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GRANDE GUERRA – Speciale Redipuglia, i luoghi e la storia

 

Servizio filmato, da oggi on line sui siti web della Regione Friuli Venezia Giulia

Il 6 luglio  concerto diretto da Riccardo Muti

 

TRIESTE  – Una storia, quella del Sacrario di Redipuglia che si lega profondamente ad uno dei più cruenti teatri della Grande Guerra: la quota 89 del monte Sei Busi dove, con le trincee – italiane e austriache – a pochi metri le une dalle altre, migliaia erano stati i caduti.

Un servizio filmato, da oggi on line sui siti internet della Regione Friuli Venezia Giulia, racconta ora quella storia come premessa di conoscenza del luogo che, il prossimo 6 luglio, ospiterà il concerto diretto dal Maestro Riccardo Muti: evento – al quale interverrà il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, con i capi di Stato e rappresentanti di altri Governi dei Paesi vicini – che segnerà l’inizio ufficiale delle commemorazioni per il Centenario del Primo Conflitto Mondiale.

La Regione Friuli Venezia Giulia ha, da tempo, predisposto un programma di iniziative con convegni, pubblicazioni e progetti accanto alla realizzazione di un docu-film che sarà presentato il prossimo autunno. Lo speciale su Redipuglia è parte di quel percorso visivo di memorie e frammenti di un conflitto che, ha sottolineato più volte la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, “è ricordo necessario per costruire su basi solide ciò che vogliamo lasciare a coloro che verranno dopo di noi. Perché memoria e conoscenza sono i primi passi per una convivenza pacifica: unica opzione possibile”.

Il servizio, scaricabile anche dal sito FVG.TV, inizia a San Giovanni di Duino con le immagini dell’Erma della Terza Armata, che avrebbe dovuto essere la simbolica porta d’ingresso ai campi di battaglia della Grande Guerra. Parte di un progetto che voleva elevare a zona sacra l’intero Carso e che negli anni ‘20 del secolo scorso prende forma con l’idea di un cimitero monumentale per i Caduti : luogo dove raccogliere e comporre le migliaia di salme di soldati, noti o di cui si era persa per sempre la memoria del nome.

Lo spazio scelto sarà quello del colle di Sant’Elia, consacrato il 24 maggio del 1923. Il Cimitero “Invitti della Terza Armata”, una vera e propria necropoli, 30.000 le salme sepolte – avrà vita breve. Ai problemi legati alla struttura stessa del sacrario, si aggiungono, negli anni ‘30, le imperiali necessità del fascismo che pensa ad un circuito di monumenti del silenzio – da Trento a Rovereto, dal Grappa al Piave, a Caporetto: un circuito che avrà il suo fulcro in Redipuglia: l’italianizzazione forzata ha tradotto così l’antico nome di Sredij polije, la terra di mezzo.

All’architetto Giovanni Greppi e allo scultore Giannino Castiglioni, che nel 1935 avevano realizzato l’imponente scala in pietra per il Sacrario del Grappa, il compito di studiare il progetto. Le immagini aeree del filmato restituiscono, in tutta la sua pienezza, la monumentale tomba-scalinata pensata da Greppi con, al centro, un monolite di marmo rosso, per Emanuele Filiberto, Duca d’Aosta, comandante della Terza Armata, che aveva chiesto di poter essere sepolto tra i suoi soldati.

Accanto i blocchi di granito grigio per i generali Chinotto, Monti, Paolini, Prelli e Riccieri. La costruzione inizia nel 1936 e in due anni di lavoro, e con costi altissimi, la collina viene rivestita di pietra del Carso. L’inaugurazione, in occasione della visita del Capo del Governo Benito Mussolini, è datata 18 settembre 1938.

Alle sepolture del Sant’Elia si sono aggiunte quelle del vicino monte San Michele e più di 100.000 sono i soldati che Redipuglia accoglie. 60.000 non hanno nome. “Vigile e sicura scolta alle frontiere d’Italia” recita l’epigrafe sulla tomba del Duca d’Aosta. Presente e muto esercito. Perchè, dicono antiche leggende, in ogni momento i morti possono essere chiamati a combattere di nuovo. Qualcuno giurò di averli sentiti e visti quei soldati: ombre che marciavano in silenzio, nella notte.(me/Inform)

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