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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Giorgio Mauro (CGIE Olanda): Il ministro Bonino sorpassi lungaggini e travagli del Parlamento

INTERVENTI
Giorgio Mauro (CGIE Olanda): Il ministro Bonino sorpassi lungaggini e travagli del Parlamento
“Promuova la nascita di comitati rappresentativi delle comunità italiane all’estero finalmente produttivi nei territori di competenza”
Se domani il Parlamento dovesse decidere la soppressione dei Comites è probabile che, fatte le dovute ed encomiabili eccezioni, i soli ad accorgersene sarebbero gli addetti ai lavori ed i loro familiari. La rapidissima evoluzione delle comunicazioni, la metamorfosi generazionale e l’assenza del sostegno istituzionale hanno spostato i comitati dall’auspicato ruolo centrale all’interno delle comunità all’estero verso una complicata ed affannosa ricerca di strumenti di adeguamento al cambiamento che in molti casi li ha confinati a mere attività contabili ed a estenuanti contenziosi interni ed esterni.
Però oggi si ode che dopo averli salassati delle energie del rinnovamento per un intero mandato di cinque anni, il ministero ha deciso di convocarne le elezioni perché così vuole lo stato di diritto come disse al CGIE il ministro Bonino nel giugno scorso. Sì certo, la decisione è stata voluta, auspicata, attesa da tutti gli addetti ai lavori ed anche applaudita, però non appaga né tranquillizza perché non è affiancata da un progetto di promozione e perché manca della trasparenza auspicata dallo stato di diritto. Il Ministero degli Esteri ha disposto che siano rieletti i Comites senza che ci sia la nuova legge in attesa della quale ha per cinque anni rinviato le elezioni e così si può pensare che vuole che siano rieletti senza che abbiano un futuro. Di certo è noto che consoli ed ambasciatori li vogliono piccoli ed innocui. Così come è abbastanza palese che accordi politici su una riforma in linea con tempi ed esigenze, una materia questa che interessa in partenza diciotto parlamentari e tanti precari equilibri in aula, siano di difficile conclusione. Per lo meno nella fase attuale.
Ma il ministero ha anche sostenuto nei cinque anni che l’altra ragione del rinvio era quella alla radice della chiusura di tanti consolati: la mancanza di soldi visti i tagli al bilancio di ripetute finanziarie e le revisioni ricorrenti. Così l’ arroccamento sul rinvio quinquennale vuoi in attesa della riforma vuoi per mancanza di soldi, ha finito coll’accendere i fari su tutti gli altri capitoli della spesa del Mae e soprattutto su quelli che appaiono agli esterni alla Farnesina di ammontare ingiustificato. La stampa nazionale ha messo in evidenza le discrepanze con inusitato rilievo. Ora, interessarsi dei guadagni altrui può non essere corretto, può essere riprovevole ed emarginare in un riquadro abbietto chi osa farlo. Però è anche auspicabile che insieme al mettere ogni volta la crisi come la fonte di tutti i mali, i governanti super partes disponessero che se la cintola va stretta allora devono stringerla tutti e non solo quelli lontani dalle leve del potere. Il non farlo confina i protagonisti in un’ombra di ambigua superiorità.
Oggi, da più angoli del mondo nasce l’ invito a rivedere la rete delle Ambasciate soprattutto quelle in Europa per recuperare fondi per tenere aperti gli sportelli indispensabili per gli italiani all’estero e non solo per loro. Si disserta sull’ opportunità o meno di tenere aperte le sedi periferiche rispetto ai centri decisionali della diplomazia internazionale. Conviene più chiudere un grande consolato o una modesta ambasciata? Ma nessun emigrato, alle prese o no con tali dissertazioni e domande, si è mai sognato né di giorno né di notte di pensare che consoli ed ambasciatori non abbiano un ruolo decisamente importante. Al contrario. All’estero, della diplomazia italiana si sente dire un gran bene, a volte tra i denti e con invidia repressa. Ne siamo orgogliosi. Sappiamo, ma è solo un esempio dell’immensa dote disponibile, che dal salotto del caffè di New York l’Italia mette a produzione l’enorme talento della diplomazia nostrana che è maestra nel collocare importanti pedine nelle organizzazioni internazionali che decidono il presente ed il futuro del mondo. In Belgio, in Svizzera nei grandi consessi internazionali dove le ambasciate sono multiple, nei grandi paesi del mondo intero, la nostra diplomazia emerge per intelligenza, tempismo ed una magica capacità di mediazione quasi sempre vincente. Abbiamo conosciuto tanti consoli all’ altezza del loro compito. Ma se questi sono tempi duri e le istituzioni vanno salvate, lo stato di diritto deve prevedere che siano duri per tutti e non solo per i meno abbienti. Siamo o no tutti uguali davanti alla legge? Noi ci sentiamo italiani che come tutti gli utenti dei servizi sono vogliosi di un’Italia di tutti e della quale non aver paura, né vergognarci. E’ questo che ci motiva in un momento storico del nostro paese, invero durissimo e prospero di richiami alla paura ed alla vergogna.
Cosa fare allora nei tempi di magra di oggi di Comites che così come sono adesso non servono quasi a nessuno (sempre con le dovute ma sparute eccezioni)?
Cosa fare di Comites che portati alle elezioni così come li vuol portare il Ministero degli Esteri rischiano di segnare un fiasco assoluto di partecipazione e senza portare gli strumenti del rinnovamento a sostegno delle fresche energie dei nuovi eletti? Il ministro Bonino, a differenza dei suoi recenti predecessori, si richiama allo stato di diritto e correttamente, ma di certo il suo dire non conferma i principi dello stato di diritto che o c’è o non c’è. Guai a limitarne gli spazi a seconda dei momenti e delle occasioni, delle caste e delle persone. Guai a ridurre il ruolo del ministro ad interpretazioni personali su questo o su quello. Historia magistra vitae est.
Il ministro ci rifletta bene. In questa vicenda non mancano solo soldi e riforma. Manca il progetto. Il ministro ha la licenza di premere sui bottoni che vuole ma sarebbe un’ingiustizia se non tenesse conto dei messaggi sull’ anacronismo della legge odierna portati da quasi tutti i rappresentanti delle comunità all’estero che vivono quella realtà sulla pelle. E se non facesse una lettura più mirata dei rapporti dei consoli. L’auspicio di tanti di noi è che proprio in nome dello stato di diritto il ministro sorpassi lungaggini e travagli del parlamento e promuova la nascita di comitati rappresentativi delle comunità italiane all’estero finalmente produttivi nei territori di competenza. Sospenda i Comitati attuali per due anni e chieda alle associazioni nazionali di preparare durante questo tempo, d’intesa con il CNEL, un progetto che sia moderno, coerente con tutto il nuovo che ha sommerso definitivamente il vecchio, utile alle finalità che si propone e poi attraverso una o due grandi conferenze mondiali alle quali chiamare le associazioni in emigrazione promuova il progetto definitivo da affidare poi al parlamento. Oppure istituisca tale gruppo di lavoro con l’inizio della nuova legislatura dei comitati oppure ancora da adesso. O faccia come crede, ma tenendo a mente che senza una propria moderna dimensione che oggi non c’è, i Comites resteranno luci di posizione visibili a malapena nella nebbia crescente. E balzelli forzosi e senza scopi per chi paga le tasse. (Giorgio Mauro, CGIE Olanda -Inform)
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