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INFORM - N. 268 - 30 dicembre 2004

POLITICA

Marco Zacchera (An): Lettera aperta a Marzio Tremaglia

Quella che segue è una riflessione su Alleanza Nazionale che l’on. Marco Zacchera chiama Lettera aperta a Marzio Tremaglia. "Marzio - ricorda Zacchera - era il figlio di Mirko Tremaglia, l'attuale Ministro per gli Italiani del Mondo, un ragazzo scomparso prematuramente alcuni anni fa. Era Assessore regionale della Lombardia e - secondo me - soprattutto il più serio e preparato giovane dirigente di AN, quello che - sempre secondo me - sarebbe forse stato, un giorno, il ‘naturale’ successore di Gianfranco Fini alla guida del partito, semplicemente perché era il più bravo di tutti". Zacchera dice poi di sperare che la sua riflessione serva "a ricreare un po' di dibattito interno alla vigilia del 10° anniversario del Congresso di Fiuggi quando nel 1995 fu fondata Alleanza Nazionale".

Ciao Marzio, ormai è qualche anno che non ci vediamo e mai come in questo periodo sento la tua mancanza. Le vicende politiche di questi ultimi mesi, l’avvicinarsi del 10°anniversario del Congresso di Fiuggi mi portano sempre di più a pensare che se tu fossi stato qui non saremmo a questo punto.

Te l’ho sempre detto: tu eri uno dei pochi tra noi capace di saldare l’efficienza e la capacità amministrativa ad un indiscusso talento e rigore politico.

Sono convinto che se in questi mesi tu fossi stato a Roma, avresti preso anche nelle tue mani le redini di un partito che in questi anni sta sciupando il suo grande patrimonio di idealità soprattutto perché - alla prova dei fatti - non riesce a trasformare quelli che erano i nostri principi in atti di governo e riforme vere per la nostra Italia.

Chissà, avresti potuto essere tu oggi il nostro leader, perché resti forse il più in gamba di tutti.

Lasciamo perdere le mezze cartucce che restano abbacinate da piccoli o grandi poteri, e non sanno per esempio trasformare in consenso le enormi, potenziali possibilità sui media: la responsabilità è di tutti noi, piccoli o grandi dirigenti, che siamo rimasti complici e vittime di un colossale equivoco che tu invece saresti stato capace di sciogliere e me ne rendo conto rileggendo alcune tue splendide lettere.

Per difendere piccoli privilegi ce ne stiamo rancorosi ma sottomessi in una "Casa delle Libertà" (che era e resta l’unica scelta politica possibile) senza capire che se non riusciamo - costi quel che costi - a dare visibilmente spessore alle tesi autentiche di Destra e di Alleanza Nazionale rischiamo di andare a casa comunque, ma rimettendoci anche la dignità.

Nelle scorse settimane, per esempio, abbiamo assistito troppo silenziosi perfino ad un autentico scippo. Una "nostra" legge, giusta e sacrosanta per contribuire a battere la criminalità, è stata inquinata da norme volte soprattutto a tutelare singole persone.

Tu, Marzio, non avresti approvato ed avresti dato voce con molta serenità ad un dissenso serio, di merito e di metodo.

Dissentire non significa litigare o sabotare, ma - evitando becere sceneggiate alla leghista - avresti ricordato che alla lunga gli italiani alla Destra chiedevano e chiedono chiarezza, certezze, non ritirate e compromessi.

I democristiani hanno ritrovato casa con una UDC che gioca la carta della moderatezza dei toni e la concretezza dei propri obiettivi, la Lega mette sul tavolo il suo quotidiano bagaglio di slogan facendo spesso - ma non sempre - leva sulla parte più superficiale, epidermica, grezza della protesta pur di raccogliere lo scontento (e vendersi furbescamente come "diversa", almeno qui nel nord), Forza Italia è bastione di un monocorde inno al suo Grande Capo…Alla nostra destra pullulano gruppetti, composti qualcuno di fuori di testa, ma anche con gente nostra che se ne è andata, delusa ed amareggiata…E noi ?

Noi non abbiamo una riforma da presentare agli elettori con il nostro visibile timbro, eppure siamo già a fine legislatura. Siamo corsi dietro agli altri in campo fiscale, abbiamo fatto la voce grossa contro Tremonti ma poi non abbiamo concluso niente, abbiamo sostenuto che non c’erano mezzi per tagliare le tasse ma poi - quando i mezzi li hanno trovati - ci siamo accodati a Forza Italia e con il piattino in mano abbiamo sostenuto il nostro merito per averle ridotte, magari con manifesti un po’ surreali…

Noi siamo quelli che accettano zitti i condoni per l’ambiente anche se il nostro ministro (giustamente) inorridisce, votiamo i compromessi sulle leggi "salvaqualcuno", le riforme dei codici che pur non ci piacciono.

