ITALIANI ALL’ESTERO
Incontro a La Sapienza con la consigliera al Comune di Francoforte, Rosa Maria Liguori Pace
Un senso di identità forte negli italiani che vivono in Germania
Ma nei tedeschi ci sarebbe "un desiderio maniacale di assimilare gli stranieri"
ROMA - "Integrazione" non è sinonimo di "assimilazione". Anzi, i due termini esprimono concetti ben distanti tra loro. Nel nostro Paese forse non siamo troppo portati a soffermarci troppo sulla differenza che corre tra le due parole ma in Germania gli stranieri, fra cui numerosissimi italiani, vivono sulla loro pelle una situazione che li vede protagonisti loro malgrado di politiche che i tedeschi possono anche definire di "integrazione", ma che in realtà somigliano assai di più a pratiche "assimilatorie". E dalla lunga "chiacchierata" che Rosa Maria Liguori Pace - consigliera SPD al Comune di Francoforte e vice presidente del Comites della città tedesca - ha avuto con gli studenti di sociologia e scienze della comunicazione de La Sapienza di Roma, la differenze che corre tra i due generi di politica è emersa nettamente.
Rosa Maria Liguori Pace, romana, insegnante, da 27 anni risiede in terra tedesca. Approdata in Germania non per bisogno di pane come molti connazionali ma per seguire l’allora marito, dirigente di banca, la consigliera (che siede sugli scranni del consiglio comunale di Francoforte per la seconda volta: la prima volta per nomina, la seconda per elezione) è stata in tutti questi anni a contatto con le realtà, anche molto difficili, degli italiani in quella nazione. E non solo degli italiani. In terra tedesca sono molti gli immigrati di altre nazionalità, primi fra tutti quelli di etnia turca.
Un vivace incontro con gli studenti sul tema "Autoctoni e immigrati nei processi di inserimento" - nell’ambito del corso di sociologia delle relazioni etniche, curato dalla prof. Marcella Delle Donne - al quale ha assistito Edith Pichler (docente di sociologia dell'immigrazione della Humboldt Universitaet di Berlino). Che, portando un breve saluto ha sottolineato come la consigliera Liguori Pace sia fortemente impegnata sul versante della promozione della comunità italiana. Marcella Delle Donne dal canto suo ha posto l’accento sul grande contributo degli italiani alla ricostruzione della Germania nel dopoguerra - quest’anno cade il cinquantenario dell’accordo italo-tedesco, per il reclutamento di manodopera italiana nella Repubblica federale tedesca -, nonché sulla risorsa rappresentata dalle nostre comunità in Germania e in tutto il mondo. Che con la loro cultura, la loro lingua, la loro identità mantenuta e valorizzata all’interno dei processi di integrazione tanto hanno dato e danno alle società di accoglienza. Che sono tali quando, come ha detto Liguori Pace, "accolgono la cultura dell’altro, ci colloquiano". Il dialogo fra culture porta alla mediazione, "all’arricchimento reciproco". Porta all’integrazione.
Senza rinunciare, dicevamo, alla propria identità. Anzi. In tutti gli italiani che vivono in Germania, senza distinzione di condizione economica o sociale, ha spiegato Liguori Pace agli studenti universitari, vi è un senso di identità forte. Più forte di chi vive in Italia. E una altrettanto forte cognizione della cultura del proprio Paese che "non possiamo e non vogliamo abbandonare". Nemmeno sotto le pressioni della società di accoglienza "che pretende da noi questo". Tale, ha lasciato intendere la consigliera, è la condizione della Germania. Anche se la rinuncia del divieto alla doppia cittadinanza (italiana e tedesca) rappresentano certamente un importante passo avanti verso il progressivo abbandono di una visione chiusa...
Ma certo, di strada bisogna ancora farne. Sembra di capire che parte dei tedeschi guardino gli italiani con occhi, per così dire, paternalistici, secondo il termine suggerito da Edith Pichler. Liguori Pace è andata oltre e in modo assai esplicito. Spiegando che nei tedeschi di estrazione piccolo borghese ed operaia - i tedeschi "colti" hanno invece una visone diversa dell’Italia e degli italiani - gli italiani continuano ad essere visti perlopiù solo come "lavoratori migranti". "Pensano che gli italiani siano tutti così" e che quelli che sono andati in Germania abbiano avuto "una gran fortuna". In poche parole, se interpretiamo bene, si ha la visione di una Italia ‘stracciona’, e di emigrati ancora con la valigia di cartone... Una visione riduttiva e sorpassata che troverebbe conferma anche in una mostra in fase di allestimento al Museo storico di Francoforte, nell’ambito delle celebrazioni per il cinquantenario degli accordi italo tedeschi per il reclutamento della manodopera italiana. Valigie di cartone, passaporti in esposizione...Una mostra che procura "grande angoscia" nella Liguori Pace perché "l’Italia e gli italiani non sono solo questo" .
