INFORM - N. 138 - 30 giugno 2005

PATRONATI

Inca- Cgil: fotografate dal Rapporto Sociale 2004 le tipologie, le esigenze e le richieste degli assistiti

Marisa Pompei (Inca Gran Bretagna) chiede il riconoscimento del lavoro svolto dal patronato al fianco dei 150.000 giovani italiani che ogni anno approdano nel Regno Unito

 

ROMA - Hanno più di 50 anni (75%), sono in prevalenza lavoratori dipendenti e pensionati (82%), presentano quesiti previdenziali ed assistenziali (65%), fruiscono assiduamente dei servizi offerti (50%), sono soddisfatti delle prestazioni ottenute (91%), spesso fanno parte di un medesimo nucleo familiare (71,5%) e chiedono al patronato più personale (19,27%), informatizzazione (17,43%) e presenza sul territorio (6,42%). E' questa la realtà dell'assistito che emerge dal Rapporto Sociale 2004 del patronato Inca -Cgil. Una variegata pubblicazione - il rapporto realizzato dalla Fondazione Cesar è stato presentato al convegno per i 60 anni di attività in Italia ed all'estero dell'Inca-Cgil - che delinea con semplicità sia la storia di questo patronato, che insieme al Patronato Acli fu nel 1947 il primo ad essere riconosciuto ufficialmente in Italia, sia la realtà di una vasta struttura assistenziale che a tutt'oggi può contare nel mondo, oltre alla capillare rete presente in Italia, su 62 sedi e 135 operatori. Il Rapporto, che presenta anche dati disaggregati sulla percezione del patronato da parte dei cittadini residenti nel nord, nel centro e nel sud del nostro Paese, descrive anche le sfide che l'Inca-Cgil dovrà affrontare con incisività nel prossimo futuro, come ad esempio la previdenza complementare, l'immigrazione, le nuove povertà e la rapida evoluzione del Welfare.

Gli aspetti salienti del Rapporto, dopo la breve introduzione Presidente Inca Cgil Aldo Amoretti che ha ricordato il difficile lavoro svolto dagli operatori dei patronati all'estero, sono stati illustrati dal Presidente della Fondazione Cesar Giancarlo Brunello che ha in primo luogo evidenziato come questa pubblicazione rappresenti sia uno strumento di comunicazione, che fa conoscere al mondo esterno la struttura, la realtà e gli obiettivi del patronato, sia un elemento di trasparenza sull'uso dei soldi pubblici da parte dell'Inca. Brunello, nel sottolineare la grande vitalità del patronato che tuttora presenta notevoli capacità di espansione, si è inoltre soffermato sulle numerose informazioni contenute nel Rapporto. Dati che ci consentono di conoscere e comprendere il contesto lavorativo degli operatori del patronato, anche loro sono stati ascoltati, e le esigenze dei beneficiari dei serviz che, nella maggioranza dei casi, hanno giudicato con favore l'attività svolta dall'Inca.

Dal docente di storia contemporanea dell'Università di Verona Emilio Franzina, che ha ammonito la classe politica a non strumentalizzare la storia degli italiani all'estero ed ha definito soddisfacente il bilancio dell'Inca nel mondo, è stato invece auspicato l'avvio di un nuovo corso del patronato che, attraverso l'ampliamento dei propri servizi, ponga maggiore attenzione alla realtà degli stranieri che vivono in Italia - per Franzina sarebbe opportuna la concessione del voto amministrativo agli immigrati - e presso le Nazioni di provenienza dei flussi migratori. Il docente, nel ripercorrere la storia dell'emigrazione italiana del secondo dopoguerra, ha inoltre sottolineato il grave disagio dei nostri connazionali dell'America Latina che stanno lottando per il superamento degli attuali problemi pensionistici e, attraverso la raccolta di 100.000 firme, si stanno attivando per l'istituzione dell'Assegno sociale.

Sicuramente di taglio diverso l'intervento dell'ordinario di Diritto del Lavoro dell'Università di Bologna Umberto Romagnoli che si è soffermato in maniera particolare sulla necessità di "curare" la macchina sindacale, attualmente in difficoltà, attraverso dei cambiamenti che non dimentichino l'importanza della tradizione e della lunga storia della Cgil. " Mi piace pensare - ha poi sottolineato Romagnoli - che anche del sindacato si possa dire che è nato due volte".

Della necessità di non dimenticare la storica tradizione sindacale che anima l'azione del patronato Inca ha parlato anche il Segretario confederale della Cgil Paolo Nerozzi che ha inoltre posto in evidenza l'esigenza di dare risposte concrete, anche attraverso il patronato, al progressivo impoverimento del Paese. Una situazione difficile che da insicurezza e sta togliendo il futuro ai nostri ragazzi ed ai tanti immigrati che lavorano in Italia. Categorie fondamentali, queste ultime, che dovrebbero avere più spazio nell'ambito del quadri sindacali. Nerozzi ha infine auspicato, per il prossimo futuro, una concreta riflessione sull'insieme dei modelli partecipativi.

Dalla sociologa della famiglia dell'Università di Torino Chiara Saraceno è stata invece sottolineata l'esigenza di portare avanti, da parte dell'Inca il "filo rosso dei vecchi e nuovi diritti". La Saraceno, che ha anche evidenziato il rischio di un patronato "seduto" sulle inefficienze dello Stato, ha inoltre posto in evidenza la necessità di accompagnare la concessione delle prerogative politiche ed assistenziali degli italiani all'estero con la creazione in Italia di un quadro ampio, equo ed esigibile di diritti che preveda ad esempio la concessione ai più poveri di un reddito minino garantito.

Una realtà, quella degli italiani all'estero, che nel corso del dibattito è stata affrontata sia dal Presidente dell'Inca del Brasile Roberto Ribeiro Wilson - il capo del sindacato dei metalmeccanici in pensione ha letto le missive di auguri inviate per i 60 anni di attività dell'Inail dal Presidente della Confederazione del Partido dos Trabalhadores (Cut) e dallo stesso Presidente del Brasile Lula - sia dalla responsabile dell'Inca in Gran Bretagna Marisa Pompei che, dopo aver ricordato gli sforzi compiuti per avviare una positiva collaborazione con il mondo sindacale inglese, ha auspicato un potenziamento dell'Inca all'estero che incentivi il Governo italiano ad emettere i decreti attuativi della legge sui patronati. Un aggiornamento normativo che consentirebbe il riconoscimento di quelle attività del patronato che oggi vengono ignorate.

"In questo contesto voglio da esempio ricordare - ci ha spiegato Marisa Pompei al termine dell'incontro - il lavoro che noi svolgiamo per i circa 150.000 giovani italiani che ogni anno giungono in Gran Bretagna e che rimangono in questo Paese da due anni a tutta una vita. Ragazzi - ha proseguito la Pompei dopo aver sottolineato la necessità di contare gli italiani all'estero non solo in occasione del voto ma anche per l'erogazione dei servizi - che giungono in Gran Bretagna in cerca di occupazione e che noi accompagniamo facendogli capire la peculiarità del sistema previdenziale e le problematiche connesse all'inserimento nel mondo del lavoro, della sanità locale e dell'istruzione. Numerose prestazioni che si affiancano a quelle istituzionali del patronato riguardanti le pensioni. Io spero quindi che in futuro questa attività fondamentale, portata avanti per una massa silenziosa di cittadini che nessuno nota, sia apprezzata e riconosciuta". (Goffredo Morgia-Inform)


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