INFORM - N. 30 - 7 febbraio 2005

ITALIANI ALL’ESTERO

III Congresso Nazionale dei Ds

A colloquio con Mirella Giai, Vice Presidente del Comites di Rosario e Presidente Inca-Argentina

"Essere coinvolti pienamente nella vita politica, non solo per la parte che riguarda l’emigrazione"

ROMA - Passione e determinazione. Non è difficile notarle nello sguardo di Mirella Giai, che abbiamo incontrato a margine del III Congresso Nazionale dei Democratici di Sinistra appena conclusosi. Un Congresso mai stato così "rosa": 599 donne su 1576 delegati (tra cui 32 delegati dall’estero e una decina di delegati impegnati quotidianamente nelle politiche riguardanti gli italiani all’estero). Insomma, donne 4 delegati su 10: non è poco.

Tra le delegate anche Mirella Giai, arrivata dall’Argentina - dove vive dal 1951 - per prendere parte alla intensa fase congressuale. Nel corso della quale è stato raggiunto il massimo dell’unità: Fassino proclamato Segretario nazionale con il 79,1% dei voti, D’Alema confermato Presidente con l’81,3% . E via libera alla Federazione di Romano Prodi.

Aggirandoci per il Palalottomatica di Roma, incrociamo tante facce soddisfatte. Compresa quella di Mirella Giai. Che dietro un sorriso dolce e aperto, cela uno spirito battagliero.

Vice Presidente del Comites di Rosario e attualmente anche Presidente dell’Inca Argentina, Mirella Giai è una donna volitiva - "sono una grande lavoratrice e quando prendo delle iniziative ho una volontà straordinaria nel portarle avanti" - e coraggiosa. Negli anni della sanguinaria dittatura militare (1976-1983) che cancellò una intera generazione - decine di migliaia i morti, i desaparecidos tra cui numerosissimi connazionali – non chiuse gli occhi davanti all’orrore, prodigandosi per la causa democratica dell’Argentina e verso gli emigrati. Un impegno, nei riguardi della comunità italiana, mai venuto meno e che anzi è andato rafforzandosi attraverso la lunghissima esperienza di patronato.

Piemontese – "vicino Torino" - come il Segretario Ds Piero Fassino, del quale ha molto apprezzato la relazione congressuale, a Mirella Giai la fede politica è stata trasmessa dal padre. "Sono una compagna. Provengo da una famiglia di compagni – sottolinea con orgoglio – Mio padre è stato un perseguitato politico. Un vero compagno. Io ho seguito la sua linea".

Con passione e determinazione. Gliele leggiamo negli occhi chiarissimi quando le domandiamo come abbia vissuto questo Congresso – "Il bilancio è assai positivo" - e quali le aspettative dei delegati all’estero. "Io credo che questo momento sia decisivo per noi italiani che viviamo estero. Ci aspettiamo che il partito, in vista delle elezioni 2006, ci dia la possibilità di entrare ed essere coinvolti pienamente nella vita politica, non solo per la parte che riguarda l’emigrazione. Da questo Congresso abbiamo imparato molto. Vivendo all’estero comprendere la politica italiana non è cosa facile. Ma abbiamo imparato che la democrazia, che difendere le nostre provenienze è importantissimo. Importantissimo per chi come me vive in America Latina: Paesi di grande sofferenza, ma anche Paesi nei quali abbiamo accumulato una grande esperienza. E l’esperienza è un patrimonio che dobbiamo valorizzare, non lasciare che si perda. Perciò è importante entrare in questo "vortice" della politica italiana... un domani, appoggio ad una "politica di ritorno" dall’Italia all’Argentina e dall’Argentina all’Italia.

Parliamo della campagna informativa sul diritto di voto... Sufficiente, od occorrerebbe qualche sforzo in più da parte delle istituzioni?

Campagna informativa? E’ pressoché nulla. Non c’è! E invece è indispensabile, e deve essere chiara e forte. Gli italiani all’estero devono essere informati, ne hanno tutto il diritto.

Allora parliamo dell’Aire...Che situazione si registra in Argentina?

Questo è un problema che non riguarda solo l’Argentina: è un problema a livello mondiale!

