INFORM - N. 13 - 18 gennaio 2005

CULTURA

Iniziato a Roma un ciclo di incontri promossi dal Circolo Gianni Bosio

"Voci Afroitaliane": Alessandro Ghebreigziabiher e Gabriella Ghermandi a tu per tu con il pubblico

Alessandro Portelli: "Autori migranti, parte della letteratura italiana"

ROMA - Scritture migranti. Fenomeno letterario senza dubbio ma che va letto in chiave culturale più ampia. Poiché quella che è stata a volte da qualcuno frettolosamente e inesattamente liquidata come letteratura "degli immigrati" , non è una cosa a sé. La letteratura della migrazione è in realtà, e in tutta evidenza, parte della nostra società. Ne è il termometro.

Ne è lo specchio fedele. Uno specchio particolare in cui si riflette la trasformazione graduale ma irreversibile della società del nostro Paese. Irreversibile nel suo percorso di arricchimento attraverso l’innestarsi di culture diverse. Multietnicità, multiculturalità in cammino verso l’interculturalità.

A Roma, città a vocazione multietnica e multiculturale dalle origini della sua storia, si stanno moltiplicando le iniziative volte a promuovere l’interculturalità. A dare voce e spazio a scrittori, narratori, poeti, autori che ancora oggi vengono definiti "migranti", ma che domani - e il domani è già qui - saranno scrittori, narratori, poeti, autori... tout court.

Autori che vengono dalle più diverse parti del mondo e che hanno fatto la scelta precisa di esprimersi in lingua italiana. Ma anche autori che sono nati qui in Italia, dopo il trasferimento delle loro famiglie.

Tra essi, quelli di origini africane. Che il Circolo Gianni Bosio (Bosio è stato fra gli anticipatori della storia orale e fra i fondatori del movimento di ricerca e di riproposta della musica popolare) punta a fare conoscere ed emergere, dando loro gli spazi per il dialogo con il pubblico, promuovendo incontri. Come il ciclo inaugurato nel tardo pomeriggio del 17 gennaio e promosso con la collaborazione del Rialto Santambrogio, con il patrocinio della Consigliera delegata del Sindaco di Roma per le Politiche della Multietnicità Franca Eckert Coen. Gli incontri - dal titolo "Voci afroitaliane" - si svolgeranno ogni mese (fino a giugno) e saranno centrati su autori narranti che si proporranno al pubblico portando sulle tavole del palco assaggi della loro esperienza creativa. Scrittori-performer che, attraverso la lettura e la rappresentazione indicheranno le strade percorse, sul piano emotivo e delle esperienze, per dare corpo alle loro storie, alla loro produzione artistica.

Un bel saggio delle capacità di questi autori, anche di coinvolgere con la loro carica comunicativa il pubblico, lo abbiamo avuto con il primo incontro del ciclo. Molto applauditi Alessandro Ghebreigziabiher e Gabriella Ghermandi.

Alessandro Ghebreigziabiher è nato nel 1968 a Napoli da padre eritreo e madre italiana. Teatro-terapeuta ed animatore sociale, ha pubblicato il suo primo libro, "Tramonto", nel 2002 ed è stato premiato con il White Ravens 2003 dalla Jugend Bibliotheke per conto dell’Unesco e con la menzione speciale al concorso internazionale "Parole senza frontiere". Dalla fine del 2003 collabora con la rivista settimanale "Carta" con dei racconti su temi sociali. Nel 2005 uscirà il racconto "Robin Dream" (Michele Di Salvo editore), e (con le Edizioni Manna) il racconto "I tuoi diritti", testo sulla Dichiarazione universale dei diritti umani.

Gabriella Ghermandi è italo-etiope: nata ad Addis Abeba nel 1965, si è trasferita in Italia nel 1979. Da molti anni vive a Bologna, città originaria del padre. Nel ‘99 ha vinto il 1° Premio del concorso per scrittori migranti dell’associazione Eks&Tra, promosso da Fara Editore, e nel 2001 il 3° premio. Ha pubblicato racconti in altre collane e riviste e da qualche anno si occupa di narrazione orale. Coordina e promuove presso le istituzioni la rivista on line "El Ghibli", dedicata agli scrittori migranti.

