TERZA
CONFERENZA ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA
Attenzione alle collettività italiane,
nel “decalogo” degli IIC
Gli interventi di Vattani,
Pera e Buttiglione. Medaglia d’oro al regista Franco
Zeffirelli
ROMA – “Dobbiamo fare di questa Conferenza il nostro
laboratorio di idee, per approvare un ‘decalogo’ che
indichi le linee direttrici per gli Istituti Italiani di Cultura. Dobbiamo essere
ambiziosi nell’indicare gli obiettivi”. Lo ha detto l’Ambasciatore Umberto Vattani, intervenendo alla sessione inaugurale della Terza
Conferenza degli IIC dal tema “L’Italia di oggi nel mondo: il ruolo della cultura”,
che vedrà impegnati fino al 28 maggio i direttori di 89 IIC sparsi in 60 Paesi.
Il
saluto di Umberto Vattani
Vattani, in procinto di lasciare l’incarico di Segretario generale
della Farnesina per assumere quello di Presidente
dell’Ice, ha sottolineato l’importanza della componente
culturale, il suo rilievo nella politica estera del nostro Paese, alla quale
il Ministro Fini ha dato “forte rilancio” . Qual è il “decalogo”con le linee
per guidare le principali attività degli IIC, indipendentemente dal Paese in
cui operano? La proiezione dell’immagine del Paese; la presentazione dell’Italia
moderna; la promozione delle eccellenze scientifiche
e tecnologiche; la valorizzazione delle missioni archeologiche e del restauro;
la diffusione dell’italiano; la raccolta e documentazione della produzione letteraria
italiana; la promozione del patrimonio artistico e culturale italiano; la ricerca
della partecipazione straniera alla scena culturale del nostro Paese; l’informazione
sulla realtà culturale nazionale; l’attenzione alle esigenze delle collettività
italiane. “Noi siamo specchio che riflette un laboratorio innovativo in Italia”
ha aggiunto Vattani sottolineando
“l’orgoglio” della Farnesina per come operano gli
IIC all’estero.
Obiettivo precipuo della Conferenza è di dare nuovo slancio
alla promozione della cultura italiana nel mondo, creando
sinergie con altri protagonisti del Sistema Italia (Ice, Enit, Camere di commercio, Confindustria)
e superando la visione settoriale dell’attività degli Istituti e rafforzando
i rapporti con i settori di punta dell’economia italiana.
Gli
interventi di Marcello Pera e Rocco Buttiglione
In apertura di Conferenza sono intervenuti anche il Presidente
del Senato Marcello Pera e il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Rocco
Buttiglione.
Come ha osservato il Sottosegretario agli Esteri Giampaolo Bettamio, l’intervento
di Pera “ha dato una sferzata opportuna. Una riflessione che calza con quanto
ci diremo nel corso di questa Conferenza”. E, in effetti,
facendo riferimento ai mutamenti avvenuti nel nostro Paese negli ultimi anni,
su diversi fronti – siamo un Paese che cambia, che cresce in Europa e che vuole
contare di più; negli ultimi anni è cambiato il sistema politico, è cambiata
Il Presidente del Senato nel corso del suo intervento
ha fatto osservare anche come vi sia “una grande crisi
di identità” oggi in Europa, soprattutto dal punto di vista di una cultura comune
e ciò spiega anche “le difficoltà esistenti in alcuni Paesi rispetto
all’approvazione della Costituzione europea”.
Il Ministro Buttiglione ha
sottolineato il “ruolo
fondamentale” svolto dagli Istituti Italiani di Cultura nel mondo e riconosciuto
“le difficoltà nelle quali molte volte si trovano ad operare” per la scarsità
di risorse: “speriamo di dare sollievo – ha detto – con la prossima Finanziaria
non solo per continuare a sostenerli ma anche per incrementare le loro attività”.
Buttiglione ha rimarcato che la cultura “è
il primo modo nel quale noi presentiamo all'estero il nostro Paese”e ricordato
che essa “non è qualcosa che esiste per sempre una colta per tutte”
poiché “ogni nuova generazione ne ridefinisce i confini, la propria memoria
e il proprio sentimento di appartenenza” E ciò, in momenti di transizione come
quello che stiamo vivendo “è un lavoro difficile e complesso”.
