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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Audizione del Direttore Generale del Maeci per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie, Luigi Maria Vignali

SENATO DELLA REPUBBLICA

Commissione Esteri, indagine conoscitiva sulle condizioni e sulle esigenze delle comunità italiane nel mondo

 

Gli interventi del Presidente della Commissione Vito Petrocelli, e dei senatori Toni Iwobi (Lega), Alessandro Alfieri (Pd) , Alberto Airola (M5S) ed Enrico Aimi (FI)

 

ROMA – Nell’audizione in Commissione Affari Esteri del Senato, presieduta da Vito Petrocelli, per un’indagine conoscitiva sulle condizioni e sulle esigenze degli italiani all’estero, il Direttore Generale del Maeci per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie, Luigi Maria Vignali, ha tracciato un quadro complessivo della tematica. Si è iniziato dall’identikit su chi sono i connazionali che espatriano, ossia i 6 milioni d’iscritti all’Aire tra i quali non troviamo soltanto “cervelli in fuga” ma anche persone diplomate o con un livello d’istruzione non elevato, giovani e meno giovani, in cerca di fortuna altrove; quindi si è passati ai servizi consolari e all’introduzione della tecnologia nell’erogazione di alcuni di questi servizi ad esempio tramite la piattaforma Fast It. Si è parlato anche della sperimentazione della carta d’identità elettronica per ora all’interno dei confini dell’Ue. Altro tema analizzato da Vignali è stato quello legato al rinnovamento degli organi di rappresentanza (Comites e Cgie) e in particolare ci si è soffermati sull’importanza delle elezioni dei Comites dell’aprile 2020, dove i giovani saranno chiamati a dare un contributo determinante, così come è emerso già dal Seminario di Palermo. Si è proseguito con l’analisi di criticità legate ad alcuni scenari internazionali: su tutti la Brexit e la crisi venezuelana. Infine si è toccato l’argomento dell’attesa Conferenza Stato-Regioni-Province Autonome-Cgie, prevista entro la fine del 2019: in quella sede, come ha evidenziato Vignali, i temi proposti dalla Farnesina saranno molteplici e riguarderanno il turismo di ritorno, la fiscalità dei connazionali all’estero, la formazione dei giovani e la possibilità di un rientro. (Ulteriori approfondimenti sono disponibili su Inform n. 176).

 

Dopo l’intervento del  Direttore Generale Vignali l’audizione è proseguita con gli interventi del Presidente della Commissione Esteri , Vito Petrocelli, e dei senatori Toni Iwobi (Lega), Alessandro Alfieri (Partito Democratico), Alberto Airola (Movimento 5 Stelle) ed Enrico Aimi (Forza Italia). Petrocelli, già autore di un disegno di legge di riforma del voto all’estero che contiene l’inversione dell’opzione di voto , ha posto a Vignali il quesito circa l’impatto di questo strumento sulla partecipazione alle passate elezioni dei Comites; Vignali ha escluso che la bassa affluenza sia stata determinata da tale fattore quanto piuttosto dalla mancanza di una adeguata informazione. “Con l’inversione dell’opzione si mantiene intatto il diritto di votare all’estero: il connazionale può decidere di votare all’estero purché manifesti tale intenzione. Il sistema ha indubbi vantaggi: consente di avere la certezza del numero dei potenziali votanti e il loro indirizzo aggiornato. Quindi in sostanza si pone un argine al fenomeno della dispersione delle buste elettorali. Dal momento in cui non votano tutti, c’è una riduzione del corpo elettorale e pertanto un risparmio finanziario. Alle scorse elezioni politiche abbiamo impiegato 30 milioni di euro per far votare 4.700.000 italiani; all’atto pratico hanno votato effettivamente solo 1.300.000 italiani.”, ha commentato Vignali sostenendo che la bassa partecipazione alle elezioni dei Comites nel 2015, quando votò circa il 5% degli aventi diritto, non sia stata causata all’opzione  quanto invece dalla mancanza di una campagna informativa adeguata. “All’epoca – ha aggiunto Vignali – non c’erano gli attuali strumenti informatici di registrazione. Vorremmo utilizzare Fast It, che funziona molto bene, per far esprimere l’intenzione di votare ai nostri connazionali. Credo che, pur con l’inversione dell’opzione, le elezioni dei Comites potrebbero essere comunque un successo”, ha aggiunto il direttore generale sottolineando come le elezioni politiche abbiano naturalmente ben altro impatto.

