INFORM - N. 149 - 13 luglio 2005


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Su “Tribuna Italiana” del 13 luglio 2005 l’editoriale del direttore Marco Basti

“Vogliamo votare”

 

BUENOS AIRES - "L’intenzione della Commissione è ora quella di dare attuazione alle norme costituzionali, ma nel modo più corretto e rappresentativo possibile". “Il problema, non è se si voterà - perché si voterà - ma come si voterà, cioè se il voto che sarà espresso all’estero sarà corretto e rappresentativo". Lo ha detto il sen. Andrea Pastore, presidente della Commissione che svolge l’“Indagine conoscitiva sulle misure da predisporre per lo svolgimento delle campagne elettorali e l'esercizio del diritto di voto nella Circoscrizione Estero”, Sono solo alcune delle dichiarazioni riportate dalle agenzie stampa specializzate, che hanno seguito i lavori della II Assemblea Plenaria dell’anno del CGIE, giovedì e venerdì scorso a Roma. Un’assemblea che ha trattato altri argomenti molto importanti (tra i quali convocazione della Conferenza Stato-Regioni-Province autonome-CGIE e l’allarme sullo stato della stampa italiana all’estero) ma che, di fronte all’azione contro il voto degli italiani all’estero, passano in secondo piano.

Ci permettiamo di suggerire ai lettori di leggere i resoconti sugli interventi che ci sono stati, specificamente sulla questione del voto, che pubblichiamo a pagina 7. Perché dalla lettura delle numerose dichiarazioni, non si può non essere preoccupati sul futuro del nostro voto.

Soprattutto se a lanciare l’allarme è nientemeno che il ministro per gli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia, colui che per anni si impegnò per il riconoscimento del diritto degli italiani all’estero di esercitare il voto che era stato sancito nella Costituzione del ‘48. Lo stesso Tremaglia che riuscì a mettere d’accordo praticamente tutto l’arco politico - come ha ricordato tra l’altro il segretario generale Narducci  nella sua relazione - mettendo in atto la “politica delle larghe intese”.

Franco Narducci, a nome del Comitato di Presidenza del CGIE ha parlato di nemici del voto “annidati in vari settori del Parlamento”.

Da parte sua Tremaglia ha detto all’Assemblea in riferimento agli emendamenti poi non approvati:  "Il voto degli italiani all’estero è programma assoluto di governo ed è una vittoria inattaccabile. Finché sarò ministro degli italiani nel mondo non farò passare emendamenti che vogliono sospendere il voto o vogliono togliere i diritti conquistati dai nostri connazionali con le modifiche costituzionali". E qui il ministro ha espresso un’altra viva preoccupazione, su un’altra novità: "Ho qualche impressione che si voglia scomodare nuovamente l’art. 8, ma non sul piano parlamentare: sul piano costituzionale, cioè andando davanti all’Alta Corte, per farlo dichiarare incostituzionale. Se così fosse, tutti gli uomini politici potrebbero candidarsi nella Circoscrizione estero. Dopo di che la nostra battaglia sarebbe finita".

L’art. 8 sancisce che i candidati nella circoscrizione estero debbono essere residenti all’estero, allo scopo di "garantire che le comunità di italiani residenti all’estero abbiano propri rappresentanti politici, possibilmente espressivi delle istanze e degli interessi che si manifestano nelle comunità in cui essi stessi vivono".

La nuova minaccia - che però era già stata teorizzata da parecchio - è che qualcuno decida di rivolgersi alla Corte Costituzionale per chiedere che sia dichiarata l’incostituzionalità del citato articolo 8. E’ solo una delle possibili vie giudiziarie. Un’altra è stata suggerita nemmeno troppo velatamente dai senatori che sono stati a Buenos Aires, è quella della denuncia alla magistratura di irregolarità nelle elezioni nella Circoscrizione Estero, sia per il sistema di votazione (voto per corrispondenza), sia per la questione degli elenchi elettorali.

Come si vede ci sono ancora tante possibilità per “i nemici del voto degli italiani all’estero” come li ha definiti Tremaglia.

Il ministro ha chiamato a unirsi in difesa del voto, il CGIE, i Comites e le associazioni italiane.

Purtroppo il momento politico in Italia favorisce chi vuole pescare nella confusione. Ci sono situazioni obiettivamente complesse a cominciare dagli  attentati di Londra e le minacce, purtroppo molto serie contro l’Italia come bersaglio del terrorismo islamico, che impegnano in primo luogo i ministeri dell’Interno e degli Affari Esteri, proprio quelli che devono risolvere le questioni che riguardano l’Anagrafe. Poi la crisi economica e la vicinanza delle elezioni, con le fibrillazioni all’interno dei due poli, contribuiscono a rendere la situazione assai complicata. A questo si aggiunge che comincia il periodo delle ferie estive. Se in situazioni normali ci sono difficoltà a far arrivare la nostra voce a Roma, figurarsi nell’attuale congiuntura. In questo frangente quindi, Tremaglia e il CGIE dovranno adoperarsi per difendere quanto è già stato conquistato, ma dietro a loro e in sostegno del voto, dovranno schierarsi tutti i Comites e le associazioni, come richiesto dal ministro per gli Italiani nel Mondo.

Gli obiettivi? Un primo obiettivo dovrebbe essere insistere perché sia portata avanti “l'operazione mailing”, nonostante le ristrettezze del bilancio e le limitazioni di tempo a disposizione.

Un secondo obiettivo dovrebbe essere quello di far arrivare al Parlamento, sia attraverso la presenza del ministro e dei rappresentanti del CGIE, sia attraverso documenti elaborati dai Comites e dalle associazioni, la conferma della nostra volontà di partecipazione, di voler votare alle prossime elezioni. Che sappiano gli onorevoli che vogliono cambiare le leggi che hanno riconosciuto il nostro diritto all’esercizio del voto attivo e passivo, che gli italiani all’estero sono informati sulle questioni che li riguardano e che difficilmente potrebbero dimenticare chi sono i parlamentari disposti a beffarli sulla questione del voto.

Durante oltre cinquanta anni gli italiani all’estero hanno aspettato il momento di votare, il giorno di recarsi alle urne, la possibilità di eleggere i propri rappresentanti. Mancano circa dieci mesi alle elezioni.

Gli italiani all’estero vogliono eleggere i propri rappresentanti sia alla Camera che al Senato. Vogliono votare alle prossime elezioni  (Marco Basti-Tribuna Italiana/Inform)


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