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INFORM - N. 267 - 29 dicembre 2004

 

MIGRAZIONI

La politica migratoria nell’Unione Europea

 

BRUXELLES - Sotto la presidenza olandese, l'Unione Europea ha stabilito un programma per la politica migratoria comune dei prossimi cinque anni. Si delineano ulteriori passi avanti nella collaborazione dei 25 stati membri in questo ambito. A partire dal 1° aprile 2005, ad esempio, le decisioni in materia migratoria all'interno del Consiglio dei ministri dell'UE verranno prese a maggioranza e non più all'unanimità. Vi saranno possibilità di veto solo per quanto riguarda la regolazione dell'immigrazione per lavoro, per la quale in ogni caso verranno stabilite delle strategie comuni. Ciò significa che i singoli paesi rinunceranno a parte dalla loro sovranità nazionale in favore di una più forte cooperazione a livello europeo. L'Europarlamento, inoltre, avrà maggiore voce in capitolo riguardo alle tematiche migratorie. Il programma prevede la realizzazione entro il 2010 di una procedura unitaria di riconoscimento dell'asilo politico; non viene esclusa anche la creazione di un unico ufficio europeo preposto alla valutazione delle domande di asilo. In ogni caso vi sarà un'agenzia europea che coordinerà l'accoglienza dei profughi. La Commissione europea è stata anche incaricata di esaminare in collaborazione con l'Alto Commissariato dell'ONU per i rifugiati la possibilità che una parte delle procedure di asilo venga sbrigata anche fuori dal territorio dell'UE, nei paesi di partenza o di transito dei profughi.

Il programma dei prossimi cinque anni si pone l'obbiettivo di una politica migratoria completa, che consideri l'importanza di ridurre le cause dell'emigrazione forzata, di stabilire vie per l'emigrazione legale riducendo quella irregolare, anche attraverso accordi con i paesi di origine.

 

Documento per una comune politica di integrazione

 

I ministri degli interni e della giustizia dei 25 paesi dell'Unione Europea hanno approvato un documento comune contenente un catalogo di principi per un migliore inserimento degli immigrati regolari nelle società di accoglienza. La politica dell'integrazione rimane affidata alla responsabilità dei vari governi nazionali, anche perché essa è tanto più efficace quanto più viene realizzata a livello locale. Tuttavia i paesi dell'Unione hanno voluto indicare alcune linee guida fondamentali per tutti gli stati membri. Tra queste viene elencato l'apprendimento della lingua locale da parte degli immigrati. I governi devono, inoltre, favorire le possibilità di accesso alla formazione e al mercato del lavoro e impedire che le persone di origine straniera vengano private dei loro diritti fondamentali a motivo della loro origine culturale o religiosa. Il documento sottolinea anche che la partecipazione politica degli immigrati a livello locale può favorire la loro integrazione. Tuttavia a questi ultimi viene richiesto il rispetto assoluto dei principi dello Stato democratico espressi dalle varie Costituzioni dei singoli paesi dell'UE. A questo scopo viene evidenziata l'importanza del dialogo interculturale ed interreligioso, dal momento che l'integrazione è un compito che spetta a tutta la società e non solo ai cittadini stranieri. (Luisa Deponti-CSERPE/Inform)

 


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