ITALIANI ALL’ESTERO
Aperti i lavori del Primo Convegno Internazionale dei Missionari italiani nel mondo
Missionari, migranti fra i migranti
ROMA -"Sono anime generose che abbandonati agi, onoranze, patria, dolcezze domestiche e quanto vi è nel mondo di più teneramente caro,volano anelanti in soccorso dei nostri connazionali emigrati. Hanno sentito il grido di dolore, di questi nostri lontani fratelli, e vanno!". Così Monsignor Giovanni Battista Scalabrini definiva i missionari che fin dall’inizio della diaspora italiana hanno accompagnato e sostenuto con impegno e dedizione i nostri connazionali in tutto il mondo. Uomini e donne che con coraggio e grande spirito di abnegazione si sono fatti "migranti fra i migranti" condividendone difficoltà e sofferenze. Come angeli custodi, in molte realtà sono stati l’unico punto di riferimento per le nostre comunità sostenendone, a volte anche a prezzo della propria salute e della propria vita, il difficoltoso, e tutto in salita, cammino verso l’integrazione nelle società di accoglienza. Senza oscurare, anzi valorizzandolo, il legame con le origini, con le radici italiane. In più di un secolo di emigrazione i nostri connazionali hanno trovato nei missionari e nelle strutture da loro organizzate solidi punti di aggregazione, assistenza spirituale e materiale. Hanno trovato una vera "casa" alla quale rivolgersi, sulla quale contare. Sempre. Un lavoro oscuro, silenzioso, ignorato dai più in Italia, che prosegue oggi con eguale dedizione, aperto anche all’impegno verso i migranti di altre etnie e alle popolazioni locali in realtà difficili del pianeta.
"Eroi" li ha definiti giustamente il Ministro per gli Italiani nel Mondo Mirko Tremaglia che il 22 febbraio ha aperto, dopo l’esecuzione dell’inno nazionale, i lavori del Primo Convegno internazionale dei Missionari italiani in emigrazione a Roma, nello splendido Complesso monumentale di S. Spirito in Sassia, all’ombra della cupola di San Pietro. Un evento realizzato dalla collaborazione tra Dicastero guidato da Tremaglia, Commissione Episcopale per le migrazioni della CEI, Fondazione Migrantes e Missionari Scalabriniani, sotto l’Alto Patrocinio del Presidente della Repubblica. Un evento che, come è stato spesso osservato nel corso degli interventi della mattinata, vuole essere un dovuto riconoscimento all’opera dei missionari e degli operatori pastorali nel mondo e pungolo a politiche di valorizzazione delle comunità italiane e di accoglienza verso i tanti immigrati che approdano oggi sul nostro territorio. Perché i valori dell’accoglienza sono "un atto di civiltà", come è stato fortemente sottolineato dallo stesso Tremaglia. Il quale - dopo avere rivolto un pensiero alla giornalista Sgrena, ancora nelle mani dei sequestratori in Iraq, e a don Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione, scomparso questa notte dopo una malattia - che ha ricordato le sofferenze, anche le persecuzioni cui venivano sottoposti i nostri connazionali.
Ripercorse le tappe dolorose della nostra emigrazione e le battaglie che lo hanno contraddistinto in decenni di vita politica e parlamentare per assicurare i diritti alle nostre comunità per troppo tempo, ha ricordato, dimenticate dalle forze politiche del nostro Paese, Tremaglia si è detto molto "orgoglioso" dell’opera dei missionari nel mondo della loro grande capacità di essere sempre vicini e dalla parte delle nostre comunità. Che hanno portato nel mondo e tenuto alta, insieme alle comunità, l’italianità. Un’opera troppo a lungo "ignorata" dalle istituzioni quella dei missionari, così come spesso viene ignorato, ha aggiunto il Ministro, il grande impegno dei consoli al servizio delle comunità. E non è un caso che il Ministro, in occasione di questo evento, abbia voluto accanto ai missionari proprio i consoli: alcuni di loro interverranno nel corso della tre giorni. Un convegno, in apertura del quale don Domenico Locatelli ha letto il messaggio di saluto del Direttore generale Migrantes, Mons. Luigi Petris che ha ricordato l’importanza di fare "memoria delle migliaia di missionari nei tempi passati hanno condiviso l’esperienza migratoria". Al convegno ha portato un breve saluto il Ministro della Salute Girolamo Sirchia che ha ricordato il ruolo svolto dai missionari nel mondo "punto di riferimento" delle popolazioni e l’importanza della rete degli ospedali italiani nel mondo in cui operano molti religiosi.