Sul filo dell’ironia e di una, solo apparente, leggerezza i due giovani perfomer hanno affrontato tematiche complesse...racconti-metafora delle diverse facce delle società e di noi stessi. Racconti che si interrompono sul più bello, quando il pubblico sta già per pregustare un finale, quelli dell’affabulatore Ghebreigziabiher. Il quale ci parla di come ci confrontiamo con i diversi volti della realtà. A cominciare dal racconto sul newyorkese Jeff Brown che, trasformatosi in un mostro con due bocche, due nasi e un occhio solo, deve camuffarsi per affrontare un viaggio in metropolitana e un incontro di lavoro con degli uomini di affari giapponesi. O da quello sull’assassino di professione Nicolai Mushkin, che tentato inutilmente di uccidere una giovane donna, sembra indicargli una dimensione diversa da quella che ha sempre conosciuto, entra in confusione...Racconti paradossali, dai finali tutti aperti. Racconti che fanno riflettere.

Un racconto ("una storia che continua") quello di Gabriella Ghermandi che ci trasporta invece in Etiopia. Seguendo il filo della narrazione - in cui l’oralità tipica dell’Africa si fa sentire forte anche attraverso il canto – scopriamo, o riscopriamo, anche pagine della nostra storia: quella del colonialismo.

Attraverso la storia di un bambino che, con l’aiuto e l’incitamento di membri della comunità, impara ad andare in bicicletta nel periodo della dittatura militare etiope (un "governo provvisorio" che è durato ben 17 anni), impariamo a sentire più vicino questo paese africano, rimosso dalla nostra coscienza collettiva italiana. Impariamo che la cultura dell’Etiopia, come quelle di ogni altro Paese, non solo ha diritto all’esistenza ma deve essere rispettata. Sempre e profondamente.

Alessandro Ghebreigziabiher e Gabriella Ghermandi: voci "afroitaliane"... o "italoafricane"...

"Voci", comunque, che hanno i titoli per essere parte della letteratura del nostro Paese. "Voci" che, come altre che parteciperanno al ciclo di incontri (una per tutte: Igiada Scego, nata a Roma da genitori somali e autrice del racconto "Salsicce" con cui, nel 2003, ha vinto il concorso riminese Eks&Tra) sono fortemente innovative , svecchiano il nostro panorama letterario, lo nutrono di nuova linfa.

Scrittori migranti, pronti per la fase successiva: quella che li vedrà scrittori senza parole aggiuntive, puntualizzanti. "Anche questa è letteratura italiana, e io insisto molto su questa cosa anche se le università sono un po’ sorde e continuano a farla passare sotto la voce ‘letterature comparate’..." ci ha detto, a margine dell’incontro-spettacolo, il prof. Alessandro Portelli. Portelli è responsabile del Centro Gianni Bosio e docente di letteratura americana con particolare riferimento a quella afroamericana, presso l’Università di Roma "La Sapienza". Una vera autorità in materia. Ma l’esperienza della letteratura afroamericana costituisce anche "un’utile guida per accedere alla scrittura della migrazione in Europa dall’Africa, dall’Asia, e dall’America Latina", ha scritto lo stesso Portelli in un articolo-saggio dal titolo "Le origini della letteratura afroitaliana e l’esempio afroamericano". "A un certo punto mi sono accorto - ci ha spiegato Portelli - che stava succedendo qui, in Italia, qualcosa di analogo a ciò che era successo negli Stati Uniti". Dove emigrazione ha significato anche scrittori? "Certo. Non potevano non esserci persone che scrivevano. Come è accaduto negli Stati Uniti. E così ho cominciato a guardarmi intorno... ho cominciato ad incontrare questi nuovi autori in Italia. L’idea di promuovere la conoscenza delle loro opere è partita almeno dieci anni fa ed è andata crescendo nel tempo".

A questo percorso personale del professore si intreccia quello del Circolo Gianni Bosio, che al suo centro pone il tema dei "rapporti tra le culture" e il " significato politico dei rapporti tra le culture", privilegiando ciò che attiene alla cultura orale, alla musica popolare... Ricordiamo che il Circolo Bosio (attivo dal ’69 nel "Ghetto", il cuore di quella Roma popolare che conobbe in tutta la sua tragicità la discriminazione culturale e religiosa) ha una affermata scuola di musiche popolari e il più importante archivio sonoro di musica popolare e di storia orale del Centro Italia. Il rapporto tra scrittura e oralità riveste importanza particolare per Portelli. Così come il dare spazio ad autori che, con le loro capacità artistiche, "ottengono ascolto", quell’ascolto che molto spesso "gli immigrati non hanno". Un contributo non certo secondario a fare conoscere la voce di chi voce spesso non ha o ce l’ha molto flebile. (Simonetta Pitari-Inform)

 


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