direttore responsabile Goffredo Morgia
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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

CGIE- L’apertura dei lavori con la relazione di governo del sottosegretario agli Esteri Vincenzo Amendola

CGIE – ASSEMBLEA PLENARIA

 

Il saluto ai consiglieri del vice direttore generale/direttore centrale per gli Italiani all’estero del Maeci, Marco Giungi

Amendola: “Ci aspettiamo che l’assemblea plenaria che si apre oggi avrà come risultato caratterizzante la vostra proposta di un progetto di riforma degli organismi di rappresentanza della comunità italiane all’estero, riforma che sappia prendere nella dovuta considerazione i profondi mutamenti sociali e tecnologici che stanno rimodellando il mondo dell’emigrazione”. Il Cgie sollecitato anche su miglioramenti del voto all’estero e legge sulla cittadinanza

 

ROMA – Si è aperta questa mattina a Roma, nella Sala delle Conferenze internazionali della Farnesina, l’assemblea plenaria del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, con i saluti di benvenuto formulati ai partecipanti, dopo l’intonazione dell’inno nazionale, dal vice direttore generale/direttore centrale per gli Italiani all’estero del Maeci, Marco Giungi, che ha ricordato la costante attenzione rivolta all’assemblea da parte di Cristina Ravaglia, già direttore generale per le Politiche migratorie e gli Italiani all’estero del Maeci, che ha cessato il servizio da pochi giorni. Il direttore appena congedatosi – per pensionamento – ha “sempre avuto con il Cgie un’interlocuzione leale e franca, anche se nei 5 anni del suo operato in tale veste non sono mancati momenti di confronto aperto – ha ricordato Giungi, segnalando come la lealtà soprarchiamata abbia contraddistinto di rimando anche l’impostazione del rapporto con il Consiglio generale da parte dell’amministrazione.

La mattinata è entrata subito nel vivo con la relazione di governo sulle politiche che interessano i connazionali nel mondo da parte del sottosegretario agli Esteri, Vincenzo Amendola, che prosegue il suo mandato anche con il nuovo governo guidato da Paolo Gentiloni e il cambio al vertice del Maeci con Angelino Alfano. Il sottosegretario prende così in esame minuziosamente tutti gli argomenti già discussi nella precedente plenaria, convocata per la prima volta dopo l’atteso rinnovamento dei consiglieri dell’organismo. Ricorda in particolare come in questa fase il nostro Paese sia “protagonista” e “impegnato in prima fila sulla scena internazionale” – non solo con le celebrazioni dei 60 anni dei Trattati di Roma, ma anche con la preparazione del vertice G7 a Taormina, previsto a fine maggio, il suo ingresso nel Consiglio di sicurezza dell’Onu quale membro non permanente, la presidenza del Processo dei Balcani occidentali e quella del gruppo di contatto con il Mediterraneo all’interno dell’Ocse che assumeremo nel secondo semestre del 2017.

“Ci attendiamo tutti che l’assemblea plenaria che si apre oggi avrà come risultato caratterizzante la vostra proposta di un progetto di riforma degli organismi di rappresentanza della comunità italiane all’estero – afferma Amendola, ricordando l’impegno accettato in proposito nel corso dell’ultima plenaria e augurandosi che il risultato raggiunto sia “una riforma che sappia prendere nella dovuta considerazione i profondi mutamenti sociali e tecnologici che stanno rimodellando il mondo dell’emigrazione”. In particolare, in riferimento ai Comites, il sottosegretario ribadisce come i punti oggetto di una revisione debbano riguardare la consistenza numerica della collettività necessaria all’istituzione di un Comitato; le modalità di designazione dei componenti, così da includervi anche quelli facenti parte della “nuova emigrazione”; il sistema di verifica delle condizioni di incompatibilità ed ineleggibilità dei membri; l’attribuzione di responsabilità e le modalità di eventuale scioglimento dei Comitati; l’aggiornamento dei criteri per la concessione dei contributi ministeriali. “Riteniamo inoltre che una quota predeterminata, e non residuale, dello stanziamento annuale in favore dei Comites debba essere destinata a specifici progetti di interesse per i connazionali all’estero e l’importanza del ricorso al fundraising per ottimizzare la gestione delle risorse e acquisire visibilità presso le comunità di riferimento – aggiunge Amendola. Passando poi alla riforma del Cgie, gli aspetti da considerare sono la composizione, l’articolazione dei lavori degli organi interni, e soprattutto “valorizzarne la funzione, in sinergia con i parlamentari eletti all’estero e con le altre competenti istituzioni a livello centrale e locale – afferma il sottosegretario, evidenziando la necessità di modificare “composizione e struttura in una direzione più moderna, che tenga conto di una diversa distribuzione geografica della collettività presenti nel mondo”. L’auspicio formulato è per “una soluzione che sia in grado di fa convivere i tre livelli di rappresentanza degli italiani all’estero, in una maniera adeguata ai tempi e alle dinamiche delle nuove migrazioni”, e che la proposta possa “essere riflessa in un articolato da sottoporre al Parlamento”.

