direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Gli auguri di Ilaria Del Bianco, presidente UNAIE e Lucchesi nel Mondo, per i 50 anni della Fondazione Migrantes

ASSOCIAZIONI

ROMA –  “La mobilità è una risorsa perché permette il confronto con realtà diverse ed è, se ben indirizzata, un’opportunità di crescita e arricchimento. Oggi, però, nello stato generale di recessione economica e culturale in cui purtroppo ci si ritrova, la migrazione, per gli italiani in particolare, è diventata nuovamente, come in passato, una valvola di sfogo, ciò che permette cioè di trovare probabilmente una sorte diversa rispetto a quella a cui si è destinati nel territorio di origine”. Riflessioni, progetti, nuove interpretazione: è ciò che anima la Fondazione Migrantes, organismo pastorale della Conferenza episcopale italiana, nata dall’Ufficio centrale per l’emigrazione italiana (UCEI) che l’ha preceduta e che festeggia esattamente cinquant’anni di impegno.

Pochi giorni fa la cerimonia a Roma, con gli interventi di S.E. Mons. Guerino Di Tora Presidente Fondazione Migrantes, Dott. Simone M. Varisco Fondazione Migrantes, S.E. Mons. Gian Carlo Perego Arcivescovo di Ferrara-Comacchio, Mons. Silvano Ridolfi ultimo direttore generale UCEI, S.E. Mons. Nunzio Galantino Segretario generale CEI, Don Giovanni De Robertis Direttore generale Migrantes.

Tra i tanti saluti e attestati di stima per il lavoro svolto, anche quello della Presidente UNAIE e Lucchesi nel Mondo, Ilaria Del Bianco, “grata per l’opera svolta durante questi cinquant’anni. Con la Migrantes condividiamo metodi, finalità e ispirazione a quei principi sociali e solidaristici che da sempre animano la nostra attività. Insieme è possibile conseguire obiettivi ed azioni di grande valore umano per le comunità in cui operiamo. Ecco perché auguriamo ogni bene per il futuro, che è anche il nostro, e rinnoviamo la piena disponibilità a continuare il nostro positivo rapporto di collaborazione e sinergia”.

Concetti che si riassumono nell’opera presentata proprio l’11 maggio, dopo l’assemblea dei soci svoltasi qualche giorno prima, di Don De Robertis intitolata “Impronte e scie. 50 anni di Migrantes e migranti”. L’itinerario è quello degli immigrati e dei profughi che giungono alle nostre frontiere, ma anche quello dei sempre più numerosi emigranti italiani all’estero, dei rom e dei sinti, nonché dei circensi, dei fieranti e della gente dello spettacolo viaggiante. “Impronte e scie” si compone di cinque volumi, autonomi, ma pensati come un insieme. L’articolazione ricalca la scansione dei settori pastorali per tradizione di competenza della Fondazione Migrantes, mentre precede i libri un testo più spiccatamente istituzionale. Grande storia, ma anche storie di vita, episodi che talvolta hanno il sapore della curiosità, ma che contribuiscono a gettare uno sguardo nuovo sugli ultimi 50 anni della pastorale della mobilità della Chiesa in Italia.

Oggi l’attenzione maggiore è rivolta alla mobilità che, come si registra da ormai diversi anni – sottolinea la Fondazione Migrantes comprendendo anche il dibattito presente nell’UNAIE – “diventa unidirezionale, dall’Italia verso l’estero, con partenze sempre più numerose e con ritorni sempre più improbabili. La questione non è tanto quella di agire sul numero delle partenze – anche perché nel mondo globale la libertà di movimento, il sentirsi parte di spazi più ampi e di identità arricchite è quanto si sta costruendo da decenni – ma piuttosto di trasformare l’unidirezionalità in circolarità in modo tale da non interrompere un percorso, continuo e crescente, di apprendimento e formazione, da migliorare le conoscenze e le competenze mettendosi alla prova con esperienze in contesti culturali e professionali diversi, tenendosi aggiornati e al passo con il mondo che cambia”. Oggi assistiamo sempre più a una “mobilità da spinta” quando invece essa deve essere spontanea e accompagnata con la valorizzazione delle persone, di chi sono e di cosa sanno fare nei luoghi più diversi. È questa, probabilmente, la libertà di movimento auspicata dai padri fondatori dell’Unione Europea, un “immenso appartamento” dove sentirsi a casa in qualsiasi stanza e dove le proprie capacità possano non solo essere messe a frutto nel migliore dei modi, ma anche essere valorizzate al meglio delle possibilità per il comune e reciproco arricchimento e progresso. (Inform)

Powered by WordPress | Designed by Elegant Themes