Marcella Delle Donne, riprendendo brevemente la parola e tracciando parallelismi e differenze tra la nostra emigrazione all’estero e l’immigrazione in Italia, ha molto battuto su un tasto: quello dell’importanza di attivare processi di integrazione fin dall’età scolastica. Per i figli degli immigrati in Italia come per i bambini italiani in Germania.
Politiche di inserimento, non di assimilazione forzata (e nei tedeschi, ha commentato Liguori Pace, c’è "un desiderio maniacale di assimilare gli stranieri") o di esclusione: questa è la chiave che apre la porta all’integrazione. Liguori Pace, che ha un lungo trascorso di dirigente scolastica - ha lavorato nell’Ufficio Scuola del Consolato italiano a Francoforte - ha parlato agli studenti della difficile condizione vissuta da molti bambini italiani e dai loro genitori. Non sono pochi i minori che vanno a finire nelle scuole differenziali (alla stessa consigliera molti anni fa fu consigliato caldamente da una insegnante tedesca di iscrivervi uno dei suoi figli perché non conosceva il tedesco. Se ci fosse andato probabilmente oggi non sarebbe dottore in medicina...). Un problema grande, quello dello scarso successo scolastico dei bambini italiani (un ‘record’ battuto solo dai marocchini e, nella regione dell’Assia, dagli albanesi) che vengono spediti in scuole di serie b. Differenziali. Aggravando la situazione di questi bambini. "Muore la personalità e il loro futuro" ha detto Liguori Pace. E non è difficile capirne i motivi. Sono scuole che ghettizzano, precludono di fatto l’accesso a studi superiori e non danno sbocchi lavorativi qualificati. Qualche percentuale: a Stoccarda il 10,2% dei minori italiani frequentano queste scuole; a Monaco di Baviera il 9,2%; a Francoforte il 6,7%, a Berlino l’1,7%.
Il sostegno all’inserimento scolastico dei bambini è vitale. Per dare loro un futuro e realizzare quei processi di integrazione dei quali gli italiani "vogliono essere soggetti attivi", dialogando e indicando ai tedeschi le strade da percorrere insieme per arrivarci. Partendo proprio da esperienze positive. Alle quali si arriva dopo un lungo lavoro. Come nel caso della scuola bilingue elementare italo-tedesca aperta nel 1997 a Francoforte.
Un progetto divenuto realtà, e nel quale molto impegno è stato profuso dalla consigliera Liguori Pace, "insieme ad un gruppo di genitori binazionali" ha precisato parlando con noi al termine dell’incontro con gli studenti. Genitori (perlopiù madre italiana e padre tedesco) "che non volevano che i loro figli perdessero il naturale bilinguismo nel quale erano cresciuti". Il gruppo, costituitosi in comitato, ha lavorato per tre anni (dal ’94) a questo progetto, girando anche per la Germania per studiare altre esperienze simili (come nella scuola di Berlino, dove tutte le sezioni sono bilingue). Nel ‘97 l’apertura della scuola a Francoforte. Una scuola che ha avuto "un successo straordinario". Una esperienza assai positiva alla quale ha partecipato attivamente fin dall’apertura della scuola elementare il vicino ginnasio, che ha preso parte ai gruppi di lavoro e alla stesura del programma teorico di base. Una esperienza che a Francoforte sta per estendersi. Già si sta estendendo. Per esempio, "è nato spontaneamente un asilo bilingue italo tedesco". Anche qui un gruppo di genitori, aiutato dalla città, si è attivato. E’ stata assunta una educatrice di madre lingua italiana. Sta per essere aperto, in un altro punto della città, un secondo asilo perché il primo non riesce a soddisfare le numerose richieste di iscrizione. Inoltre sempre a Francoforte sarà aperta un’altra scuola bilingue italo tedesca. E su questa scia presto ci sarà anche una scuola ispano tedesca. Si lavora per l’integrazione insomma... "Si lavora alacremente. Per l’integrazione reciproca. Questa è la cosa su cui bisogna intendersi. Perché se ci dicono ‘ rinunciate a voi stessi’, noi rispondiamo ‘no, grazie tante’. Perché noi combattiamo per una forma vera di integrazione".
A proposito di integrazione. Noi in Italia abbiamo un problema. I mass media parlano degli immigrati quasi sempre solo in termini ‘sensazionalistici’, il che non giova al processo di integrazione degli stranieri, anzi fomenta pregiudizi... "E’ un problema che abbiamo avuto anche noi in Germania. Prima tutti quelli che uccidevano e rubavano erano italiani... Poi il ‘nostro posto’ è stato preso da immigrati di altre nazionalità. Oggi i mass media tedeschi sono molto, molto prudenti nel fare certe affermazioni". Anche se dal rapporto annuale della polizia salta fuori che "i giovani stranieri hanno più crimini sulle spalle rispetto ai tedeschi. Ma poi se si va a differenziare queste percentuali si vede che magari non hanno il permesso di soggiorno ecc. Insomma ‘delitti non delitti’ riguardanti la loro situazione di migranti". (Simonetta Pitari-Inform)