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Francesca Ambrogetti: “Francesco, il Papa italo-argentino”

INTERVENTI
Francesca Ambrogetti: “Francesco, il Papa italo-argentino”
BUENOS AIRES – La giornalista che ha scritto insieme a Sergio Rubin il libro intervista “El Jesuita”, scrive per TRIBUBUNA ITALIANA su Papa Francesco, un argentino che ama la terra dove è nato, ma è fiero e consapevole delle sue radici italiane. I ricordi dell’infanzia coi parenti piemontesi e genovesi l’opera, “I promessi sposi”, la bagna cauda e il dialetto piemontese. 
Non solo parla l’italiano ma il dialetto piemontese, la bagna cauda è il suo piatto preferito, sa a memoria le canzoni alpine, ha letto quattro volte “I promessi sposi”, e l’opera è una delle espressioni musicali che ama di più: parliamo di Francesco, il primo papa argentino ma che è anche tanto italiano. 
Il primo capitolo del libro, che abbiamo scritto con Sergio Rubin senza certo immaginare che il nostro “Jesuita” sarebbe diventato Papa, parla infatti delle sue origini italiane, alle quali ha anche accennato nel primo Angelus, dell’ emigrazione, della nostalgia. 
Suo padre Mario e i suoi nonni venivano da Portacomaro, un paesino in provincia di Asti. Avevano dei beni in Italia e un ritardo nella vendita gli salvò la vita. Dovevano imbarcare infatti nel “Principessa Mafalda” che naufragò e lo fecero invece nel “Giulio Cesare”. 
Prima destinazione Paraná in provincia di Entre Rios, dove i fratelli del nonno avevano creato un’impresa per la costruzione di strade. Quando fallirono nel 1932 i Bergoglio ricominciarono da capo. “Come avevano fatto quando sono arrivati e questo dimostra la forza della razza”, ci racconta il nostro interlocutore. E aggiunge “Ero il più grande stavo spesso con i nonni e ho avuto il privilegio di participare al linguaggio dei loro ricordi”. 
Il padre invece non mostrava mai nostalgia per il paese di origine, ma secondo Bergoglio, voleva dire che ne aveva tanta e proprio per questo la negava. 
Dalle storie dell’infanzia a una riflessione appunto sulla nostalgia: dal greco nostos algos che ha a che fare con l’ansia di tornare al luogo di origine. Quando si perde come dimensione antropologica si manca di rispetto e si abbandonano gli anziani: allontanarsi dai nonni è allontanarsi dal passato. 
Altri ricordi: l’incontro dei genitori nel 1934 a messa nella chiesetta di San Antonio nel quartiere di Almagro. Lui italiano, lei figlia di piemontesi e nipote di genovesi. “Uno zio ci insegnava canzoni un po ‘subidas de tono’ in dialetto. Le uniche parole che so in dialetto genovese sono irripetibili”. A casa si giocava a briscola e altri giochi di carte. E i sabati pomeriggio alle due precise in cucina con la mamma per ascoltare un programma operistico di “Radio del Estado”. 
Ma essendo bambini non vi annoiavate?”, gli abbiamo chiesto. 
“No ci pensava nostra madre a raccontarci l’argomento dell’opera e rendere la storia attraente”. 
Poi le lezioni di cucina in un periodo in cui la mamma aveva bisogno di aiuto. “Tornavamo da scuola e ci insegnava a preparare il pranzo”. 
Cucina bene? Gli abbiamo chiesto sapendo che chi ha assaggiato i suoi pasti sostiene di si. Ma lui con il senso dell’umore che il mondo sta scoprendo risponde “almeno non ho mai ucciso nessuno”. 
Tanta italianità dunque ma anche tanto attaccamento al paese di nascita. Jorge Bergoglio si sente molto argentino, anzi porteño (gli piace il tango, il mate ed è un appassionato tifoso del San Lorenzo) sostiene che Buenos Aires “es mi lugar en el mundo”. Anche lui sa che cos’è la nostalgia, l’ha sofferta quando da giovane ha studiato in Germania e spesso andava all’aeroporto a “guardare gli aerei che partivano per l’Argentina”. Parafrasando a Borges che amava dire di non sentirsi completamente argentino perché non aveva una goccia di sangue italiano, possiamo dire che papa Francesco lo è veramente perché nelle sue vene ne scorre un cento per cento”. 
Il Papa che viene dalla fine del mondo porterà quindi al Vaticano i sentimenti, gli aneliti e le speranze dei fedeli non solo di questo continente ma anche di tante altre regioni del mondo. Ma lo farà in un contesto che non gli è estraneo e lo farà a modo suo, con tanti gesti di umiltà e predicando con l’esempio. (Francesca Ambrogetti – Tribuna Italiana /Inform)
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