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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Da “La Stampa.it” – Riforma del Senato, ok dal Cdm

RASSEGNA STAMPA

 

Renzi: chi si oppone è minoranza

Grasso: “Resta il mio rammarico”

Il governo approva «all’unanimità» il ddl per superare il bicameralismo.

Il premier fissa i paletti: «Non elettivo, non voterà né fiducia né bilancio»

Il presidente del Senato: «Rivendico il diritto di esprimere le mie opinioni»

 

ROMA – Avanti con la riforma del Senato. Il Consiglio dei ministri dà il via libera al provvedimento che cambierà natura e funzioni di Palazzo Madama. Il premier Matteo Renzi ha sottolineato che il ddl che riforma la Camera Alta e il Titolo V «è stato approvato all’unanimità dal Cdm». Una frase che spegne così le polemiche sorte in tarda mattinata, quando il ministro Giannini aveva chiesto di stoppare il provvedimento per dare la parola al Parlamento. 

LA SPONDA DEL COLLE 

Interviene anche Giorgio Napolitano. «È noto come da tempo il presidente abbia espresso la convinzione della necessità di una riforma per il «superamento del bicameralismo paritario» ma ha «ritenuto di dover astenersi» dal pronunciarsi sulle soluzioni definite dal Governo e sottoposte all’esame del Parlamento», spiega il Quirinale in una nota. E il presidente del Senato frena le polemiche: «Posso tranquillizzarvi che non ci può essere nessuna ipotesi che l’aver espresso le mie opinioni possa influenzare la mia attività di presidente. State tranquilli, state sereni», dice Pietro Grasso intervistato del direttore della Stampa Mario Calabresi 

PD DIVISO 

Ma le polemiche non si placano e il premier deve fare i conti con l’opposizione interna al suo partito, il Pd. A cominciare da Piero Grasso, presidente del Senato: «Rivendico la possibilità di poter esprimere la mia opinione sui temi della politica senza che nessuno possa temere o ipotizzare una parzialità nell’esercizio delle mie funzioni di presidente» ha scritto su Facebook, riferendosi alle «reazioni alla mia intervista su come immagino il Senato del futuro». Gli fa eco la senatrice del Pd Angelica Saggese: «Vogliamo riformare il Senato, ma non possiamo accettare un progetto a scatola chiusa. Serve un confronto e spero che Renzi lo accetti». In una conversazione con l’Ansa, la senatrice ha spiegato che il gruppo dei 25 parlamentari Pd a Palazzo Madama contro la riforma Renzi «potrebbe essere anche più ampio». Ma il premier taglia corto: «Chi vuol bloccare le riforme è minoranza al Senato e nel Paese, non sono preoccupato per la tenuta del Pd».

«UNA SVOLTA» 

Per Renzi l’approvazione del ddl costituzionale «rappresenta una grandissima svolta per le istituzioni. Si fa chiarezza sul Titolo V e si riprende il lavoro fatto dalla Commissione dei 35. Un lavoro apprezzato e significativo». Tornando poi sull’opposizione da parte di alcuni parlamentari alla riforma, il premier ha aggiunto: «Non ci saranno tra i senatori persone che non coglieranno la straordinaria opportunità che stiamo vivendo. Non c’è alternativa al futuro». Poi ha posto i suoi paletti sulle funzioni del Senato: «No al voto di fiducia, no al voto sul bilancio, no all’elezione diretta dei senatori, no all’indennità per i senatori». Anche per questo, Renzi non molla il piede dall’acceleratore: «Penso, spero e credo si debba fare la riforma il più rapidamente possibile, siamo sensibili allo sforzo che il Parlamento vorrà fare ma i paletti sono quelli che abbiamo detto. È fondamentale che si arrivi il 25 maggio, entro le elezioni europee, con una prima lettura. Non so qui per occupare la seggiola, ma per tentare di cambiare Italia, noi vogliamo che il governo cambi l’Italia». Un commento anche dal ministro dell’Interno Angelino Alfano: «‘Riforma Senato ok – ha scritto su Twitter il leader di Ncd -. Con il Nuovo Centrodestra accelera il cambiamento. Ora tocca al Parlamento. Li’ altre nostre proposte». Nel ddl è prevista anche l’abolizione del Cnel: «Questo – ha sottolineato il premier – è solo un antipasto del percorso di semplificazione e tagli nella Pubblica amministrazione». Poi ha anticipato anche i prossimi passi in merito alle riforme economiche: nella settimana di Pasqua saranno varati i decreti che permetteranno gli sgravi di 80 euro in busta paga per i meno abbienti.

