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Germania. Hitler, in scena l’ignoranza

ITALIANI NEL MONDO

Dal Messaggero di sant’Antonio, febbraio 2016

 

Hitler e la Germania. Periodicamente la figura del Führer rientra prepotentemente nell’attualità tedesca. Lo fa ancora di più in queste settimane grazie al recente successo di un film, Er ist wieder da, tratto dall’omonimo libro di Timur Vermes pubblicato nel 2012 e in Italia, tradotto, Lui è tornato (Bompiani 2013). Due milioni e trecentomila spettatori si sono già recati nei cinema per vedere non solo ciò che il dittatore farebbe, e direbbe, se vivesse ai giorni nostri, ma anche, e sopratutto, come reagirebbero gli stessi tedeschi se se lo trovassero davanti. E così, se da una parte c’è la storia di un Hitler che si risveglia magicamente nella Berlino del 2013 e che, dopo essere stato scambiato per un imitatore, diventa ospite fisso di una trasmissione televisiva toccando picchi di share, dall’altra c’è la realtà, con le candid camera.

Durante le riprese, l’attore italotedesco protagonista, Oliver Masucci, è andato in giro vestito e truccato come il Führer. E se è vero che molti passanti, vedendolo, hanno riso e scherzato, altri hanno alzato il braccio destro e annuito convinti ascoltando i suoi assurdi discorsi sulla razza. «Girare questa pellicola è stato a volte spiazzante per le persone che abbiamo incontrato. Un partito di destra estrema, oggi, in Germania, potrebbe convincere il 30 per cento dell’elettorato» ci ha raccontato il regista. Che la cosa ci riguardi da vicino lo dimostra il fatto che tra gli inconsapevoli attori c’è anche un gruppo di turisti italiani: «Hanno fermato Oliver davanti alla porta di Brandeburgo e si sono fatti un selfie di gruppo mentre, sorridendo, mostravano il saluto nazista senza rendersi conto che stavamo riprendendo». Sconvolgente? Non tanto. Da giornalista italiano a Berlino da quasi sette anni, più volte mi è capitato di dare consigli turistici ad amici di passaggio. E più volte mi è capitato di ascoltare connazionali assegnare ad Hitler la paternità del Muro o chiedere informazioni per un’Auschwitz considerata nei dintorni della capitale tedesca.

Uno studio del 2012 della Freie Universität di Berlino dimostrò che per ben il 24,2 per cento dei tedeschi il nazionalsocialismo non fu una dittatura, con un picco di risposte negative tra i figli dei neo-immigrati, gli stessi presi di mira da movimenti anti-immigrazione come Pegida. Dal gennaio 2016, in Germania si può ristampare il Mein Kampf di Hitler. I diritti d’autore, acquisiti nel 1945 dalla Baviera, che finora ne aveva sempre vietato la pubblicazione, sono scaduti. Si è deciso di consentire una nuova versione solo accompagnata da commento critico. Basterà a contrastare l’ignoranza? (Andrea D’Addio – Il Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero /Inform)

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