Il sottosegretario passa poi a esaminare lo stato di avanzamento delle iniziative del Governo nel settore delle politiche per gli italiani all’estero. In primo luogo ricorda l’istituzione di un fondo per il potenziamento della promozione di lingua e cultura italiana nel mondo (annunciato alla seconda edizione degli Stati generali della Lingua italiana a Firenze e avvenuto con il bilancio di previsione dello Stato 2017-2019): 150 milioni di euro di cui 20 stanziati nel 2017, 30 nel 2018 e 50 per il 2019 e 2020. “La maggior parte, 126,5 milioni di euro andrà a potenziare le attività del Maeci già in essere su questo fronte; una parte sarà affidata al Miur (3 milioni) e al Mibact (20,5 milioni). All’interno della quota del Maeci – fa sapere Amendola – una parte sarà destinata ad integrare il contributo versato alla Società Dante Alighieri per il sostegno ai corsi di lingua e cultura italiana, in Italia e attraverso i 400 Comitati presenti in tutto il mondo; una parte andranno alle industrie creative, per la promozione integrata dei territori e del turismo culturale, per la presentazione agli attori del sistema Paese delle opportunità di scambi con l’estero”. In tale contesto sono inoltre previste la “piena tutela dei corsi scolastici organizzati dagli enti gestori, l’incremento di contributi per cattedre universitarie e sezioni scolastiche di italiano all’estero, il potenziamento del progetto finalizzato ad inviare presso università estere laureati italiani specializzati nell’insegnamento della lingua, lo sviluppo di un corso in modalità e-learning, progetti multimediali, gestione e aggiornamento del portale della lingua italiana, corsi di formazione e aggiornamento per docenti, premi e contributi per la diffusione dell’editoria italiana all’estero”. In materia di promozione e diffusione di lingua e cultura italiana, il sottosegretario tiene a ribadire “l’impegno a mantenere per il 2017 un livello di spesa pari a quello dell’anno precedente (complessivamente di 12 milioni di euro). L’ultima legge di bilancio ha già incrementato i fondi di 4 milioni di euro annui a decorrere dal 2017. Con il decreto di ripartizione del fondo per la cultura italiana all’estero, attualmente al vaglio del Ministero dell’Economia – fa sapere Amendola, – saranno attribuite le risorse (circa 2 milioni l’anno) tali da consentire di mantenere il livello di almeno 12 milioni all’anno fino al 2020 compreso”. “Il cambio è netto – afferma il sottosegretario in riferimento a quanto sino ad oggi avvenuto: – 12 milioni di euro per i corsi del 2016 furono recuperati in assestamento di bilancio, ora sono a regime”. Si richiamano anche i passi compiuti sulla disciplina delle scuole italiane all’estero, e le osservazioni sugli enti gestori formulate a tal proposito dal Cgie, accolte in sede parlamentare e ora in fase di integrazione al testo del provvedimento; il trasferimento di competenze in materia di insegnamento della lingua italiana all’estero dalla Dgiepm alla Direzione generale per la Promozione del sistema Paese, che coinvolge anche l’erogazione dei contributi in materia e per cui “siamo intervenuti presso il Mef per accelerare il più possibile l’iter del decreto predisposto allo scopo ed evitare ritardi nell’erogazione dei fondi – fa sapere il sottosegretario; l’insufficienza dei fondi destinati a Comites (pari a euro 1.267.838) e Cgie (299 mila euro circa), su cui “ha pesato un iter della legge di bilancio a tempi contingentati, dovuto alla crisi di governo” e in merito a cui Amendola assicura l’impegno a recuperare risorse aggiuntive, almeno per quanto riguarda il Cgie, in sede di assestamento di bilancio e quindi “prima dell’estate”; le risorse destinate all’assistenza diretta (circa 5 milioni di euro), su cui ci si impegna al reperimento di nuovi fondi se necessario, e a quella indiretta (420 mila euro circa), quest’ultima ripartita su 39 enti sparsi in 19 Paesi; l’avvio del lavoro del Tavolo interministeriale per uno statuto dei lavoratori frontalieri, frutto di una specifica iniziativa del Cgie e orientato alla soluzione delle problematiche riscontrate da tale categoria di occupati; l’approvazione della legge delega sull’editoria che include anche fondi a sostegno dei periodici italiani editi o diffusi all’estero e vede in fase di definizione i relativi decreti attuativi.

Altro punto essenziale, la riforma del sistema di voto per gli italiani all’estero, su cui il sottosegretario invita il Cgie a formulare una propria proposta per correggere le criticità connesse in primo luogo in seguito dell’invio “a pioggia dei plichi elettorali” per l’esercizio del voto per corrispondenza. “Sappiamo che il voto ai seggi sarebbe la soluzione più sicura, ma è inattuabile in molti Paesi. Il meccanismo – afferma Amendola – va cambiato. Valuteremo il modo di individuare con la partecipazione del Parlamento una soluzione tecnica capace di superare le più urgenti criticità e di tutelare il voto all’estero come istituto il più possibile scevro da polemiche analoghe a quelle a cui abbiamo assistito recentemente, lesive dell’onore e della dignità degli italiani all’estero”.