Un giorno senza alcuna discussione si decide che è giusto far votare quegli immigrati che fino al giorno prima tolleravamo a mala pena. Cosa giusta? Bene, ma poi la legge non è neppure portata avanti e viene silenziosamente accantonata, quasi fosse quel "Presidenzialismo" che avevamo sempre issato come bandiera, ma poi subito ammainato per un mezzo premierato.

Certo, abbiamo tante volte mitigato, recuperato, sistemato qualche pazzia ancora più grande di qualche bischero che alla mattina si era scoperto legislatore, ma può bastare questa ribollitura dell’ordinaria amministrazione? .

Intanto dieci anni fa marciavamo con "Mani Pulite" vantandoci di essere "diversi" - come infatti eravamo - mentre oggi quegli stessi magistrati convocano certi nostri assessori e chiedono loro il conto (speriamo bene…). Le nostre stesse lotte interne spesso hanno poco di nobile e tantomeno di politico e sanno molto di interessi o necessaria auto-tutela.

Tu, Marzio, eri uno dei pochi che avrebbe affrontato la situazione con coraggio, direttamente, senza cedimenti, imponendo di scegliere. Perché alla fine gli alleati ti rispettano quanto ti comporti bene, onestamente e seriamente, ma soprattutto lo capiscono gli elettori.

Il nostro presidente adesso si occupa di esteri: farà bene il ministro perché è bravo e soprattutto perché è un Politico, ma dietro di lui il partito rischia di decomporsi e lui (intelligente) ha già preso le distanze.

Certo è facile criticare e tutti ne abbiamo appunto responsabilità, ma così come è sciocco ed inutile esagerare o polemizzare soltanto, resta il fatto che più ampi diventano gli organigrammi meno hanno forze e contenuti e nella frenesia che i caporali diventino sergenti ed i colonnelli generali, nessuno si informa di cosa pensano, come vivano ed in che cosa credano ancora i soldati-elettori e soprattutto tutti quelli che fino a poco tempo fa tenevano aperte le sedi ed appiccicavano i manifesti.

Per carità, oggi forse conta di più un "Porta a Porta" ben riuscito (dove vanno sempre i soliti, "tuttologi" impenitenti, non certo gli esperti in materia od i responsabili dei rispettivi dipartimenti) rispetto a mille manifesti… Ma il contatto umano, l’amicizia cameratesca e schietta di chi faceva politica e rischiava perché ci credeva e non per tornaconto non è più (anche se per me proprio lo resta) così fondamentale.

Io ho avuto tanto, non ho nulla da lamentarmi, ma rimpiango il sogno che quel giorno che saremmo stati al governo avremmo dimostrato le nostre capacità per trasformare l’Italia, rigenerandola dopo cinquant’anni di traffici e sottogoverno. Errore: nulla è cambiato, quando è stato il nostro momento ci siamo ficcati nel mezzo come e più degli altri.

Caro Marzio, è dura vincere la guerra e poi perdere la pace, ed è per questo che ricordi con un magone così chi stava al tuo fianco nel plotone e deluso si è perso per strada. Ricordi i convegni del Fronte, i libri, la Storia ridiscussa, le speranze, le illusioni ?

Oggi abbiamo paura a parlare per non scontentare nessuno, ma alla fine scontentiamo tutti; e se magari alziamo la voce è spesso per coprire troppi nostri silenzi e non abbiamo più il tempo di ascoltare il profondo della nostra coscienza.

La vita vola via e tu lo sai bene: avevamo raccolto un messaggio, dieci anni fa eravamo - siamo ! - convinti di aver scelto le strade ed il metodo giusto ma poi, raggiunto l’obbiettivo, ci siamo seduti, impigriti, accontentati.

Non sappiamo più neppure cogliere i segni dei tempi: c’è chi in Francia come in altri paesi è riuscito a reagire e "da destra" si ripropone come rinnovata guida della nazione applicando - aggiornandoli - quei pilastri culturali, ideologici, di metodo, di entusiasmo che rinnovano la storia…noi no, non più.

Forse - se nel 2001 avessimo perso le elezioni - oggi saremmo allenati, scattanti, pronti… La cura dimagrante della sconfitta avrebbe permesso la costituzione di un movimento forte, unico, coeso per una Destra italiana leader nel centro-destra e che ha invece perso l’indirizzo di casa.

Così, alla fine, ti pongo due domande e non solo quella se mai siamo ancora in tempo a capire i nostri errori, ma soprattutto se vogliamo davvero risolverli o se - troppe volte - ci va bene così.

Mi piacerebbe fosse la prima risposta quella giusta, ma quanti ci crederanno veramente e - soprattutto - sono ancora disposti a provarci ?

Dai una carezza a tuo padre, l’hai lasciato troppo solo…come molti di noi.

Ciao.(Marco Zacchera)

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