direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Canada modello d’integrazione. Intervista a David Lametti

ITALIANI NEL MONDO

Dal Messaggero di sant’Antonio, marzo 2019

Il nuovo ministro della Giustizia, nominato dal premier Trudeau, è un italo-canadese d’origine marchigiana. Lametti è trilingue, ha tre figli, ed è docente di Legge all’Università McGill di Montréal

Il governo canadese parla un po’ più italiano. Il primo ministro Justin Trudeau ha fatto un rimpasto di governo chiamando un giurista italocanadese di origini marchigiane, David Lametti, a guidare il ministero della Giustizia. Non era mai successo in quasi 152 anni di storia confederale. Ultimo di quattro figli, nato a Port Colborne, in Ontario, genitori anconetani di Cerqueto di Genga, Lametti ha 56 anni, è sposato con la professoressa Geneviève Saumier, ed è padre di André Vito, Gabrielle e Dominique. Parla tre lingue, insegna Legge all’Università McGill, ed è esperto di proprietà intellettuale, brevetti, marchi e intelligenza artificiale. In precedenza era stato sottosegretario, prima al ministero del Commercio internazionale, e poi a quello dell’Innovazione, delle Scienze e dello Sviluppo economico. Lametti ha contribuito al buon esito delle trattative tra Canada ed Europa per il CETA, l’accordo commerciale di libero scambio tra le due sponde dell’Atlantico.

Ministro della Giustizia e Procuratore del Canada, lei non dimentica le sue origini…

Due anni fa sono stato a Sassoferrato, vicino a Fabriano, dove è nato Bartolo, uno dei più insigni giuristi del Medioevo. Nella sala consiliare ho scattato una foto col sindaco, proprio davanti al busto di Bartolo. Subito dopo la nomina, è stato lo stesso sindaco a ricordarmelo, facendomi notare che, forse, quella foto mi ha portato fortuna. Ho ricevuto tanti messaggi di auguri da parenti e amici che vivono nelle Marche, dove torno almeno una volta l’anno, soprattutto a Fabriano. Le Marche sono state protagoniste anche in occasione del suo giuramento. Sì, ho giurato sulla Bibbia che nel 2006 mi fu regalata da mio zio, monsignor Silvano Lametti, purtroppo scomparso, già parroco di San Giuseppe Lavoratore, a Fabriano.

Parliamo della società multietnica canadese. È un modello che funziona ancora?

Penso che funzioni bene. Prendiamo, ad esempio, la mia storia: i miei genitori sono arrivati dopo la Seconda Guerra mondiale. Mio padre nel 1951, e mia madre nel 1955. Non avevano nessuna istruzione, ma hanno fatto sacrifici enormi per farci studiare. Io mi sono laureato in Scienze economiche e politiche all’Università di Toronto, e in Diritto comune e civile all’Università McGill di Montréal. Poi ho perfezionato gli studi di Diritto alla Yale Law School e all’Università di Oxford. Viviamo in un Paese aperto che dà a tutti la possibilità di avere successo. Non so se il modello canadese sia migliore di quello americano, ma da noi possiamo preservare la lingua, la fede religiosa, le tradizioni, pur essendo cittadini canadesi.

Esiste un rischio terrorismo in Canada?

Tutti vogliono venire in Canada per migliorare il loro tenore di vita. Siamo più al sicuro qui che in molti altri Paesi del mondo. Ciò che ci «protegge» da qualsiasi forma di radicalismo è l’educazione. Abbiamo un sistema di istruzione che funziona molto bene, aperto e inclusivo, ed è la soluzione contro qualsiasi forma di radicalizzazione.

Il modello d’integrazione canadese potrebbe essere adottato anche in Europa?

Non so se il nostro sia un modello esportabile. Posso solo dire che in Canada funziona. Anzi, abbiamo sempre più bisogno dell’immigrazione per mantenere in equilibrio il nostro sistema sociale. Non posso pronunciarmi per quanto riguarda l’Europa o l’Italia. Però io sono una persona di fede, e penso sia nostro dovere accogliere gli altri, così come ci ha invitato a fare papa Francesco.

Come giudica i rapporti culturali e commerciali tra Italia e Canada?

I rapporti sono molto stretti, ma dovrebbero essere ancora più forti.

Come vive la sua identità italiana e marchigiana?

I miei tre figli parlano italiano. Anzi, direi che i due più grandi lo parlano meglio di me. Così come mia moglie, che è canadese ma ha imparato l’italiano. Nel periodo in cui insegnavo diritto comparato a Trento, Torino, Perugia, Roma e Bari, abbiamo trascorso due anni in Italia, e i miei figli sono andati a scuola a Foligno e a Trento. Anche oggi, a casa, parliamo italiano e consumiamo piatti italiani. Io stesso mi diverto a fare la pasta in casa e le lasagne. Mi sento spesso con i miei parenti nelle Marche dove ho due zie, sorelle di mio padre, tanti cugini e diversi colleghi che sono diventati amici.

Come vede il ruolo degli italo-canadesi?

Più di 1 milione di canadesi hanno origini italiane; oltre 500 mila solo a Toronto e oltre 250 mila a Montréal. Il ruolo degli italo-canadesi è importantissimo. Le prime generazioni, come quella dei miei genitori, sono state le «braccia» che hanno costruito questo Paese. Le generazioni successive hanno potuto studiare, e oggi gli italocanadesi sono ai vertici della società. E stiamo dando il nostro contributo anche in politica.

Cosa intende fare per gli italo-canadesi?

Mi sto impegnando sempre di più a favore delle associazioni italo-canadesi, soprattutto a Montréal e nella provincia del Québec. Cerco di aiutarle per l’accesso alle sovvenzioni pubbliche, quando ne hanno diritto. In quanto membro del Consiglio dei ministri, cerco di dare il mio contributo per far avanzare i progetti che riguardano anche la mia comunità. E continuerò a farlo insieme agli altri deputati di origine canadese (dodici in tutto, ndr) che siedono in Parlamento. (A cura di Vittorio Giordano – Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero /Inform)

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail
Powered by WordPress | Designed by Elegant Themes