“Nonostante la riduzione delle risorse umane e materiali a disposizione, il Maeci continua a garantire un’efficiente erogazione dei servizi – prosegue il sottosegretario, richiamando, tra i miglioramenti introdotti, il progetto di captazione e trasmissione tramite canale telematico securizzato dei dati biometrici utili al rilascio dei passaporti anche da parte dei consoli onorari – 29 i dispositivi già attivati allo scopo sui 38 acquisiti e altri 75 in procinto di essere acquisiti. Tra le altre materie di rilievo per i connazionali anche la nuova legge sulla cittadinanza, al momento trasmessa dalla Camera al Senato e che prevede tra le nuove fattispecie per il conferimento anche lo ius culturae, ossia la conclusione di un percorso scolastico, una normativa in merito alla quale il sottosegretario auspica una maggiore riflessione finalizzata ad un necessario contemperamento di ius soli e ius sanguinis, che tenga conto da un lato delle istanze cui la rete diplomatica sarà chiamata a rispondere all’estero e, dall’altro, non riduca “il concetto di cittadinanza al mero possesso del passaporto”. “Il Maeci sostiene che un eventuale allargamento dello ius soli dovrebbe corrispondere a un restringimento dello ius sangiunis, al fine di evitare che i naturalizzati nei Paesi di provenienza vi diano origine, iure sanguinis, a filiere di cittadini con un legame con l’Italia vieppiù flebile, se non inesistente. Sarebbe pertanto opportuno – afferma Amendola – ricondurre a maggiore coerenza il sistema attuale, bilanciano ius sanguinis e ius soli, anziché procedere con interventi su singole disposizioni”. Anche su questo fronte il Cgie viene sollecitato ad esprimersi.

Il sottosegretario annuncia inoltre la finalizzazione di un decreto che autorizzerebbe il Maeci ad assumere 50 funzionari di profilo amministrativo, contabile e consolare, 10 tra ingegneri e architetti e 44 funzionari dell’area per la promozione culturale; la richiesta rivolta alla presidenza del Consiglio di 7 milioni di euro per l’assunzione di ulteriori 130 unità di personale; un “limitato incremento di contrattisti per rafforzare la rete diplomatico-consolare nel continente africano”, in particolare per far fronte alle emergenze in materia di immigrazione, assunzioni che però – ammette – “allevieranno solo in minima parte le gravi carenze di organico prodottesi negli ultimi 10 anni”, specie se consideriamo che “a legge sulla cittadinanza invariata, la platea degli aventi diritto ammonta a numeri compresi tra i 50 e gli 80 milioni”. Un’attenzione prioritaria viene inoltre espressa per le conseguenze della Brexit sui numerosi connazionali presenti in Gran Bretagna, per il perdurare della drammatica situazione che affligge in connazionali in Venezuela.

Infine, un chiarimento sulla gestione dei beni demaniali all’estero. In questo caso la necessità di intervenire è determinata dalla spending review approvata dal Parlamento e che richiede al Maeci quote di risparmio – che contribuiranno ad abbattere il nostro debito pubblico – di 26 milioni di euro sia per il 2017 che per il 2018 e di 16 milioni di euro per il 2019. In alternativa, un pari importo verrà decurtato dai fondi destinati all’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo. Ciò rende indispensabile una “revisione della politica sugli immobili demaniali” che toccherà però unicamente – assicura il sottosegretario – quelli non più utilizzati a fini istituzionali oppure edifici non rispondenti alle esigenze di razionalizzazione degli spazi occupati dagli uffici della rete. “Sulla scia di quanto avvenuto con Gentiloni ministro degli Esteri, anche adesso con il ministro Alfano e per tutto il prosieguo della legislatura non sarà chiuso nessun consolato, nessun IIC o venduti immobili di proprietà demaniale con annessa cessazione di funzioni – afferma Amendola, richiamando semmai la riapertura della sede a Santo Domingo e di 2 nuove ambasciate in Niger e Guinea. “Il nostro obiettivo è razionalizzare la rete. Ma razionalizzare non significa chiudere, ma mettere a sistema risorse e strutture esistenti, migliorarle e ove possibile renderle maggiormente funzionali con i tempi – conclude il sottosegretario, citando il caso della ristrutturazione della Casa d’Italia a Zurigo, che al termine ospiterà anche il Consolato generale e l’IIC, così da risparmiare l’affitto attualmente versato da questi ultimi e rinnovare una sede che necessita di ristrutturazione. Simile tentativo di razionalizzazione sta avvenendo a Bruxelles, dove è stato acquistato un immobile destinato ad accorpare in un unica sede tutti gli uffici dell’amministrazione, ad eccezione della Rappresentanza nato e dell’IIC. (Viviana Pansa – Inform)

 

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