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Franco Pittau (Idos): “La tolleranza religiosa dall’Impero romano ad oggi”

PUBBLICAZIONI

N.1-4 (nuova serie) della rivista Affari Sociali Internazionali

 

ROMA – «Le religioni, monoteiste o meno, sono state spesso esposte alla tentazione dell’intolleranza, a ciò spinte anche dalle pressioni politiche» ci ricorda Franco Pittau, presidente onorario del Centro Studi e Ricerche Idos e curatore del volume La tolleranza religiosa dall’Impero romano ad oggi, «così già nel 250 a.C., Ashoka il Grande, re buddhista nel subcontinente indiano, scrisse in un suo editto: “Tutte le confessioni religiose vanno rispettate per una ragione o per l’altra. Chi disprezza l’altrui credo, abbassa il proprio, credendo d’esaltarlo”».

Il testo, dedicato a una presentazione agevole delle tormentate vicende che hanno portato all’affermazione del principio della tolleranza religiosa, rivolge la sua attenzione al contesto europeo a partire dall’Impero romano, in cui mosse i suoi primi passi il cristianesimo, fino ai nostri giorni. Pubblicato come monografia sulla rivista Affari Sociali Internazionali, il volume, ripercorrendo i secoli, non manca quindi di soffermarsi sulle mancanze che hanno ritardato e/o temporaneamente impedito il riconoscimento della libertà di scelta in ambito religioso.

Cosa può insegnare oggi questa storia alle società europee contemporanee?

«Da un lato questa sintetica storia, che cita eventi, personaggi politici e religiosi e uomini di cultura – riflette Franco Pittau – aiuta a prendere piena coscienza di idee, atteggiamenti e azioni di cui non si può essere orgogliosi. Vi furono le persecuzioni contro i cristiani, ma successivamente bisogna menzionare anche il tentativo di imporre la fede cristiana in maniera violenta: lo ricordano l’inquisizione, il contrasto armato contro i movimenti ereticali medioevali, le crociate, la discriminazione degli ebrei, la persecuzione dei valdesi, la contrapposizione tra le confessioni cristiane e le guerre di religione del XVII secolo, con conseguenze disastrose per l’Europa paragonabili a quelle della seconda guerra mondiale. Fatti da riconoscere nella loro gravità e di cui Papa Giovanni Paolo II, con profondo discernimento storico e teologico, oltre che con grande coraggio, ha chiesto perdono nella Giornata della riconciliazione, celebrata nel corso del Giubileo del 2000, offrendo anche il perdono a chi fece torto ai cristiani.

D’altro lato, però, vi è un punto d’arrivo positivo di tale itinerario. Questa contrastata evoluzione europea, che ha caratterizzato anche l’età moderna con la riforma protestante, la controriforma cattolica, le correnti di pensiero pre e post-illuministiche, le ideologie assolutiste del Novecento e, infine, il secolarismo e le nuove espressioni della religiosità, è da ultimo approdata alla solenne affermazione della libertà religiosa nelle moderne costituzioni degli Stati europei, a livello di Unione Europea e di Consiglio d’Europa e in seno all’Organizzazione delle Nazioni Unite».

Quale è il motivo per cui oggi può essere utile ripercorrere il cammino della tolleranza religiosa?

«Almeno in linea di principio, la formula europea dello Stato laico appare oggi come un contenitore in grado di accogliere, senza discriminazioni, tutte le religioni, superando le tentazioni di “sovranismo” anche nell’ambito delle coscienze.

È vero, però, che tra la formalità e la concretezza sussiste un notevole divario. Un insidioso pericolo è rappresentato dall’ondata di ostilità agli immigrati e alle loro differenze religiose. A livello ecclesiale il Concilio Vaticano II ha favorito un’ampia apertura alle altre religioni. Serve ora la coerenza nei comportamenti personali e anche nelle decisioni pubbliche. Altrimenti il futuro rischia di svolgersi sotto il segno dell’intolleranza. Questo, in sintesi, il messaggio di questa pubblicazione».  (Inform)

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