PATRONATI
Inca- Cgil: fotografate dal Rapporto Sociale
2004 le tipologie, le esigenze e le richieste degli assistiti
Marisa Pompei (Inca Gran Bretagna) chiede
il riconoscimento del lavoro svolto dal patronato al fianco dei 150.000 giovani
italiani che ogni anno approdano nel Regno Unito
ROMA - Hanno più di 50 anni (75%), sono in prevalenza
lavoratori dipendenti e pensionati (82%), presentano quesiti previdenziali ed
assistenziali (65%), fruiscono assiduamente dei servizi offerti (50%), sono
soddisfatti delle prestazioni ottenute (91%), spesso fanno parte di un medesimo
nucleo familiare (71,5%) e chiedono al patronato più personale (19,27%), informatizzazione
(17,43%) e presenza sul territorio (6,42%). E' questa la realtà dell'assistito
che emerge dal Rapporto Sociale 2004 del patronato Inca -Cgil. Una variegata
pubblicazione - il rapporto realizzato dalla Fondazione Cesar è stato presentato
al convegno per i 60 anni di attività in Italia ed all'estero dell'Inca-Cgil
- che delinea con semplicità sia la storia di questo patronato, che insieme
al Patronato Acli fu nel 1947 il primo ad essere riconosciuto ufficialmente
in Italia, sia la realtà di una vasta struttura assistenziale che a tutt'oggi
può contare nel mondo, oltre alla capillare rete presente in Italia, su 62 sedi
e 135 operatori. Il Rapporto, che presenta anche dati disaggregati sulla percezione
del patronato da parte dei cittadini residenti nel nord, nel centro e nel sud
del nostro Paese, descrive anche le sfide che l'Inca-Cgil dovrà affrontare con
incisività nel prossimo futuro, come ad esempio la previdenza complementare,
l'immigrazione, le nuove povertà e la rapida evoluzione del Welfare.
Gli aspetti salienti del Rapporto, dopo la breve introduzione
Presidente Inca Cgil Aldo Amoretti che ha ricordato il difficile lavoro svolto
dagli operatori dei patronati all'estero, sono stati illustrati dal Presidente
della Fondazione Cesar Giancarlo Brunello che ha in primo luogo evidenziato
come questa pubblicazione rappresenti sia uno strumento di comunicazione, che
fa conoscere al mondo esterno la struttura, la realtà e gli obiettivi del patronato,
sia un elemento di trasparenza sull'uso dei soldi pubblici da parte dell'Inca.
Brunello, nel sottolineare la grande vitalità del patronato che tuttora presenta
notevoli capacità di espansione, si è inoltre soffermato sulle numerose informazioni
contenute nel Rapporto. Dati che ci consentono di conoscere e comprendere il
contesto lavorativo degli operatori del patronato, anche loro sono stati ascoltati,
e le esigenze dei beneficiari dei serviz che, nella maggioranza dei casi, hanno
giudicato con favore l'attività svolta dall'Inca.
Dal docente di storia contemporanea dell'Università di
Verona Emilio Franzina, che ha ammonito la classe politica a non strumentalizzare
la storia degli italiani all'estero ed ha definito soddisfacente il bilancio
dell'Inca nel mondo, è stato invece auspicato l'avvio di un nuovo corso del
patronato che, attraverso l'ampliamento dei propri servizi, ponga maggiore attenzione
alla realtà degli stranieri che vivono in Italia - per Franzina sarebbe opportuna
la concessione del voto amministrativo agli immigrati - e presso le Nazioni
di provenienza dei flussi migratori. Il docente, nel ripercorrere la storia
dell'emigrazione italiana del secondo dopoguerra, ha inoltre sottolineato il
grave disagio dei nostri connazionali dell'America Latina che stanno lottando
per il superamento degli attuali problemi pensionistici e, attraverso la raccolta
di 100.000 firme, si stanno attivando per l'istituzione dell'Assegno sociale.
Sicuramente di taglio diverso l'intervento dell'ordinario
di Diritto del Lavoro dell'Università di Bologna Umberto Romagnoli che si è
soffermato in maniera particolare sulla necessità di "curare" la macchina
sindacale, attualmente in difficoltà, attraverso dei cambiamenti che non dimentichino
l'importanza della tradizione e della lunga storia della Cgil. " Mi piace
pensare - ha poi sottolineato Romagnoli - che anche del sindacato si possa dire
che è nato due volte".
Della necessità di non dimenticare la storica tradizione
sindacale che anima l'azione del patronato Inca ha parlato anche il Segretario
confederale della Cgil Paolo Nerozzi che ha inoltre posto in evidenza l'esigenza
di dare risposte concrete, anche attraverso il patronato, al progressivo impoverimento
del Paese. Una situazione difficile che da insicurezza e sta togliendo il futuro
ai nostri ragazzi ed ai tanti immigrati che lavorano in Italia. Categorie fondamentali,
queste ultime, che dovrebbero avere più spazio nell'ambito del quadri sindacali.
Nerozzi ha infine auspicato, per il prossimo futuro, una concreta riflessione
sull'insieme dei modelli partecipativi.
Dalla sociologa della famiglia dell'Università di Torino
Chiara Saraceno è stata invece sottolineata l'esigenza di portare avanti, da
parte dell'Inca il "filo rosso dei vecchi e nuovi diritti".
Una realtà, quella degli italiani all'estero, che nel
corso del dibattito è stata affrontata sia dal Presidente dell'Inca del Brasile
Roberto Ribeiro Wilson - il capo del sindacato dei metalmeccanici in pensione
ha letto le missive di auguri inviate per i 60 anni di attività dell'Inail dal
Presidente della Confederazione del Partido dos Trabalhadores (Cut) e dallo
stesso Presidente del Brasile Lula - sia dalla responsabile dell'Inca in Gran
Bretagna Marisa Pompei che, dopo aver ricordato gli sforzi compiuti per avviare
una positiva collaborazione con il mondo sindacale inglese, ha auspicato un
potenziamento dell'Inca all'estero che incentivi il Governo italiano ad emettere
i decreti attuativi della legge sui patronati. Un aggiornamento normativo che
consentirebbe il riconoscimento di quelle attività del patronato che oggi vengono
ignorate.
"In questo contesto voglio da esempio ricordare
- ci ha spiegato Marisa Pompei al termine dell'incontro - il lavoro che noi
svolgiamo per i circa 150.000 giovani italiani che ogni anno giungono in Gran
Bretagna e che rimangono in questo Paese da due anni a tutta una vita. Ragazzi
- ha proseguito