FESTA DELLA LIBERAZIONE
A Dachau e a Berlino interventi di Fiorenza Colonnella, Claudio Cumani e Michele Santoriello (Ds)
DACHAU/BERLINO - Il sessantesimo della Liberazione è stato celebrato dagli italiani in Germania: tra le cerimonie, quelle nel campo di sterminio di Dachau e presso la "cappella italiana" del cimitero di Dachau-Leitenberg (il 24 aprile) organizzate dal Consolato Generale d’Italia e dal Comites di Monaco di Baviera. Celebrazioni anche a Berlino: il 23 aprile, presso il liceo "Sophie Scholl" di Berlino i Ds Germania hanno organizzato, con gli studenti e il Comites, una giornata di commemorazione.
"I valori di libertà, di giustizia e di rispetto della dignità umana, scaturiti dalla resistenza e confluiti nella costituzione,siano elementi di coesione nei quali tutti gli italiani continuino a riconoscersi". E’ questo l’auspicio di Fiorenza Colonnella, Consigliere comunale a Monaco di Baviera, intervenuta alla cerimonia presso la "cappella italiana" sorta - in ricordo di tutti i detenuti italiani periti nel campo di Dachau - per volontà del governo italiano che la fece erigere dopo la guerra.
"Dopo 60 anni dalla fine della guerra è ancora importante ricordare ciò che la guerra e le ideologie totalitarie hanno rappresentato" ha detto Colonnella evidenziando che alla liberazione "tanti italiani, donne e uomini, hanno contribuito in prima persona pagando un prezzo enorme. Uomini e donne che con la loro azione hanno ridato dignità alla patria e reso i cittadini italiani di nuovo arbitri del proprio futuro". A maggior ragione è dunque "sconcertante e triste nello stesso tempo assistere al tentativo di alcune forze politiche di banalizzare e vivere con evidente fastidio questo evento". "Oggi che il passato ci appare lontano e sfumato nei contorni, e ci sembra di essere forti nella convinzione che ciò non deve e non potrà più accadere ci rendiamo disponibili verso proposte come quelle di onorare i caduti senza differenza fra vittime e carnefici" ha detto Colonnella. Avvertendo che "stiamo assistendo anche in Germania a tentativi di mescolanza fra causa ed effetto di eventi storici fra i più bui del genere umano". "Vediamo gruppi di neonazisti, come è accaduto a Monaco giorni fa, che cercano di farsi spazio speculando sulla indifferenza di molti e sulla possibilità che una società democratica offre a tutti di esporre il proprio pensiero". Di qui l’augurio che "la risposta forte e civile che la cittadinanza di Monaco ha dato, sia la stessa che ognuno di noi è chiamato a dare nella vita di tutti i giorni, quando i principi fondamentali di convivenza civile sono minacciati".
A ricordare il tragico tributo pagato da Italia e Germania a causa del fascismo e del nazismo è stato Claudio Cumani, Presidente del Comites di Monaco di Baviera. Intervenuto alla cerimonia nel campo di Dachau, Cumani ha rievocato i momenti terribili attraversati dai due Paesi, usciti devastati dalla guerra. Distruzione che partiva da lontano e iniziata ben prima della guerra. "Nel corso degli anni, attraverso le loro politiche culturali e razziali, il nazismo ed il fascismo erano riusciti a cancellare tradizioni importanti, mandando in esilio il fior fiore della cultura tedesca ed italiana" ha sottolineato Cumani, ricordando che la Germania perse cervelli del calibro di Albert Einstein, e che in Italia "le nostre storiche scuole di matematica, fisica e biologia furono smembrate, i loro maestri ridotti al silenzio o costretti ad emigrare" (Enrico Fermi, Bruno Rossi, Emilio Segrè, Gino Fano,Guido Fubini, Vito Volterra, Tullio Levi-Civita, Salvatore Luria, Rita Levi Montalcini ecc.). Distruzione culturale che "era anche negazione della storia nazionale dei propri paesi, alla cui costruzione unitaria, sia in Germania che in Italia, i cittadini di religione ebraica avevano dato un enorme, fecondo contributo". Come era anche "negazione dell’esistenza e dei diritti delle minoranze etniche, religiose, sessuali presenti nel nostro Paese". Cumani ha avvertito che è "giunta l’ora di smetterla col mito degli "Italiani brava gente" e di imparare come nazione a fare i conti con la nostra storia, anche con le sue pagine più nere". Senza dimenticare però che "la Repubblica Italiana nata dalla Resistenza è stata magnanima, perfino generosa con i suoi antichi avversari". Tuttavia "la questione non è chiusa" ha aggiunto Cumani rimarcando che "come ha faticosamente fatto la Germania col suo passato, anche noi dobbiamo riconoscere tutta la nostra storia,compresi i crimini compiuti dentro e fuori i confini nazionali. Smettendo di usare la Storia in modo strumentale, per motivi politici contingenti, ed allo stesso tempo rispondendo seriamente a tutti i tentativi di rimozione o giustificazione di un passato che non è possibile giustificare, ma che anzi è da ricordare, affinché non si ripeta".
A Berlino, presso il liceo "Sophie Scholl" il Segretario dei Ds in Germania, Michele Santoriello ha portato il suo saluto rievocando una tragica pagina di storia: il massacro di Treuenbritzen. A Treuenbritzen il 23 aprile 1945 furono trucidati in una cava 127 militari internati italiani che dopo l’8 settembre 1943, "avevano già fatto una chiara scelta: contro il fascismo, per la libertà e la democrazia". Alla commemorazione nel liceo berlinese, Antonio Ceseri, uno dei quattro sopravvissuti al massacro. Nel corso della giornata letture di lettere e pagine dai diari dei deportati italiani e ucraini. "Insieme vogliamo ricordare, perché insieme possiamo costruire e rendere vera una società europea, aperta, plurale e democratica" ha detto Santoriello rivolgendosi agli studenti. E sottolineando "il desiderio di riacquistare la forza di respingere le insidie, le menzogne di ogni forma di potere che vorrebbe negare o ancor peggio sminuire il senso e la portata della lotta al fascismo e al nazionalsocialismo e l’alto valore della Festa della Liberazione". "Per questo è importante che voi giovani - ha concluso Santoriello - siate impegnati in prima persona alla ricerca delle profondità della memoria e della forza del ricordo. Perché la democrazia si fonda e si rafforza quando le giovani generazioni sono coscienti di quanto la democrazia si alimenti dei valori e degli ideali nati dalla resistenza e dalla lotta alle dittature fasciste e nazionalsocialiste". (Inform)