Vogliamo una anagrafe unificata. Vogliamo l’anagrafe, "l’a-na-gra-fe". Se pensa che, da come stanno in questo momento le cose, più di un milione e mezzo di cittadini italiani pur avendone diritto saranno esclusi dalla partecipazione al voto....E fra loro tantissimi italiani di Argentina (dove secondo gli ultimi dati, citati recentemente in una risoluzione presentata dall’on. Calzolaio, quasi 650mila sono i cittadini italiani con passaporto; ad essi vanno aggiunti 200mila italo-argentini che hanno manifestato la volontà di essere riconosciuti cittadini italiani, ndr; v. Inform n. 17 del 22 gennaio 2005).

Come sta lavorando il suo partito in Argentina in rapporto con la comunità italiana e in vista delle politiche?

In Argentina c’è già un importante segnale di unità e di forza: l’Ulivo. E la coalizione rafforzerà il nostro lavoro e il rapporto con la comunità. E poi abbiamo ascoltato la relazione di Fassino, che ci ha detto cose molto importanti e ha indicato a tutti la strada da percorrere....

Fassino ha tra l’altro detto che "italiani all'estero e stranieri in Italia, sono due facce diverse ma complementari di una medesima apertura del nostro paese al mondo".

Ed è proprio così. Non posso che concordare pienamente.

A questo Congresso abbiamo visto moltissime donne. Una larga partecipazione che sembra deporre bene. Ma si sa, a volte si impongono logiche di partito....Insomma, non c’è il rischio di rimanere "schiacciate" alle prossime elezioni, soprattutto voi donne all’estero?

Non siamo schiacciate, né permetteremo che ci schiaccino. Siamo sicurissime che avremo nostre candidate, già ne abbiamo.

E se vi imputassero mancanza di esperienza?

Risponderemmo che le capacità non ci mancano e che impareremo.

L’Argentina ,come altri Paesi del continente sudamericano, è travagliata da crisi economiche e sociali che aggravano ulteriormente le condizioni vita già difficili di molti connazionali. Si parla da anni di "assegno di solidarietà" per gli indigenti ma finora non se ne è fatto nulla...

Come Inca-Cgil di Argentina, Brasile, Cile, Uruguay e Venezuela abbiamo lanciato un appello a tutte le forze politiche, sociali e sindacali italiane affinché venga concesso l’assegno di solidarietà ai cittadini italiani indigenti in America Latina. A sostegno di questo appello abbiamo promosso una campagna per la raccolta di 100mila firme insieme agli altri patronati, associazioni regionali, centri sociali, Comites e Cgie, costituendo Comitati promotori nei vari Paesi. In Argentina stiamo portando avanti la campagna lavorando positivamente con Comites e Cgie. Siamo in questo momento a quasi 18 mila firme. Stiamo portando avanti questo impegno con grande determinazione perché siamo convinti che l’assegno di solidarietà sia un obiettivo assolutamente da raggiungere. Per dare sollievo alle famiglie che versano in situazioni disagiate e per aiutare anche le donne che in Argentina, come in altri Paesi dell’America Latina, sono rimaste chiuse all’interno della famiglia e non hanno mai avuto occasione di avere una pensione: perché la donna è sempre stata "castigata" dalla società, è stata sottomessa, è rimasta a casa nella maggior parte dei casi.

"Castigata". La donna emigrata lo è stata a lungo anche dalla memoria storica: l’emigrazione per tanto tempo è stata descritta come una esperienza vissuta dagli uomini. Eppure il ruolo delle donne in emigrazione è fondamentale. Senza la loro presenza, qualcuno azzarda, non si sarebbe nemmeno potuto parlare di emigrazione italiana all’estero.

Io faccio parte, con l’Associazione Famiglia Piemontese di Rosario, della Federazione delle Associazioni Piemontesi di Argentina (FAPA) composta da 96 sodalizi. Due anni fa abbiamo costituito un Foro delle Donne Piemontesi, attraverso il quale stiamo riscattando la memoria dell’emigrazione femminile in Argentina dall’800. Con la sua storia, la sua cultura, le sue tradizioni. Un lavoro straordinario, attraverso il quale stiamo recuperando la nostra storia e la nostra identità. E attraverso il quale potere entrare finalmente nelle "pari opportunità". (Simonetta Pitari- Inform)

 


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