Sono state chieste a Vignali, da parte dei senatori Alfieri e Aimi, delle informazioni sintetiche sulla composizione della nostra collettività all’estero, specificandone la diversificazione tanto anagrafica quanto professionale. Vignali ha quindi ripercorso in parte quanto già illustrato nel suo discorso d’introduzione dei lavori della seduta. “Circa il 35% dei nostri connazionali all’estero è laureato, mentre un altro 30% è diplomato e il restante 30% più o meno ha la terza media. Non sono soltanto giovani poiché vi sono anche italiani più adulti che si muovono: il più alto tasso di aumento va ricercato proprio nella generazione compresa tra 50 e 60 anni. Questa è la fascia anagrafica che negli ultimi anni ha visto una maggiore incidenza di espatri”, ha rilevato Vignali parlando poi delle professioni svolte dai nostri concittadini. “Il livello e la natura occupazionali vengono monitorati dal momento in cui gli italiani all’estero si scrivono all’Aire e non sempre avviene questa iscrizione, dunque si hanno ancora dati parziali. Quel che è innegabile è l’influenza della crisi sulla ripresa dei flussi: a partire dalla crisi del 2007 la mobilità in uscita è aumentata con un’impennata registrata nel biennio 2013 -2014. Ora sembra che il flusso si sia più o meno stabilizzato mentre invece i ritorni restano molto limitati: parliamo solo di alcune decine di migliaia di italiani. Quelli che partono non necessariamente provengono da regioni dove maggiore è l’incidenza della disoccupazione: il maggior numero delle partenze si ha infatti proprio dalla Lombardia e dal Triveneto. Per andare all’estero, soprattutto per chi aspira a trovare opportunità adeguate al proprio ciclo di studi, c’è bisogno di una famiglia alle spalle e del suo sostegno finanziario”, ha sottolineato Vignali spiegando che gli espatri riguardano quindi anche regioni d’Italia tradizionalmente considerate benestanti.

Vignali ha spiegato le difficoltà nel poter elaborare delle stime precise visto che non tutti gli italiani all’estero si iscrivono all’Aire. “In America Latina, per ragioni di distanza ma anche di storicità della collettività italiana, sicuramente la percentuale degli italiani che s’iscrivono all’anagrafe è estremamente elevata. Non lo è invece nei Paesi europei in cui invece la mobilità da e verso l’Italia può essere più facile e dai quali, tutto sommato, può convenire ritornare per usufruire dell’assistenza sanitaria gratuita; questo proprio perché, per esempio, una delle conseguenze dell’iscrizione all’Aire è che si perde il diritto all’assistenza sanitaria gratuita in Italia”, ha spiegato Vignali parlando poi di situazioni particolari presenti in alcuni Paesi. “Situazioni di irregolarità ci sono negli Stati Uniti dove c’è una percentuale, difficile da stimare, di italiani che sono rimasti alla scadenza del visto turistico: essendo in situazione d’irregolarità non possono iscriversi all’anagrafe. Indicativo è anche il caso della Gran Bretagna: qui i dati precedenti alla Brexit ci parlavano di una comunità stimata e registrata di circa 300 mila italiani. Dopo il referendum i nostri connazionali si sono affrettati a iscriversi all’anagrafe per poter dimostrare la loro residenza nel Regno Unito. Abbiamo scoperto che probabilmente nel Regno Unito gli italiani non sono quei 300 mila che pensavamo ma probabilmente quasi 700 mila”, ha sottolineato Vignali.

 

Per quanto riguarda le mete più ricercate dagli italiani, esse sono situate soprattutto in Europa. “Abbiamo il Regno Unito, nonostante la Brexit; poi la Germania, dove però integrarsi è più difficile, se non altro per ragioni linguistiche e quindi la Francia. Ci sono flussi minori verso il Nord America, mentre abbiamo correnti migratorie più importanti verso il Brasile e l’Australia”, ha precisato Vignali parlando nello specifico degli italiani in Africa, su sollecito del senatore Iwobi. “Nessuno dimentica questi nostri connazionali in Sudafrica, dove abbiamo un’importante collettività composta da 140 mila italiani che ora vivono una situazione delicata. Mi sono recato un anno fa circa in Sudafrica – ha precisato Vignali – proprio per dare un segnale di vicinanza alla nostra collettività: a Johannesburg ho trovato una comunità molto coesa d’italiani all’estero, partecipe della vita del Paese e ben integrata. Devo però dire di averla trovata preoccupata dagli avvenimenti, in particolare dalla criminalità comune. Poi ci sono collettività importanti anche in Senegal, con circa 3 mila italiani, in Kenya, con circa duemila concittadini, e in Etiopia con poco meno di duemila unità. Questi sono i numeri più importanti dell’Africa subsahariana. Ovviamente poi abbiamo l’area del Mediterraneo: circa 7 mila italiani in Tunisia, 6.500 in Marocco e in Egitto. In Nigeria abbiamo due collettività: una più ridotta nella capitale Abuja e una più importante e numerosa a Lagos, per un totale di 1.300 connazionali”, ha evidenziato Vignali.

Il senatore Airola ha infine chiesto a Vignali se un italiano all’estero che da lungo tempo vive all’estero, pagando le tasse altrove,   abbia l’interesse e il diritto a partecipare alla vita politica del nostro paese attraverso il voto.  In proposito Vignali ha evidenziato come, innanzitutto, non si debba sottovalutare il livello d’interesse che le collettività italiane hanno per il nostro Paese e per quello che accade all’interno dei confini nazionali. “Credo che questa domanda vada rivolta proprio agli italiani e in tal senso l’inversione dell’opzione si traduca proprio nel quesito col quale si domanda agli italiani se siano realmente interessati a esprimersi sul futuro del nostro Paese. Questo – ha concluso il Direttore Generale – è il senso profondo dell’inversione dell’opzione in termini elettorali”. (Simone Sperduto/Inform)

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