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Fucsia Nissoli Fitzgerald: Sessant’anni d’Europa: un’occasione di rilancio

STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Da America Oggi

 

 

Si è svolta mercoledì scorso nell’Aula di Montecitorio in seduta comune, con la partecipazione del Presidente Mattarella, la Celebrazione che il Parlamento italiano ha riservato al 60° Anniversario dei Trattati di Roma. Una grande emozione ascoltare l’Inno d’Italia all’apertura dell’incontro e l’Inno europeo alla chiusura: una emozione che ci ricorda la bellezza dell’essere italiani in una dimensione europea, dove la convivialità delle differenze ci proietta verso un futuro che vorremmo di pace e prosperità, in un contesto globale dove siamo chiamati ad unirci.

La celebrazione di Montecitorio ha anticipato quella ufficiale del 25 Marzo in Campidoglio, a Roma, la stessa di 60 anni fa, quando, alle 18, i rintocchi della storica campana capitolina annunciarono l’inizio della cerimonia ed i Ministri dei sei Paesi fondatori si apprestavano a firmare lo storico Trattato di Roma. A Montecitorio, abbiamo celebrato una Unione più grande, anche se con una Gran Bretagna in uscita, che vuole ritrovare l’ispirazione ideale degli inizi per superare le difficoltà, riparare gli errori ed orientare lo sguardo verso porti sicuri, in un mare ancora in tempesta. A ricordarci l’importanza dell’Unione per la pace e la sicurezza di tutti cittadini europei è stato il Presidente Mattarella che ha precisato con vibrante convinzione che:“Oggi, come sessanta anni fa, abbiamo bisogno dell’Europa unita, perché le esigenze di sviluppo, di prosperità del nostro Continente sono, in maniera indissolubile, legate alla capacità collettiva di poter avere voce in capitolo sulla scena internazionale, affermando i valori, le identità, gli interessi dei nostri popoli”.

E’ chiaro, allora, che l’anniversario dei 60 anni dalla firma dei Trattati di Roma, che hanno istituito la CEE e l’Euratom, costituisce un’occasione importante per celebrare le numerose realizzazioni compiute in questi anni nel processo di integrazione comunitaria e guardare al futuro con rinnovata fiducia. L’evoluzione dell’integrazione è avvenuta, nonostante alcune battute d’arresto, per tappe successive e comunque sempre nella direzione dell’integrazione. Sì è passati dal funzionalismo dei primi anni ’60 alla costruzione di uno “spazio di libertà, sicurezza e giustizia” con l’integrazione di numerose politiche di accompagnamento al mercato interno, e soprattutto con l’adozione di una moneta unica, per arrivare alla piena consapevolezza della centralità dei diritti e “del diritto”. Il mercato non è più l’obiettivo esclusivo e primario del processo d’integrazione ma “uno degli obiettivi che concorrono a realizzare le finalità ampie e diversificate dell’Unione europea, nel rispetto dei suoi valori e dei principi “costituzionali” che sono strutturali all’integrazione: stato di diritto, principio democratico, rispetto dei diritti umani fondamentali. La flessibilità è sempre stata perseguita al fine di consentire a tutti gli Stati membri (sia gli Stati fondatori che gli Stati membri di nuova adesione) di procedere nell’integrazione rispettando i tempi e le situazioni specifiche di ciascuno, nella consapevolezza che l’uniforme applicazione del diritto comunitario pur auspicabile non è sempre stata possibile. L’ampliamento progressivo del numero degli Stati membri ha reso necessario rivedere le regole decisionali e organizzative e ha creato qualche difficoltà di convivenza ma non ha messo in discussione il progetto originario né la volontà di procedere in maniera unitaria.

Ogni fase ha richiesto di superare momenti di crisi, ma la costruzione di un ordinamento complesso, pur se non ancora completo, è stata portata avanti speditamente anche con il contributo fondamentale della Corte di giustizia, che ha garantito la continuità del processo di integrazione e fornito soluzioni originali ai diversi problemi che si sono presentati. Il momento storico che stiamo vivendo pone nuove sfide e richiede soluzioni inedite nel segno della continuità dell’impegno da parte di tutti gli Stati membri e del coraggio di essere protagonisti, convinti delle motivazioni ideali che hanno dato origine al progetto e orgogliosi dei successi fin qui realizzati. Il contributo dell’Italia è stato significativo e contraddistinto dalla mediazione e dal dialogo, un apporto talvolta poco appariscente e forse apparentemente distratto, ma sempre puntuale e soprattutto attento a mettere in primo piano un certo modo di fare integrazione, tenendo accesa la fiaccola dei valori, primo fra tutti quello del rispetto della persona umana.” (Fucsia Nissoli Fitzgerald*-America Oggi, 26 marzo/Inform)

*Deputata eletta nella circoscrizione Nord e Centro America, componente del Gruppo Des-Cd alla Camera

 

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