Buttiglione attribuisce poi molto valore alla promozione
della lingua italiana, alla quale per il Ministro sarebbe importante
affiancare anche quella della lingua latina per rafforzare la penetrazione della
nostra cultura. Penetrazione che in alcuni Paesi, come l’Argentina, è stata talmente forte
da essere diventata un elemento costitutivo di quella realtà. Ma per il Ministro, che ha fatto appunto riferimento alle nostre
collettività all’estero, è necessario anche promuovere e sostenere una “educazione
al bilinguismo”, a vantaggio delle nuove generazioni. E a questo punto il Ministro ha citato il caso-Germania e le difficoltà incontrate da molti ragazzi
italiani. “Abbiamo un problema drammatico, fare imparare il tedesco alla seconda
generazione di emigrati, cosa forse più importante
di apprendere l'italiano, se vorranno restare lì, fare carriera, frequentare
una scuola tedesca”. Fatto osservare che un bambino esposto a due influenze
linguistiche le può anche padroneggiare entrambe ma con tempi di apprendimento diversi e necessità di sostegno diverso rispetto
ad un bambino esposto ad una sola influenza linguistica, Buttiglione ha avvertito che se ciò non viene considerato,
il rischio forte è che il bambino non apprenda bene alcuna delle due lingue.
Conseguenza: può finire nelle scuole differenziali, diventare un bambino “escluso”.
Buttiglione ha rimarcato che sapere l'italiano e la lingua del
Paese di residenza è, per gli emigrati, l'unico modo “per non essere in bilico
tra due mondi”. In poche parole “sapere due lingue aiuta ad avere maggiori possibilità
di inserimento, non saperne nessuna significa essere
condannati a pencolare tra due mondi senza essere di casa in nessuno dei due”.
Ed è una questione, quella del bilinguismo, sulla quale
“dovremmo agire a livello europeo, perché non è un problema solo nostro”.
Il Ministro ha poi ricordato come sia stato importante,
e lo sia tuttora, il ruolo del nostro Paese e della nostra cultura nel processo
di costruzione di identità nazionali di altri Paesi,
come quelli dell’area balcanico-danubiana.Una storia che affonda le radici nei secoli, che oggi riprende idealmente
le vie che un tempo erano state quelle della Serenissima di Venezia.
Un’area quella dei Balcani e del Danubio alla quale
possiamo offrire “una legislazione di alta qualità
per la protezione dei beni culturali”, la nostra esperienza nel settore dei
restauri, in quello della archeologia . E ha infine
rilevato la necessità di impegnarsi per la costruzione comune di una cultura
europea. Un obiettivo che va perseguito secondo due
direttive. La prima è la costruzione di una “industria culturale europea” e
di un “mercato europeo della cultura” poiché solo evitando le frammentazioni, ha avvertito
il Ministro, Italia ed Europa possono competere nel mondo. La seconda è basata
sulla necessità di varare una specifica direttiva europea sulla cultura.
Medaglia
d’oro al regista Franco Zeffirelli
Al termine degli interventi istituzionali, una medaglia
d’oro è stata consegnata al regista Franco Zeffirelli.
A metterla fra le sue mani il Sottosegretario Bettamio
a nome della Commissione nazionale per la promozione
e la diffusione della cultura nel mondo (organismo presso il Mae
del quale fanno parte eminenti personalità della cultura e nel quale siedono
anche due consiglieri del CGIE). Zeffirelli, nel ringraziare
per il riconoscimento ha sollecitato a “ricreare un paesaggio libero costruttivo
sul piano della cultura”. “Abbiamo poco da portare fuori dall’Italia se non ricarichiamo le nuove generazioni
con cultura libera” ha ribadito.
Nella motivazione del riconoscimento al regista si sottolinea il “contributo fondamentale fornito dal regista
alla valorizzazione del cinema italiano nel mondo, una attività che ha reso
viva testimonianza di come il cinema, al pari di altre attività, contribuisca
alla promozione del nostro patrimonio artistico e della lingua italiana all'estero”.
(Simonetta Pitari-Inform)