INFORM - N. 67 - 24 marzo 2005

RIFORMA COSTITUZIONALE

Per le Acli "riforma sbilanciata, confusa e contraddittoria". Bobba: "Sì al referendum"

ROMA - Una riforma sbilanciata, confusa e contraddittoria, espressione di uno spirito di rivalsa e di contrapposizione. All’indomani dell’approvazione, da parte del Senato, delle norme di riforma costituzionale, le Acli esprimono un giudizio fortemente negativo, sia nel merito che sul metodo, ed avanzano la richiesta di referendum per impedirne l’entrata in vigore.

"E’ desolante - commenta il presidente delle Acli Luigi Bobba – lo spettacolo cui i cittadini hanno dovuto assistere nel momento in cui si è modificata sostanzialmente la Costituzione della Repubblica. Anziché trovare unità e slancio per ridefinire le regole del nostro convivere, il Parlamento ha mostrato solo il linguaggio dello scontro, del muro contro muro, perfino dell’insulto. La responsabilità principe di questo triste teatrino va attribuita certamente all’attuale maggioranza di governo, seppure incoraggiata - nel procedere in modo unilaterale - dallo strappo consumato dal centro sinistra con la riforma del titolo V, varata a poche settimane dalle elezioni politiche del 2001». «Non potrà mai essere "buona" - ribadisce Bobba - una riforma nata e approvata con uno spirito di rivalsa e di contrapposizione, quando invece l’Italia avrebbe bisogno di unità nei simboli, nei sentimenti nazionali e nelle regole costituzionali".

Nel merito della riforma, le Acli criticano innanzitutto lo sbilanciamento dei poteri nelle mani del primo ministro, che diviene di fatto inamovibile anche da parte della sua stessa maggioranza. Una sorta di "polizza sulla vita" politica del premier aggravata dalla mancanza degli opportuni contropoteri, delle corrispondenti garanzie per i partiti dell’opposizione. "Hanno potenziato il motore _ commenta Bobba - senza rinforzare i freni".

Le Acli giudicano, poi, le norme approvate contraddittorie e "pasticciate", con particolare riferimento al Senato, la cosiddetta Camera delle Regioni, per la quale la riforma ha costruito un procedimento legislativo così complesso e "barocco" da metterne in seria discussione il funzionamento. Stesso pasticcio per la cosiddetta "devolution", che da una parte pare fondata sulla competizione tra Regioni, piuttosto che sulla loro collaborazione, dall’altra configura un ritorno per molti versi al vecchio modello centralistico. "Il risultato - conclude il presidente delle Acli - è che le nuove regole, anziché offrire nuovo orientamento e nuova identificazione con le istituzioni, producono solo confusione e disorientamento. A questo punto, se le norme verranno approvate definitivamente nei successivi passaggi parlamentari, non resta che una sola strada per riparare a questa riforma pasticciata ed è quella di impedire che essa entri in vigore, attraverso lo strumento del referendum costituzionale". (Inform)

 

 


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