direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Federica Rossi, l’italiana dell’altra Italia

ITALIANE ALL’ESTERO

Da “La Notizia di Ginevra”, febbraio 2016, mensile della SAIG, Società delle Associazioni Italiane di Ginevra

 

GINEVRA – Federica, nata a Perugia ma cresciuta a Città di Castello, una persona sorridente che ama tutta l’Italia, ma l’Umbria in maniera viscerale. Non c’è nulla, ci dice Federica, che valga la vista delle colline dell’Alta Valle del Tevere, la valle che attraversa la parte nord dell’Umbria e che accompagna il Tevere in quello che è l’inizio del suo corso; non c’è nulla che per lei sia più bello delle cittadine appoggiate su quelle colline – e più giù, fino al sud dell’Umbria – circondate dagli ulivi, accompagnate dai cipressi, come Trevi, Umbertide, Lerchi, Spello, Assisi; o delle cittadine adagiate sulle vallate, come Città di Castello appunto.

Per noi all’estero la nostra terra ha un significato particolare. Tu come esprimi l’appartenenza alla tua regione?

Considero l’Umbria e la sua gente come una parte della vera Italia, quella del centro, meno vicina ai confini, assolutamente lontana dal mare, quell’Italia che è rimasta autentica forse più a lungo di altri luoghi. È una terra di predilezione per gli artisti: in Valtiberina, per esempio, hanno camminato Luca Signorelli, il Pinturicchio, Raffaello, il Perugino, Piero della Francesca,… L’aveva già scelta Plinio il Giovane, che così la descrive: Regionis forma pulcherrima; imaginare amphitheatrum aliquod immensum et quale sola rerum natura possit effingere… (L’aspetto del paese è bellissimo: immagina un immenso anfiteatro quale soltanto la natura può crearlo. (…) Il terreno si innalza così dolcemente e con una pendenza quasi insensibile, che, mentre ti sembra di non essere salito, sei già in cima. Alle spalle hai l’Appennino).

A Città di Castello vivono la mia famiglia, i miei genitori, mia sorella, mia nipote e tutta la miriade di cugini e cugine di una famiglia numerosa e molto unita. A Città di Castello e dintorni vivono gli amici dell’infanzia e dell’adolescenza, che sono tuttora dei punti di riferimento importanti. Lì e da loro vado ogni volta che posso.

Come mai proprio a Ginevra?

Sono arrivata a Ginevra un po’ per studio e un po’ per curiosità. A Ginevra insegnò circa un secolo fa colui che è considerato il fondatore della Linguistica moderna: sto parlando di Ferdinand De Saussure, che all’Università di Ginevra tenne la cattedra di linguistica generale, oltre a quella di sanscrito. Mentre ancora studiavo all’Università di Perugia, il mio professore di Linguistica non faceva che parlare di questo studioso e, seduta sui banchi della Facoltà di Lettere di Piazza Morlacchi, immaginavo di andare a respirare l’aria ginevrina. Subito dopo la laurea, dopo un corso di specializzazione in Linguistica a Udine, e dopo aver gustato l’attività di ricerca studiando la toponomastica della mia regione, ero sicura di voler continuare a studiare e a far ricerca. Per questo ho fatto domanda per una borsa di studi, che mi ha permesso di seguire un master in Linguistica all’Università di Ginevra. È stato il primo atto di una commedia che dura ancora… Da allora, molta acqua sotto i ponti è passata. E i ponti sono proprio una delle cose che più mi lega a Ginevra: i ponti sul Rodano e la vista del cielo in questa città, che in primavera ed estate si veste del suo abito più allegro, soave e colorato. Penso che questa città, così pragmatica e concreta, meriti di essere guardata con occhi un po’ sognanti, abbracciando con lo sguardo il lago, il Rodano, il cielo, da postazioni privilegiate: il Pont de la Machine, l’Ile Rousseau o i Bains de Paquis, per esempio.

Più precisamente, qual è il tuo lavoro?

Sono una ricercatrice, un’insegnante, una formatrice d’insegnanti. Tutto questo messo insieme… Ho potuto affinare gli strumenti della ricerca durante gli anni in cui sono stata assistente di lingua e letteratura italiana all’Università di Neuchâtel. Oggi la ricerca si è spostata più sul versante didattico, anche se non dimentico i miei trascorsi di studiosa della lingua letteraria. Attualmente il mio lavoro, oltre alla ricerca, segue altri due filoni: sono professoressa di didattica dell’italiano, responsabile dunque della formazione universitaria degli insegnanti d’italiano come lingua straniera del cantone di Ginevra. Accompagno inoltre, vista la mia formazione, anche gli insegnanti di storia dell’arte e di latino.

In secondo luogo ho un incarico di coordinatrice della Formation Continue Universitaire “L’Italie: langue, culture et société”; gestisco i moduli linguistici e collaboro ai moduli di cultura, arte e società. Insegno inoltre nel corso avanzato e di perfezionamento della stessa formazione. È una parte del mio lavoro che mi piace moltissimo, perché gli iscritti ai corsi di lingua sono adulti che desiderano perfezionare il loro italiano.

Come occupi il tempo libero e quali sono le cose che ami di più?

Sono una lettrice instancabile, con l’occhio attento ed allenato soprattutto per i romanzi del Novecento e oltre. Sono appassionata di cinema. Sono anche una viaggiatrice alla ricerca di opere d’arte. Sono un’appassionata di stelle e di pianeti (ma questa è una storia troppo lunga da raccontare). Amo correre ed andare in bicicletta. Amo la campagna, moltissimo, ma anche il mare. Mi piace la vita in città, non lo nego, ma ho sempre bisogno di luoghi calmi e non caotici per ritrovare me stessa.

Dopo questo periodo all’estero, torneresti a vivere in Italia?

Tornerei in Italia solo per un’ottima ragione e, forse, solo se potessi continuare ad occuparmi di lingua, di letteratura e d’arte, stando a contatto con stranieri che vogliono imparare la nostra lingua. Forse un giorno gestirò una nuova formula di agriturismo tutta da inventare, per chi vuole conoscere il centro Italia, le sue tradizioni e l’arte. La passione per la lingua, la letteratura e l’arte si può trasmettere ovunque uno sia! E nella vita, non si può mai sapere quale bella sorpresa ci sia dietro l’angolo…

La SAIG ringrazia Federica per la gentilezza dimostrata. (La Notizia di Ginevra /Inform)

Powered by WordPress | Designed by Elegant Themes