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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Contributi all’editoria: in Aula discussione generale sul provvedimento di ridefinizione del sostegno pubblico al settore

CAMERA DEI DEPUTATI

Marco Fedi (Pd, ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide) interviene con una riflessione su storia, ruolo e diffusione di media editi e diffusi all’estero, sottolineando l’importanza del loro accesso al Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione previsto dal provvedimento

ROMA – Avviata ieri alla Camera dei Deputati la discussione generale sul provvedimento di ridefinizione della disciplina di sostegno pubblico all’editoria. Nel testo unificato preso in esame dell’Aula, che conferisce la delega di tale ridefinizione al Governo, anche il sostegno alle pubblicazioni italiane all’estero o diffuse prevalentemente all’estero (vedi anche http://comunicazioneinform.it/la-commissione-esteri-esprime-parere-favorevole-sul-provvedimento-di-istituzione-di-un-fondo-per-il-pluralismo-e-linnovazione-dellinformazione-e-per-la-ridefinizione-del-sostegno-pubblico-alledi/).

Su quest’ultimo tema è intervenuto Marco Fedi, deputato eletto per il Pd nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, rimarcando l’opportunità di svolgere in questo contesto una riflessione sul legame tra innovazione e pluralità dell’informazione e storia dell’emigrazione e presenza italiana nel mondo, processi di integrazione e partecipazione sociale e civile “che possono essere favoriti con la presenza di altre lingue e culture anche nei media. Una discussione resa possibile dall’approvazione dell’emendamento sul tema proposto dai deputati democratici eletti nella circoscrizione Estero e definita da Fedi “rilevante anche nell’Italia di oggi e per l’Italia di oggi, che sicuramente ha riguardato gli italiani nel mondo”.

“L’editoria di lingua italiana nel mondo è stata per lunghi anni l’unico strumento di informazione, comunicazione, formazione e diffusione di lingua e cultura, su cui tanti nostri connazionali hanno costruito la loro dimensione di vita – ricorda il parlamentare, segnalando di ritenere necessario che la stampa italiana all’estero, “che è stata per molti anni il veicolo con il quale raccontare l’Italia e anche capire le nostre comunità nel mondo, mantenga il suo ruolo nella dimensione nazionale del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione”.

“Le testate storiche dell’emigrazione hanno attraversato la storia, rispecchiando la stessa evoluzione della società italiana, nonché la formazione e le trasformazioni che lo Stato nazionale ha subito nel corso del tempo”, “un ruolo – ribadisce – riconosciuto da tempo con l’attribuzione di contributi regolati da leggi, decreti e regolamenti, sia per quanto riguarda i quotidiani italiani, editi e diffusi all’estero, che per la stampa periodica italiana”. Per Fedi si tratta quindi non di “un settore residuale”, ma “in piena transizione” e ripercorre le diverse fasi, dalla sua nascita, nel periodo risorgimentale, alla diffusione più allargata con l’impegno nelle tematiche sociali, ai tempi dell’emigrazione di massa, impegno che consentì di “aprire spazi di riconoscimento e di affermazione delle nostre comunità nelle realtà di insediamento, nelle quali spesso dovevano fronteggiare spirito di avversione e atteggiamenti xenofobi di alcune componenti locali, e di favorire la progressiva italianizzazione dei nostri immigrati, che erano partiti con un bagaglio culturale localistico povero, se non alieno da una formazione nazionale”. Con il secondo dopoguerra, poi, diffusione e funzione dei periodici italiani “sono cambiate in relazione ai mutamenti che hanno interessato i nuovi flussi di emigrazione italiana”, asciugandosi in aree come quelle transoceaniche, e si sono adattate a tempi e contesti nuovi. “Negli Usa e nei Paesi sudamericani, ad esempio – ricorda l’esponente democratico, – essi hanno avuto e hanno soprattutto la funzione di tenere aperto il dialogo con le nuove generazioni, di conservare la lingua italiana, di tenere aperti i ponti con l’Italia, favorendone l’internazionalizzazione, di dare le informazioni utili all’esercizio politico della cittadinanza. Nelle nuove realtà di immigrazione, sia transoceaniche, come Canada e Australia, che europee, essi – aggiunge – hanno tutelato le nostre nascenti comunità, dando loro voce, e ne hanno alimentato l’identità, anche al fine di evitare l’assimilazione e di favorire positivi confronti interculturali”.