Un Convegno quello che si terrà fino al 24 febbraio, il cui scopo precipuo è di dare finalmente "visibilità" ai coraggiosi missionari italiani che hanno speso e spendono, sarebbe meglio dire investono, le loro energie al servizio degli altri in tutte le parti nel mondo. Con uno spirito di solidarietà che li ha portati - come ha ricordato il Presidente della CEMI Mons. Lino Bortolo Belotti - fra le baracche, i cantieri, le fabbriche, le miniere, le immense coltivazioni agricole, in tutti i luoghi in cui vi erano gli italiani. Vivendo le loro "stesse paure, sofferenze, disagi". Migranti fra i migranti, i missionari sono man mano divenuti nelle realtà di accoglienza anche "uomini ponte" , si sono inseriti nelle chiese locali riuscendo a coinvolgere anche le comunità italiane. Missionari che rappresentano con la loro dedizione un esempio di apertura verso l’altro, italiano e non, che non è mai venuto meno. Un esempio da cui trarre esempio. Ora più che mai. Anche in tempi di crisi delle vocazioni, la chiesa non si farà "abbattere e scoraggiare": "Insisteremo – ha assicurato Belotti- perché dall’Italia partano ancora nuove forze per continuare la bella presenza di migliaia di sacerdoti missionari che hanno saputo tradurre la speranze del Vangelo nel contesto che è sempre stato proprio del popolo di Dio e della Chiesa: il migrare".
Anche Mons. Giuseppe Betori, Segretario generale CEI, ha ribadito l’impegno di incoraggiare l’invio di sacerdoti all’estero e ha sottolineato che il convegno solleciterà la chiesa italiana e "lancerà stimoli perché lo slancio missionario che vorremmo caratterizzasse le nostre parrocchie non abbia a dimenticare questo servizio importante da assicurare ai parrocchiani all’estero". E ha sottolineato l’importanza della collaborazione tra chiesa e istituzioni. I missionari, ha detto Betori, "vogliono coltivare una cordiale collaborazione con tutti coloro che si occupano di rispondere alle esigenze degli italiani, nei vari ambiti dell’amministrazione pubblica, della rappresentanza , della cultura , del sociale".
Preziosa e impagabile" ha definito l’attività dei missionari il Sindaco Walter Veltroni, portando il saluto della Città di Roma. Missionari che sono "una parte d’Italia nel mondo" : una parte "tra le più belle" perché "del mondo allevia le sofferenze, lenisce il dolore, alimenta le speranze", agendo concretamente per contrastare povertà, fame, malattie, danni provocate dalle guerre. "Angeli" che rischiano di persona, ha aggiunto il primo cittadino della capitale ricordando alcuni missionari che hanno perso la vita in aree difficili del pianeta.
"Un contributo impagabile che spesso sfugge all’osservatore poco attento" quello dei missionari in emigrazione, ha sua volta sottolineato il Segretario generale Cgie Franco Narducci che ha portato il saluto del Consiglio Generale. E ha ricordato una "Italia fuori dell’Italia che ha vissuto difficoltà e sofferenze" e "ha promosso umanità e condizioni di vita accettabili aiutandosi e aiutando attraverso le associazioni i patronati, gli enti e le organizzazioni che ha costituito ovunque" E’ questa però anche una "Italia fuori dell’Italia" che, ha sottolineato con forza Narducci , "ha potuto contare sull’assistenza sull’incoraggiamento e sulle opere promosse da tanti religiosi al seguito degli emigrati: sacerdoti, missionari, padri e suore". Narducci ha espresso l’auspicio che attraverso il convegno si individuino "risposte rassicuranti" poiché "in molti paesi le nostre comunità vivono nel timore di non potere più contare sulla rassicurante presenza delle missioni, e non solo per le pratiche religiose".
"Di tutti i convegni organizzati dal Ministro Tremaglia per rafforzare la conoscenza dell’Italia nella sua grande proiezione all’esterno questo è quello dotato di maggiore forza simbolica , che va al cuore ed evoca un carattere distintivo degli italiani: la compenetrazione della fede cristiana nel tessuto della vita della nostra gente nella dimensione quotidiana e nei grandi momenti della storia". Lo ha sottolineato Adriano Benedetti, Direttore generale DGIEPM della Farnesina che ha portato il saluto del Ministro Gianfranco Fini ai partecipanti al convegno. Benedetti ha sottolineato il ruolo degli scalabriniani e di tutti i missionari e il loro "luminoso esempio". Ne ha ricordato l’impegno in favore degli italiani e dei migranti delle altre etnie: come a Caracas (Benedetti è stato Ambasciatore in Venezuela) dove la parrocchia degli scalabriniani "si è aperta alle esigenze di migranti provenienti anche da altri paesi". Benedetti ha ricordato anche lo spirito di "concreta collaborazione", nel rispetto delle reciproche sfere di competenza, tra i consoli e i missionari: collaborazione al servizio delle comunità italiane.
"L’emigrazione che rende patria dell’uomo il mondo, ha una missione: "formare di tutti i popoli un solo popolo, di tutte le famiglie una sola famiglia". Era questo il sogno di Mons. Scalabrini, ha ricordato padre Isaia Berollo, Superiore generale dei Missionari Scalabriniani. Ed è questa la linea cui si ispira l’attività degli scalabriniani. "Il progetto pastorale di Scalabrini per i migranti è un progetto globale e unisce evangelizzazione e promozione umana" ha detto Birollo ricordando che se da un lato "dobbiamo riscoprire e promuovere la relazione degli italiani che vivono all’estero con la cultura di origine" dall’altro "dobbiamo promuovere la piena partecipazione e l’integrazione nella società e nella comunità ecclesiale del paese di accoglienza in un contesto interculturale e interreligioso". (Simonetta Pitari-Inform)