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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Il cibo torna centrale nella spesa degli italiani

SOCIETA’

Una ricerca del CENSIS

Un consumatore curioso, pragmatico, disposto a spendere di più dove riconosce valore. E sempre informato. Riparte la spesa alimentare, fra Made in Italy, cibi pronti, acquisti online, webfood e nuove modalità di consumo. Ma gli italiani non sono più quelli di una volta

 

MILANO – Gli italiani continuano a essere prudenti, tanto da avere accumulato ben 133 miliardi di euro di cash cautelativo dall’inizio della crisi a oggi, ma torna la disponibilità agli acquisti ed è proprio il cibo a catalizzare tale inclinazione. La spesa alimentare, drasticamente segnata dalla crisi, ha ripreso a crescere negli ultimi anni, raggiungendo il 14,3% sul totale dei consumi delle famiglie, una quota significativamente superiore alla media dei principali Paesi europei (11,4%). È quanto emerge dalla ricerca “Il futuro dell’alimentazione: tra stili di vita contemporanei e nuovi modelli”, realizzata dal Censis per Nestlé Italiana.

Il cibo torna centrale – oltre il 91% degli italiani si dichiara interessato – e diversamente da quanto accade nel resto del mondo, a guidare la spesa del consumatore italiano non è il prezzo ma fattori qualitativi come trasparenza delle informazioni (94,4%), funzionalità (88,4%), salute (84,6%), eticità (83,5%). A questi si aggiunge l’italianità, valore per il quale il consumatore è disposto a pagare qualcosa in più (85,5%), in linea con un fenomeno globale di domanda di italian food che dal 2010 al 2015 è cresciuto nel mondo del 36,5%.

La combinazione di questi fattori è totalmente soggettiva e pragmatica e genera perciò una pluralità di scelte e un mix di soluzioni e canali: cibo pronto e semipronto (utilizzato da oltre 31 milioni di italiani), cibi salutisti (26 milioni), take-away acquistato on line (19,4 milioni), alimenti e bibite nei distributori automatici (25,3 milioni).

Senza romanticismi o pregiudizi ideologici: pragmaticamente, appunto. Ma anche consapevolmente: il consumatore, avendo ben chiaro cosa vuole dal proprio cibo, si informa; e lo fa prevalentemente in rete (57%, percentuale che sale al 74,2% nel caso dei Millennial). Ad acquistare cibo in rete sono ancora pochi, ma la tendenza complessiva è in crescita. Altro fattore guida è la marca: il 67,3% è disposto a pagare di più per i prodotti della marca di fiducia.

“È interessante notare – commenta Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis -come, più si ampliano offerta e canali, e più la marca assuma un ruolo di guida e di garanzia: gli italiani, compresi i Millennial, sono disposti a pagare di più per il prodotto di marca, soprattutto quando comprano alimenti salutistici (71,1%), cibi pronti o semipronti (69,6%), prodotti nei distributori automatici (71,3%). E anche quando ordinano cibo cucinato a domicilio, dove quindi la marca è il ristorante o la piattaforma di acquisto”.

E tuttavia in uno scenario in così rapida evoluzione, dove soluzioni e canali si stratificano e convivono e dove i trend oggi attribuibili prevalentemente ai Millennial possono rapidamente consolidarsi, la filiera alimentare non può certo attestarsi su vecchi modelli.

La ricerca “Il futuro dell’alimentazione: tra stili di vita contemporanei e nuovi modelli” è stata presentata ieri a Milano da Massimiliano Valerii direttore generale del Censis e discussa da Massimo Ferro direttore Corporate Strategy di Nestlé in Italia, Antonio Civita amministratore delegato di Panino Giusto, Alfonso Fuggetta amministratore delegato e direttore scientifico di Cefriel – Politecnico di Milano, Alberto Mattiello Head of Future Thinking Project J. Walter Thompson, Isabella Benedetta Potì Pastry Chef del ristorante Bros di Lecce, Francesco Pugliese amministratore delegato di Conad e Alessandro Squeri, direttore vendite di Steriltom e presidente GiovaniImprenditori di Federalimentare. (Inform)

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