi sia stato il punto fermo, incarnato dal lavoro del Consiglio generale in tutti questi anni, della “lotta contro lo smantellamento del sistema di rappresentanza”. La proposta è dunque quella di un riformulazione del parere che tenga conto da un lato della necessità di assicurare la massima rappresentatività del Cgie, con la presenza almeno di tutti i Paesi ad oggi rappresentati nel Consiglio, e dall’altro, l’orientamento emerso di una seconda plenaria, ragionando meglio sull’articolazione di plenarie e Continentali. (Viviana Pansa – Inform)

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