STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Da "Tribuna Italiana" di Buenos Aires: dedicato a Rai International l’editoriale del direttore Marco Basti
La cenerentola della Rai
BUENOS AIRES - Alcuni giorni fa si è svolta al Senato un’audizione, in seno al Comitato permanente per gli Italiani nel mondo, dell’amministratore delegato della Rai International Massimo Magliaro. Inoltre durante l’ultima assemblea del CGIE a Roma, i consiglieri dell’Argentina hanno presentato un documento nel quale illustrano i loro punti di vista sulle trasmissioni della Rai International in Argentina.
Da quanto hanno manifestato i senatori e il responsabile di Rai International e dal documento presentato dai consiglieri CGIE dell’Argentina si evidenzia in modo chiaro un servizio insoddisfacente.
Infatti, nel documento dei consiglieri dell’Argentina si fanno notare alcune carenze delle trasmissioni Rai International, come il basso livello di alcuni programmi di intrattenimento, gli orari di alcuni programmi, pensati non certo per chi risiede in Argentina, l’insufficienza di programmi culturali e d’insegnamento dell’italiano.
Il documento dei consiglieri dell’Argentina parla anche dell’insoddisfazione dei membri del CGIE residenti in questo Paese per il modo come Rai International ha informato sullo svolgimento delle elezioni per il rinnovo dei Comites nel mese di marzo e reclama - come è stato fatto tante volte - l’impostazione di una politica di informazione di ritorno che presenti in Italia la realtà delle comunità italiane all’estero.
Anche i senatori del Comitato permanente per le questioni degli italiani all’estero del Senato, si sono fatti eco dell’insoddisfazione delle comunità italiane all’estero per il servizio fornito da Rai International, che la Rai fornisce in base ad una convenzione firmata con la Presidenza del Consiglio. Anche i senatori hanno parlato di orari inadeguati, di mancanza di programmi per le nuove generazioni, della scarsa qualità di alcuni programmi selezionati dai palinsesti delle reti nazionali della Rai, così come di quelli prodotti dalla stessa Rai International.
Da parte sua l’amministratore delegato Magliaro ha messo le mani avanti, spiegando che non può fare meglio, perché - ha spiegato - la convenzione tra la Rai e la Presidenza del Consiglio prevede che la Rai deve trasmettere 700 ore l’anno di cui solo l’8 per cento di produzione di Rai International e il resto di produzione delle altre reti della Rai. Magliaro sostiene che le due ore giornaliere di produzione propria di Rai International non possono caratterizzare una televisione e sostiene che Rai International non può produrre di più perché non ha altri fondi oltre a quelli forniti dalla citata convenzione, che comunque - afferma - non sono sufficienti.
Proprio per questo si affida al lavoro di squadra con Parlamento, CGIE, Comites, Ambasciate e Consolati, "per fare sistema" - dice - "per avere più chances per ottenere più risorse".
Chi come noi, è semplice spettatore di Rai International, può semplicemente osservare che da una parte essa offre un servizio insostituibile per tanti connazionali. E’ un legame con l’Italia, la possibilità di ascoltare qualcuno che parla italiano, di essere informati su come è cambiata la società italiana, su come la pensano gli italiani, o la parte di essi che rispecchia la Rai nelle sue trasmissioni e inoltre, offre programmi di intrattenimento e fiction che buona parte degli critici della tv non esiterebbero a bollare come scadenti, ma che servono, comunque, per far passare le ore davanti al teleschermo.
Un servizio insostituibile quindi, ma insoddisfacente. Fondamentalmente perché è fatto con pezzi di tv fatta per gli italiani in Italia, mentre dovrebbe essere fatta specificamente per gli italiani residenti in cinque continenti, in Paesi diversi uno dall’altro e spesso in realtà molto diverse.
Si può creare un canale per ogni comunità? Certamente no. Ma si può aspirare ad un canale che trasmetta il meglio della cultura italiana, nel quale gli italiani e i loro discendenti trovino non solo le espressioni più moderne di essa, ma anche quelle più classiche. Non tutti sono esperti di cultura italiana e non tutti, specialmente tra le nuove generazioni conoscono di Dante, Petrarca, Leonardo o Michelangelo, molto più dei loro nomi.
Un canale che porti nelle case degli italiani non soltanto la cronaca nera, gialla o rossa di ogni giorno, ma la cronaca delle manifestazioni di una società che, pur fra mille problemi come avviene nel resto del mondo, va avanti e crea, e cresce, ed è viva ed operosa e si mette in evidenza nel mondo in molti aspetti.
Un canale che confermi i cicli di dibattito politico e magari li arricchisca, perché gli italiani residenti all’estero parteciperanno alle prossime elezioni politiche e quindi devono essere informati sui temi che stanno al centro di tale dibattito.
Un canale infine che riesca a penetrare nelle insondabili profondità burocratiche e politiche della Rai per far conoscere agli italiani residenti in Italia la realtà delle nostre comunità, con pregi e difetti, ma vitali e attive. Non solo la notizia choc del connazionale sequestrato in un Paese sudamericano o la notizia di colore, quasi sempre dipinta di ironia o di esagerazione sull’emigrato partito con la valigia di cartone che ha conquistato New York. Che non servono per far conoscere la nostra realtà, soprattutto se è raccontata alle altre comunità invece di essere diffusa in Italia, come fa Rai International nei programmi che produce.
L’amministratore delegato Magliaro, uomo di fiducia del ministro Tremaglia, dovrebbe "fare sistema" con Parlamento, CGIE, Comites, Ambasciate e Consolati. Ma soprattutto dovrebbe "fare sistema" con il governo che lo ha nominato e il ministro Tremaglia che conosce la realtà e le richieste delle comunità italiane residenti all’estero. (Marco Basti-Tribuna Italiana/Inform)