Fedi richiama quindi alcuni “indiscutibili vantaggi che al nostro Paese derivano dalla presenza di alcuni strumenti informativi e di opinione all’estero”, su piani come “quello della formazione e della promozione della lingua e della cultura italiana, quello del sostegno all’internazionalizzazione, del miglioramento dell’immagine dell’Italia nel mondo, della trasmissione di informazioni necessarie per l’esercizio dei diritti civili e di cittadinanza di una comunità che assomma 5 milioni di persone, delle relazioni interculturali e della promozione del turismo di ritorno”. Passa poi a considerare gli effetti della diffusione di internet, sul piano della diffusione e delll’interattività, potenzialità ancora aperte e cui il provvedimento si riferisce e che “ dovrebbero tradursi in modo coerente nella ripartizione delle risorse e nella finalizzazione degli incentivi”.

“Una considerazione non meno attenta merita infine il fenomeno delle nuove mobilità – ricorda Fedi, – verso le quali la comunicazione digitale può essere di grande aiuto, per fare in modo che l’Italia non perda i contatti con le persone che ne sono partecipi e, sia pure da lontano, possa cogliere le potenzialità derivanti dalla loro più alta formazione e professionalità, evitando una perdita secca di energie dannosa per lo sviluppo del Paese”.

L’esponente democratico richiama infine il quadro della presenza di periodici italiani diffusi all’estero – oltre ad alcune della testate più note ricorda anche le centinaia di emittenti radiofoniche e televisive rivolte alle collettività presenti in tutto il mondo – illustrato dalla Federazione unitaria della stampa italiana all’estero (Fusie) nel corso di una recente audizione al Comitato per gli italiani nel mondo e per l’internazionalizzazione della Commissione Affari esteri della Camera (vedi anchehttp://comunicazioneinform.it/il-presidente-fabio-porta-ampia-disamina-con-i-rappresentanti-della-fusie-sulleditoria-in-italiano-allestero/).

“Nei cinque continenti, gli associati, tra quotidiani, settimanali e periodici vari, offrono una diffusione annua di milioni di copie e si rivolgono a 5 milioni di cittadini italiani residenti all’estero, oltre che ai circa 70 milioni di oriundi e discendenti di italiani – ricorda Fedi, segnalando come la proposta di legge in esame consentirà ai media editi e diffusi all’estero, o editi in Italia e diffusi prevalentemente all’estero, di accedere al Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione. “I decreti legislativi attuativi della delega – precisa – avranno il compito di definire, in maniera precisa, i soggetti che potranno accedere al fondo, le modalità per accedervi, i criteri di base e la dotazione di bilancio del Fondo stesso per ciascuna delle categorie”.

“La presenza italiana nel mondo – afferma – è stata caratterizzata da una forte ed articolata presenza dell’editoria in lingua italiana, una presenza storica che oggi, anche nel contesto delle sfide globali, deve poter trovare nuovi spazi di presenza culturale e linguistica e nuovi modi di diffusione. La sfida dell’innovazione, quindi, è rivolta a tutti noi ma soprattutto agli editori, che potranno sviluppare un piano per la ridefinizione delle strutture, dei processi e dei modelli imprenditoriali che producono, diffondendo l’informazione e arricchendo il panorama dell’informazione pluralista e indipendente”.

L’impegno è dunque quello di continuare a seguire con attenzione l’iter del provvedimento “per garantire che al settore dell’editoria di lingua italiana nel mondo venga assegnata un’adeguata dotazione di risorse, che i criteri di valutazione rispondano alla specificità dell’informazione oltre confine e assicurare che anche per l’editoria edita all’estero vi sia certezza delle risorse per un piano pluriennale, tempestività nell’erogazione dei contributi e massima trasparenza sui criteri per accedervi, oltre alla necessaria trasparenza e ai criteri per assicurarla”. “Le battaglie per l’integrazione nei Paesi di residenza, la lotta per la sopravvivenza del settore dell’editoria, le nuove forme di comunicazione e le sfide presentate dall’era digitale hanno semmai rafforzato la necessità di una interpretazione della realtà con una lettura plurale ed originale dei fatti, della storia e della vita. Si tratta – conclude Fedi – di quel mondo globale e locale, che vive le contraddizioni della nostra epoca da comunità di italiani nel mondo”. (Inform)

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