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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Gli esuli istriani, fiumani e dalmati salutano il Presidente Mattarella a Trieste per il 4 novembre

ASSOCIAZIONI

TRIESTE – “La visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Trieste nella ricorrenza del 4 novembre è il giusto coronamento ad una celebrazione che festeggia le Forze Armate e l’Unità nazionale”. Lo Ascrive in una nota il Presidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia Renzo Codarin che prosegue “Non dobbiamo scordare che in quelle giornate di novembre di cent’anni fa le truppe italiane sbarcarono pure in altre località della costa adriatica orientale, da Rovigno a Zara passando per Pola. La dichiarazione del 30 ottobre 1918 del Consiglio Nazionale Italiano di Fiume che invocava l’annessione al Regno d’Italia aveva già creato i presupposti per la spedizione di Gabriele d’Annunzio e per il Trattato di Roma del 1924. Nel corso della Prima guerra mondiale la comunità italiana di queste province fornì centinaia di volontari al Regio Esercito: in molti caddero in battaglia o sul capestro austro-ungarico, come accadde al capodistriano Nazario Sauro. In questa maniera si suggellò il contributo volontaristico dei giuliani e dalmati a quella che vissero come la Quarta guerra d’indipendenza, necessaria a completare il percorso risorgimentale. Intellettuali, combattenti garibaldini, soldati dell’esercito sabaudo ed animatori dell’irredentismo locale: fin dagli inizi della circolazione delle idee patriottiche si elevarono esemplari attestazioni di italianità da Trieste e Gorizia, dall’Istria e da Fiume, così come da Zara e da tutta la Dalmazia. Trieste, – continua Codarin – città simbolo assieme a Trento della vittoria italiana nella Grande guerra e del compimento dell’Unità d’Italia, trent’anni dopo ha, però, assunto anche l’ingrato titolo di capitale dell’esodo giuliano-dalmata. Essa, infatti, diventò il luogo di transito ovvero la nuova residenza per decine di migliaia di nostri connazionali che, dopo aver festeggiato la vittoria del 1918, con il Trattato di Pace del 10 febbraio 1947 pagavano per tutta l’Italia il prezzo della sconfitta nella Seconda guerra mondiale. Una nazione che aveva acquisito la sua consapevolezza nelle trincee dell’Isonzo e del Piave era giunta nel 1918 a liberare le terre irredente. Una Patria morta l’8 settembre 1943 abbandonava gran parte di quelle conquiste frutto di immani sacrifici e per lunghi decenni avrebbe quasi rimosso il contributo giuliano-dalmata alla storia patria e la radicata italianità di queste province. Il Presidente Mattarella – conclude Codarin – a Redipuglia e a Trieste il 4 novembre rende onore al sacrificio di oltre 600.000 caduti per congiungere all’Italia le terre del confine orientale. Una sua visita al Monumento nazionale della Foiba di Basovizza in occasione di una ricorrenza del Giorno del Ricordo completerebbe il riconoscimento da parte del Capo dello Stato del percorso storico attraversato dalle genti giuliane, fiumane e dalmate nella prima metà del Novecento e sancirebbe il rientro a pieno titolo di queste complesse vicende nella coscienza nazionale. (Inform)

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