I DETTAGLI 

Il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, ha spiegato che faranno parte del futuro Senato delle Autonomie gli attuali senatori a vita e gli ex presidenti della Repubblica. Il numero totale dei componenti sarà di 148. Nessuno riceverà un’indennità, nemmeno i senatori a vita. 

I PALETTI DI BOLDRINI 

Ma restano molti distinguo. Il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, aveva invitato Renzi a non avere fretta sottolineando la necessità di «qualche momento di riflessione e maturazione in più». Perché, aveva osservato, se il metodo della «rapidità» che contraddistingue il premier «diventa anche l’obiettivo, può rivelarsi pericoloso». E Giannini aveva messo in evidenza anche il fatto che «è un po’ inconsueto che sia il governo a presentare una proposta di legge su questo tema, serve che il Parlamento ne discuta per ritoccare e migliorare alcuni aspetti». E dopo le critiche di Grasso, anche il presidente della Camera, Laura Boldrini, sottolinea l’importanza «che vi sia un dibattito» perché «è giusto affrontare questo tema con tutti, anche se – precisa – io non voglio entrare nel merito». Ma ostacoli arrivano anche da Forza Italia con Renato Brunetta e Paolo Romani che chiedono che «la prima riforma da realizzare per mettere in sicurezza il funzionamento istituzionale è la riforma elettorale». Immediata la risposta della Boschi: «Non sono preoccupata, credo che troveremo con Forza Italia un accordo anche su questo» e «che prima faremo la riforma del Senato e poi quella della legge elettorale». D’accordo, a riguardo, anche i capigruppo Pd di Camera e Senato, Speranza e Zanda. Brunetta però non molla e su twitter insiste: «Mi dispiace caro ministro Boschi, ma non ci stiamo più con i giochi di parole. Prima l’Italicum e poi le altre riforme. Game over».

L’APPELLO DEL (EX) CAVALIERE 

Torna a farsi sentire anche Silvio Berlusconi, che avverte Renzi; «Noi rispetteremo fino in fondo gli accordi che abbiamo sottoscritto e siamo pronti a discutere tutto nel dettaglio, senza accettare testi preconfezionati, ma lavorando insieme per costruire le riforme migliori per il Paese». Subito la rassicurazione di Renzi: «Da segretario del Pd dico che il Pd rispetterà gli impegni e sulla legge elettorale e sulle riforme c’è l’impegno del governo». Berlusconi chiede «coerenza» e un’accelerazione sulla legge elettorale. «Forza Italia – si legge nella nota di Berlusconi – ha aperto la strada delle riforme e l’Italia sarebbe già una democrazia più moderna se nel 2006 la stessa sinistra che oggi si rivolta contro Renzi non fosse riuscita con un referendum a bloccare la rivoluzione istituzionale». «Meno parlamentari, fine del bicameralismo paritario, più poteri al premier e meno burocrazia erano e sono ancora oggi le nostre tavole per la modernizzazione dell’Italia. L’accordo che abbiamo sottoscritto è il patto fra due leader interessati a rinnovare in profondità il Paese, a rendere più sicura e forte la nostra democrazia e meno precarie le libertà civili e repubblicane». «Noi – prosegue – rispetteremo fino in fondo gli accordi che abbiamo sottoscritto e siamo pronti a discutere tutto nel dettaglio, senza accettare testi preconfezionati, ma lavorando insieme per costruire le riforme migliori per il Paese. Abbiamo dimostrato la nostra serietà approvando alla Camera la legge elettorale, che ora vorremmo vedere in aula al Senato quanto prima. Speriamo che le divisioni emerse nel Partito Democratico non affossino il tentativo di modernizzare le nostre istituzioni. La sinistra – conclude – non scarichi ancora una volta sugli Italiani i propri problemi». (La Stampa.it, 31 marzo 2014)

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